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Archivi del mese: febbraio 2011

10.07.00 Prefettura di TV occupata

10  luglio 2000 ci trovavamo davanti alla prefettura per una dimostrazione. Qualcuno si accorse che sul balcone c’erano tre aste, due con la bandiera Italiana e Europea, una nuda. Mancava la bandiera Veneta. “Tu che sei presidente, perchè non vai a chiedere al Prefetto perchè non ha esposto la bandiera Veneta violando la legge che impone l’esposizione delle tre bandiere?”  mi provoca Padovan!  Detto, fatto! Credevo di andarci da solo ma tutti mi hanno seguito, se non spinto su per le scale e non per chiedere il motivo per il quale la bandiera Veneta mancava, ma per provvedervi subito.  In qualche minuto l’operazione era compiuta: prese tutte le guardie di sprovvista, incredule…..eravamo padroni della Prefettura  ed issato la bandiera del Popolo Veneto, che mancava. (QD)

Lo Statuto LIFE

SEZIONE I – NORME GENERALI
ART. 1 DENOMINAZIONE
E’ costituita l’Associazione denominata LIFE.
LIBERI IMPRENDITORI FEDERALISTI EUROPEI che non ha scopo di lucro , è assolutamente apartitica e si richiama ai principi del liberismo e del federalismo, per un’economia non assistita e fortemente orientata all’Europa.
Aperta a chi possieda i requisiti di cui all’art. 7 del presente Statuto.

ART. 2 SEDE
L’Associazione ha la sede legale in Conegliano (TV), viale Italia 194.

ART. 3 AMBITO TERRITORIALE Continua a leggere

Iscrizioni LIFE 2017

Per le aziende che hanno sede in Provincia di Treviso l’iscrizione va fatta a LIFE Treviso compilando il modulo  MODULO 2017 LIFE TV da far pervenire attraverso  mail a  info@life.it  e inviando assegno in sede (LIFE Treviso, Via San Pio X,6 – 31027 Spresiano (TV) o su Paypal all’indirizzo info@life.it o a mezzo bonifico con le  seguenti coordinate : Banca Prossima / Intesa San Paolo  IBAN IT33 S033 5901 6001 0000 0149 763

Per le aziende con sede in qualsiasi altra Provincia, italiana o veneta, l’iscrizione va fatta a LIFE Veneto compilando il modulo MODULO 2017 LIFE VNT   da far pervenire attraverso mail a info@life.it    Per il bonifico bancario, in questo caso, le coordinate sono: per le aziende fuori provincia di Treviso, l’iscrizione va fatta tramite bonifico  bancario intestato a LIFE Veneto – Banca Prealpi-  Susegana – IBAN IT 77 I 0890462120012000002237 con causale “iscrizione LIFE Veneto 2017”.

In entrambe i casi è possibile fare un versamento con PayPal all’indirizzo info@life.it con causale “ADESIONE 2017”.

La quota minima di iscrizione è di 125€ (vedere modulo). 
La quota versata è deducibile  in base al TU DPR 917 del 22.12.1986 che all’art.64, comma 4, dispone: “I contributi ad associazioni sindacali e di categoria sono deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti, se e nella misura in cui sono dovuti, in base a formale deliberazione dell’Associazione”
.
125 € donati a LIFE sono risorse legalmente sottratte a questo Stato che ti è nemico ostile , il tuo spietato aguzzino; donarli a noi è il miglior investimento per la Libertà.

 

L’iscrizione a LIFE, a  qualunque titolo, da diritto di entrare a far parte dei GIR (Gruppi di Intervento Rapido)

Indipendenza: cosa fatta?

Riportiamo qui sotto un breve passo di un interessante studio sviluppato da Alessandro Mocellin, sull’abrogazione del decreto di annessione del Veneto all’Italia, e dei suoi effetti che sembrerebbero portare La Venezia ad una insperata indipendenza. Si tratterebbe di un risarcimento che la storia, giustiziera impietosa,  riconoscerebbe al Popolo Veneto ed alla sua terra soggiogati da sedicenti “liberatori italiani”. Chi di spada ferisce di spada perisce, sembra in questo caso adattarsi perfettamente al ruolo che l’Italia ha avuto nella disgraziata annessione del Veneto del 1866.

…………………………………………………………….A seguito del caso creatosi sull’abrogazione del RD 3300/1866 concernente l’annessione delVeneto all’Italia sul “Corriere del Veneto”, che ha il merito di aver “scoperto” la vicenda, è apparso ieri un articolo, sempre sul CdV, di Alessio Antonini dal titolo “Il ministero: «Annessione abrogata?Unità garantita dalla Costituzione»”1.

All’interno gli spunti giuridici non sono molti (in verità è solo uno) in quanto si è

preminentemente dato spazio all’aspetto politico più che giuridico, ma è il caso di analizzarli comegià fatto “a fresco” martedì 8 febbraio all’uscita del primo articolo sul “caso abrogazione”, quandosi è reso necessario il puntualizzare alcuni riferimenti giuridici fondamentali.

Con questo nuovo articolo ci perviene quella che possiamo chiamare una “interpretazione

autentica” fatta proprio dagli autori del decreto legislativo (nonché responsabili delle compilazioni dell’elenco di abrogazioni; parliamo dunque del Ministro -responsabile politico- e del DirettoreGenerale -responsabile tecnico- del “Ministero per la Semplificazione Normativa”).                        Inoltre, già nell’edizione di martedì 8, era presente un altro articolo (l’editoriale, a firma di Ivone Cacciavillani),intitolato “Siamo tutti francesi”2. Insomma, ora che possiamo ampliare il quadro dell’analisi, si è reso necessario l’aggiornamento che state leggendo.

Partirei preferibilmente dall’articolo di Cacciavillani.

Nel suo editoriale, considera la questione abrogazione essere “formalmente sterile”, in quanto “la legge «sull’unificazione legislativa delle province venete e di Mantova » del 26 marzo 1871 n………………………………………………………………………………..

Rimandiamo la lettura completa di questo interessantissimo studio a:

http://www.doveneto.org/images/stories/PAPER%2020110210%20-%20Abrogata%20annessione.pdf

Il vizietto

Ci è pervenuta una segnalazione  da un imprenditore di Cuneo che un ufficiale della GdiF abusando della sua posizione avrebbe pensato bene di ristrutturare la sua casa “gratuitamente”. Sarebbe  l’ennesima prova che troppi potenti si credono al di sopra della legge morale e statuale, esenti dal rispetto per grazia ricevuta.

Loro possono tutto, hanno il diritto di vita o di morte su tutti noi,   schiavi col capo chinato dal lavoro e dalle preoccupazioni.  Questo Colonnello Giordano emulo del “nostro” Petrassi, onnipotente Comandante della Tributaria di Mestre, processato, degradato e a cui sono stati confiscati milioni di euro in gioielli, contante e immobili, è il segno che nulla cambia e il “vizietto” è genetico, scolpito nel DNA di troppi “potenti”  delle istituzioni italiane. (QD)

Per approfondire andare al link qui sotto

Stampa-CN-12feb2011

Da Presidente a Presidente

In rappresentanza di quei Veneti che il 25 gennaio 2009 mi hanno eletto Presidente dell’Assemblea del Popo£o Veneto non potevo esimermi dall’esprimere, a nome del Popo£o Veneto, le doglianze per l’imposizione a festeggiare il 150 italiano, ma non veneto! E l’ho fatto, rivolgendomi alla pari, al mio omologo italiano sig. Giorgio Napolitano.

Venethie prime + Sud ultimo = fame per tutti

Questo specchietto ricavato da “Il sole 24” non ha nessun bisogno di essere commentato, tant’è illuminante.

Da notare una cosa: come mai un territorio ricco come quello dell’ex regno delle due Sicilie  dopo la “cura” dell’Italia Unita che dura da 150 anni, si trova sul baratro della disperazione?  Perchè  Giorgio Napolitano non ci illumina su questi miracoli dell’Unità d’Italia?

 

L’Italia si farà da Roma in giù

da un articolo di Marco Fortis pubblicato su “Il sole 24 ore” di Domenica 29 gennaio 2011

Di tutte le sfide che l’Italia deve affrontare, quella del Mezzogiorno, dopo 15o anni dall’unificazione nazionale, resta la più difficile.    Anche perchè nell’intera Europa occidentale non esiste nessun altro paese “duale” come il nostro, anche in termini dimensionali, essendo la popolazione del Sud e delle Isole grande all’incirca come quella di Gracia e Portogallo insieme.

Già sappiamo molto sul divario economico Nord-Sud.  Innanzitutto riguardo al valore della produzione. Le statistiche Eurostat ci dicono che, a parità di potere di acquisto, il Pil pro capite del Nord Italia è superiore a quello della Svezia mentre il Pil pro capite dell’intero Centro-Nord Italia (un’area  che equivale  ad una nazione europea medio-grande, con quasi 40 milioni di abitanti) è nettamente superiore a quello di Germania o Francia. Per contro, il Pil pro capite del Sud e delle Isole è inferiore al Portogallo. Ciò dovrebbe far riflettere anche sulle “ricette” per riformare l’Italia e rilanciarne la crescita poiché è evidente che una cosa è “curare” il Nord Centro (ai vertici in Europa), un’altra è “curare” il Mezzogiorno (che arranca con i più deboli paesi europei mediterranei).

Il divario tra Nord e Sud è ben riflesso anche dai dati sulla ricchezza finanzaria delle famiglie (sia pure in misura meno accentuata perchè le cifre sullo stock di ricchezza ccumulata nel tempo probabilmente fanno emergere una parte del sommerso del Mezzogiorno che i dati del reddito non hanno “catturato”). Se il Nord Ovest e il Nord Est vantano una ricchezza finanziaria per abitante al top in Europa, su livelli analoghi o superiori a quelli di Belgio e Olanda, il Mezzogiorno è molto indietro. E il divario si amplia includendo la ricchezza immobiliare. Per quanto riguarda l’export e il surplus manufatturiero, il Centro Nord Italia nel 2099 ha esportato prodotti industriali non alimentari all’incirca come la Gran Bretagna intera (178 mld contro 189) potendo però vantare un gigantesco surplus manufatturiero con l’estero (45 mld), secondo nelle UE solo  a quello tedesco, mentre la Gran Bretagna è in profondo deficit (60mld).

Viceversa l’apporto del Mezzogiorno all’export manifatturiero italiano è molto basso (16 mld), cioé meno di quanto esporti il Portogallo (24 mld) e anche il surplus manifatturiero con l’estero del Sud e delle Isole (meno di 3 mld) non è minimamente confrontabile con quello del resto d’Italia. Anche le statistiche sulla disoccupazione mostrano enormi divergenze tra Nord e Sud. Si pensi alla disoccupazione giovanile, oggi al centro dell’attenzione generale, che nelle regioni del Nord Ovest e nel Nord Est è di 5-10 punti più bassa che nella Londra “interna” o in Svezia, mentre nel Sud Italia è simile o più alta che  nella disastrata Spagna.

La novità a livello statistico è oggi rappresentata dallo sviluppo della banca dati Eu-Silc, dove Silc sta per Statistics on Income and Living Custoditions: un bagaglio davvero fondamentale di informazioni messe in rete dall’Eurostat, a cui tutti gli analisti attribuiscono grande importanza. La stessa Commisssione Europea ha posto i dati Eu-Silc alla base dell’individuazione dei suoi obiettivi 2020 di riduzione della povertà e dell’esclusione sociale in Europa. Tali dati sono cruciali anche per meglio inquadrare il divario tra Nord Centro e Mezzogiorno d’Italia ed evidenziarne, se mai ce ne fosse ulteriore bisogno, la drammaticità.

La gigantesca mole di informazioni dell Eu-Silc è sintetizzata in un Indice di povertà ed sclusione (Ipe) composto da tre sottoindici: unIndice di povertà basato sul 60% della mediana del reddito; un Indice di severa deprivazione materiale basato sull’incapacità di una famiglia di permettersi quattro o più consumi rispetto a un paniere selezionato di nove beni e servizi (tra cui auto, tv a colori, telefono, un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni, una vacanza di almeno una settimana all’ann0); e un Indice di bassa intensità di lavoro (cioè se gli adulti di una famiglia hanno lavorato nell’anno precedente meno del 20% del loro potenziale). L’Ipe è la somma della percentuale di popolazione a rischio di povertà più quella di non poveri ma “deprivati”, più quella di non poveri né “deprivati” ma a bassa intensità di lavoro.

L’analisi dei dati dell’Ipe per il 2009 conferma la straordinaria peculiarità del divario geografico-economico-sociale italiano. Infatti, il Nord Est ha il più basso Ipe in rapporto a quello dei paesi della Ue-15, migliore di quello dell’Olanda, che è la nazione meno povera e a rischio di eslusione, mentre il Nord Ovest a sua volta precede la Svezia, che è la seconda nazione europea meno disagiata. Anche il Centro Italia è in una posizione non critica, stando esattamente in mezzo a Francia e Germania, mentre il Sud e le Isole presentano invece gli Ipe nettamente più alti, di 11-17 punti percentuali al di sopra della Gracia, ultima in classifica. Ciò peggiora terribilmente la media italiana, che tuttavia proprio per questi divari territoriali “interni” appare assolutamente fuorviante ed è poco significativa  anche ai fini dell’individuazione di politiche di intervento. Diverse regioni italiane, infatti, presentano valori molto bassi dell’Ipe, tra cui Trentino Alto Adige e Lombardia (entrambe al 10,9%), Valle d’Aosta 8135), Emilia Romagna (13,7%), Veneto (14%), tutte con percentuali inferiori a quelle dell’Olanda (15,1%). Mentre i valori più critici dell’Ipe nel Mezzogiorno sono quelli di Sicilia (43%, vale a dire che una persona su due è a rischio povertà o eslusione), Campania (42,5%) e Calabria (41,8%):

Queste nuove statistiche comparate dell’Eurostat sono fondamentali per capire megllio l’Italia e i suoi problemi. Ribadiscono la gravità e l’urgenza della questione meridionale. Inoltre, evidenziano una volta più di quanto siano semplicistiche certe tesi urlate ma non dimostrate che associano tra loro la scarsa crescita, nonchè i bassi livelli medi di reddito, di alta disoccupazione giovanile e di disagio sociale dell’Italia alla mancanza di competitività e alla debolezza del nostro sistema produttivo o del nostro modello di piccole e medie imprese. Infatti il Nord Italia, che di tale modello è la massima espressione paradigmatica, primeggia il Pil pro capite, recchezza delle famiglie, export e surplus di  manufatti, bassa disoccupazione. E ora anche per i più bassi livelli di povertà ed esclusione sociale (misurati dalle nuove Eu-Silc) rispetto alle nazione Ue più evolute, competendo alla pari di grandi regioni europee molto ammirate come Baviera e Baden-Wuttemberger. E lo stesso Centro Italia (pur con alcune criticità nel Lazio) è ottimamente posizionato quanto a statisctiche economiche e sociali.

Sia chiaro: più competitività, energia a prezzi più bassi, meno posti di lavoro “blindati” e meno precari, più liberalizzazioni, più meritocrazia e meno burocrazia non possono che farci del bene, anche al Centro Nord. Ma non perchè dobbiamo risalire dal fondo classifica dell’economia europea (come spesso si argomenta superficialmente discutendo dei valori medi italiani) bensì perchè il Nord Centro vuole rimanere ai vertici. La questione di fondo è però come riprogettare una strategia per il nostro Mezzogiorno che punti soltanto a ridurre il divario insopportabile con il resto d’Italia ma possa rappresentare anche un’occasione per aggiungere margini significativi al potenziale complessivo di crescita dell’intro paese.  Passando per un rilancio epocale delle infrastrutture, del turismo e dell’agricoltura di qualità da Roma in giù, con una buona iniezione di innovazione e “green economy”

Maresciallo GdiF Oscar D’Agostino

Solidarietà al nostro amico Oscar D’Agostino esponente del sindacato” Democrazia in Divisa” inquisito dalla Procura militare di Padova per insubordinazione (!?) e connivenza con LIFE. Fabio Padovan con Oscar davanti alla Procura militare di Padova. Con loro diversi soci LIFE a portare solidarietà. E’ il 14 febbraio 1997 (QD)

12.06.96 grandiosa manifestazione a Mestre

Il 12 giugno 1996 per la prima volta in Italia, una manifestazione di protesta da parte dei lavoratori autonomi. Andremo tutti davanti l’intendenza di finanza a protestare, nella stessa sede dov’era comandante il Colonnello Petrassi più avanti colto con le mani nel sacco, inquisito, degradato e spogliato della immensa fortuna frutto di anni di mazzette. Quel giorno Fabio Padovan arriverà in ritardo perchè convocato in Procura per essere ascoltato. Un caso o intimidazione? (QD)