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Internazionalizzare il caso Veneto

Le ultime nascite di nuovi Stati, per secessione, sono state guidate da “protettori internazionali” che ne hanno determinato l’esito finale.

Così, se dietro la secessione del Bangladesh dal Pakistan c’è l’intervento militare dell’India e la “protezione politica” della Russia, dietro la disgregazione della ex Jugoslavia e la costituzione delle nuove repubbliche c’è l’intrallazzo politico dell’Unione europea e degli Stati Uniti, mentre dietro la recente secessione della Crimea c’è la Russia.

Qualcosa si è inceppato nella minacciata secessione del Quebec dal Canada, questione in cui la Francia si era dichiarata favorevole alla secessione e potenziale “protettore politico” del Quebec, salvo poi cambiare opinione, segnando la fine del sogno indipendentista quebechese.

Anche in Catalogna è chiaro l’appoggio discretamente esterno degli USA, che sarebbe venuto a mancare subito dopo il referendum di ottobre, causando uno stallo della situazione a cui Puigdemont avrebbe tentato di ovviare elevando la vicenda a livello internazionale.

Questi fatti portano alla considerazione che sia impensabile, oggi come oggi, la formazione di un nuovo Stato senza il consenso o l’appoggio di importanti potenze internazionali.

I Veneti hanno mai considerato tale eventualità?

Chi potrebbe essere il “protettore internazionale” di una Repubblica Veneta?

Tra i Paesi vicini, per una certa affinità socio-culturale, Germania ed Austria potrebbero avere qualche interessate ad inglobare, nella loro struttura federale, una nuova realtà veneta cosa che, a molti veneti, non dispiacerebbe di certo;

Ma è impossibile estromettere da un tale evento sia gli Stati Uniti che la Gran Bretagna perché da sempre orchestrano, nel bene o nel male, le vicende geopolitiche globali ed i primi, difficilmente rinuncerebbero alle basi di Vicenza e di Aviano.

Dall’altra parte, Russia e Cina, che hanno qualche affinità politica potrebbero convergere sull’idea di indebolire il blocco della NATO, creando al suo interno focolai di tensione alimentando il separatismo, in questo caso quello Veneto.

Dal canto suo Zaia, ultimamente, un giorno si e l’altro pure, parla dei diritti del Popolo Veneto, ma quantomeno dovrebbe accordarsi con Roma sulla sua corretta definizione visto che questa considera popolo veneto tutti i residenti nella Regione Veneto intesi come frazione del popolo italiano e visto che Zaia, rappresentando gli elettori della Regione Veneto, non ha alcuna legittimazione a parlare in nome e per conto del Popolo Veneto.

Scartata l’ipotesi che la Regione Veneto possa giungere a qualche risultato in nome del Popolo Veneto, non resta altro che tentare  di elevare la questione  a livello internazionale e che qui venga discussa, non nelle infide aule della politica italiana  prima che, alla questione Veneto, venga impressa una incontrollabile deriva violenta.

Daniele Quaglia

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