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Il TFR, un mezzo di discriminazione

Vi siete mai chiesti cosa succede se il datore di lavoro non paga il TFR (la liquidazione) ai suoi dipendenti?
Per capirlo bisogna distinguere se si tratta di aziende private o di aziende dello Stato.
Se il datore di lavoro è un privato cittadino, dopo 45 giorni dalle dimissioni, il lavoratore dipendente che non abbia ancora percepito il dovuto, ha facoltà di accedere ai meccanismi di recupero del credito, prima con una diffida per poi passare alle vie legali con l’ingiunzione di pagamento.
I tempi per il recupero saranno direttamente proporzionali alla solvibilità del datore di lavoro: più questi è solvibile, più brevi saranno i tempi di liquidazione e in caso di insolvibilità interviene il Fondo di Garanzia dell’INPS.
Se il datore di lavoro è lo Stato, le cose cambiano perché in casistiche normali, è previsto che il TFR sia corrisposto: da non prima di un anno fino ad oltre 2 anni dopo la cessazione del rapporto di lavoro, con possibilità di rateizzazione fino a 3 rate.
L’azienda privata è costretta a pagare praticamente subito, mentre quella statale lo fa anche dopo due anni e a rate.
E’ una discriminazione legalizzata, l’ennesimo strappo alla costituzione da parte del primo soggetto obbligato al suo rispetto, lo Stato, che in questo caso discrimina i dipendenti statali da quelli privati prevedendo un trattamento penalizzante dei primi e discrimina le aziende private nei confronti dello Stato azienda, privilegiando questo di privilegi non riconosciuti a quelle.
C’è da meravigliarsi?
No di certo,con tutto quello che sta accadendo a livello politico in questi giorni.
In Italia la violazione istituzionale delle leggi costituisce la normalità: è normale che lo Stato e le sue Istituzioni contravvengano costantemente ai principi costituzionali.
Non sarebbe normale solo in una specifica situazione: se l’Italia fosse un Paese democratico.
Il che non è!
Serve altro per capire l’imbroglio?
Daniele Quaglia
per approfondire https://business.laleggepertutti.it/31601_tfr-non-pagato-quali-rimedi

Una risposta a Il TFR, un mezzo di discriminazione

  • g.vigni scrive:

    Il Presidente ha portato alla luce uno dei massimi schifi dello schifoso stato , criminogeno, in cui siamo costretti a vivere, si fa per dire. Un fondamento della legge “nullum crimen sine lege” (nessun crimine se non c’è la legge). Quindi uno stato di merda, mi scuso con la merda, sforna leggi a cascata per incriminare a più non posso. Tacito l’aveva capito,”più la repubblica è corrotta, più proliferano le leggi”. Quindi per incriminare si va a fabbricare un bel codice, tanti codici ed uno per es., lo chiamiamo di”diritto, bella questa, amministrativo”. Così il suddito, coglione, per LEGGE, dovrà pagare a 45 gg. e lo stato, il Dio in terra, naturalmente sempre per la sacra LEGGE, pagherà quando cazzo gli aggraderà.. Fradei, in uno STATO SERIO, IL MINIMO POSSIBILE, ESISTE UN SOLO CODICE. LO STATO E’ ASSOLUTAMENTE SOGGETTO ALLE MEDESIME LEGGI DEL CITTADINO.
    L’art. 1 del codice unico così recita : la legge è fatta per l’uomo, non l’uomo per la legge . Questa non è mia, l’ho rubata ad un Tale che 2000 anni fa andava in giro per la Galilea, Giudea……..Gli ha detto male, ci ha guadagnato una manciata di chiodi, neanche inox.

    San Marcooooo! G. Vigni

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