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Lingua Veneta, Popolo Veneto e Diritto di Autodeterminazione (I parte)

L’UNESCO (Doc. SHS- 89/CONF. 602/7, Parigi, 22.02.1990) ha fornito questa definizione di Popolo:

1. un gruppo di esseri umani che hanno in comune numerose o la totalità delle seguenti caratteristiche:
a. una tradizione storica comune;
b. una identità razziale o etnica;
c. una omogeneità culturale;
d. una identità linguistica;
e. affinità religiose o ideologiche;
f. legami territoriali;
g. una vita economica comune.

Tra queste, l’identità etnica e l’identità linguistica rappresentano la minima essenza di un popolo.

Nessun Popolo può essere privato di queste o delle altre caratteristiche perché l’insieme delle azioni messe in atto da terzi a tale scopo, va sotto il nome di COLONIZZAZIONE, duramente condannata dalla comunità internazionale degli Stati.

La colonizzazione dei Popoli italici iniziata nel 1860 in nome di un’unità di cui nessuno, al di fuori delle élite massoniche internazionali, sentiva l’esigenza, continua anche oggi ad opera dello Stato italiano che si fa beffa dei Diritti civili e politici semplicemente perché i Popoli italici non insorgono.

Esiste un Popolo Veneto? Si, ma …. !

Non occorre elencare tutte le azioni con le quali lo Stato italiano continua nell’opera di annientamento identitario attraverso la scuola, l’informazione, il controllo del territorio favorendone la destabilizzazione con l’immigrazione interna oltre che quella esterna ma una su tutte si erge a prova tangibile della colonizzazione: la lingua.

Ora sto scrivendo in italiano per consentire agli altri di capirmi meglio ma scriverei volentieri in grafia Veneta, ufficiale o no, ma in grafia nostra.

Non esiste una grafia codificata veneta, o una grammatica veneta?

Non sarà un problema per i Veneti visto che non lo è stato né per l’ebraico moderno né per lo sloveno, considerate entrambi lingue artificiali ma vive più che mai, codificate nella seconda metà del secolo scorso.

La maggior parte di noi Veneti, nella vita di tutti i giorni parla veneto, pensa e ragiona in veneto ma, purtroppo, legge e scrive in italiano.

E’ un banale paradosso oppure è il frutto di una colonizzazione non riuscita?

In molti casi si tratta certamente di una colonizzazione mal riuscita, dal punto di vista del colonizzatore, ma, dal punto di vista identitario, si tratta certamente di una forma di resistenza linguistica.

Invece, preoccupa il fatto che sempre più Veneti abbiano la tendenza di far prevalere la lingua italiana non solo in occasioni pubbliche ma anche nei rapporti di lavoro, di amicizia ed in famiglia.

Se questo andazzo dovesse radicarsi, l’opera del colonizzatore potrà considerarsi compiuta perché la lingua identitaria è il baluardo delle resistenze culturali: saltate queste sarà gioco facile sradicare tutte le altre caratteristiche peculiari di un Popolo e poi manipolarlo a piacimento.

E’ un processo complesso quello della colonizzazione linguistica che fa leva prima di tutto sul senso di vergogna, sul senso di inferiorità, sul senso della volgarità. Al fine di dover diventare più chiari e gentili si inducono i Veneti a vergognarsi di parlare veneto, a credersi volgari parlando veneto, a preferire l’italiano per sembrare più gentili, non essere additati come ignoranti e poco chiari.

Con la perdita della lingua una comunità perde l’identità di Popolo, ne acquisirà un’altra, ma quel Popolo che non ci sarà più, avrà perso per sempre il diritto di Autodeterminazione, diritto naturale di ogni Popolo.

Ecco a cosa serve l’uso della lingua Veneta: a tenere in vita il Popolo Veneto e le sue prerogative.

Per porre fine ad un processo di COLONIZZAZIONE bisogna adottare il sistema inverso ed agire sullo stesso tasto da cui è partito il processo.

Coltivare la lingua Veneta anche e soprattutto nella forma scritta, previo il riconoscimento di un codice proprio di scrittura, sarà il primo importante passo di DECOLONIZZAZIONE per spezzare quelle catene invisibili che stanno soggiogando definitivamente un Popolo millenario come quello Veneto.

Nel decennio  1970-1980 le organizzazioni africane che combattevano contro il colonialismo francese, che hanno poi portato i loro Paesi all’indipendenza, avevano coniato uno slogan per sensibilizzare le popolazioni sul processo di decolonizzazione: “Français langue d’esclaves” che parafrasando e traducendo potrebbe benissimo diventare “Italiano lingua degli schiavi” o, meglio ancora “taljan £engoa de £i s-ciavi”.

Fine prima parte.

Daniele Quaglia

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