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Le cooperative sociali fonte di povertà

Che le cooperative godessero di un regime fiscale “sui generis” è arcinoto da sempre ed il fatto ha costituito una delle prime battaglie LIFE, che denunciava già dal 1994 la discriminazione fiscale tra le partire IVA normali, soggette ad un prelievo del 70% sul reddito d’impresa e le cooperative rosse dell’Emilia-Romagna-Toscana con un prelievo fiscale del 35%.

Come accennato, il fenomeno riguardava quasi esclusivamente i territori su menzionati e la concorrenza sleale si concretizzava nei confronti delle grosse aziende, non di certo delle piccole aziende artigiane.

Il meccanismo però, si è diffuso a tutte le altre Regioni e non più a livello di macro cooperative ma ora di micro cooperative che sono diventate dirette e sleali concorrenti delle piccole aziende, soprattutto quelle terziste.

E’ il caso delle cooperative sociali che offrono servizi a costi ridottissimi.

Due sono le figure che impersonano queste “imprese”:

1. I quadri, composti da impiegati e dirigenti a posto e stipendio fisso, assunti o inseriti spesso dalla politica, a tutti gli effetti dipendenti con tutte le relative garanzie contrattuali, stipendiati dalla cooperativa;

2. I soci della cooperativa, in genere disabili, ex tossici, alcoolisti, carcerati, disoccupati, extracomunitari, gente spesso ai margini della vita sociale, una categoria protetta, motivo per il quale tasse e imposte a carico della cooperativa godono di una notevole riduzione; sono retribuiti a paga oraria, variabile in funzione delle ore lavorate; non godono di 13^, 14^, Ferie, TFR, Cassa integrazione, in quanto soci d’impresa, privilegi paradossalmente garantiti ai quadri, che risultano loro dipendenti; beffa nella beffa, al socio viene chiesta una quota di ingresso (in casi accertati, di 2.500€) pagabile a rate mensili trattenute dallo stipendio.

Il costo orario offerto dalla cooperativa si aggira su 16-17 euro, dei quali 7, lordi, vanno al socio imprenditore-lavoratore; i rimanenti alla struttura che garantisce personale per pulizie, lavori generici, facchinaggio, assistenza, vigilanza ……

Molte aziende private usufruiscono periodicamente di questi servizi che hanno il vantaggio di essere richiesti e di cessare all’occorrenza, senza vincoli; ma a far la parte del leone è la Pubblica Amministrazione che ha esternizzato alcuni servizi generici come, pulizie e vigilanza, soprattutto nelle scuole, musei, mense, asili, ospedali ….. allo scopo di risparmiare.

Ma poiché gli addetti rimpiazzati dalle cooperative sono rimasti in organico alla Pubblica Amministrazione, lo Stato, com’era prevedibile, si è accollato anche il surplus dei costi delle cooperative.

Tanto, paghiamo sempre noi, non loro!

Così il debito pubblico aumenta; le statistiche sull’occupazione migliorano; chi lavora come socio imprenditore-lavoratore di una cooperativa è destinato alla povertà assoluta mentre chi ha un posto di privilegio in questa, arricchisce e spesso, trova spianata la carriera politica.

Pensavate di essere in Grecia?

No, siamo in Italia!

ʍ questa Italia, ʍ il Re che l’ha creata e ʍ la Repubblica che la conserva.

Daniele Quaglia

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