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Progetto di secessione pacifica

Indipendenza, secessione, autodeterminazione, sono tre parole che hanno un unico filo conduttore la libertà di un popolo ma, mentre indipendenza e autodeterminazione sono pressoché sinonimi di una condizione raggiunta, la secessione rappresenta il mezzo estremo attraverso il quale, un popolo, può raggiungere quello status.

Quindi, un mezzo politico estremo ma legittimo, di per sé pacifico se il popolo che lo rivendica ha la fortuna di essere amministrato da un governo democratico, perché solo questa condizione è in grado di determinare uno sviluppo pacifico, altrimenti violento, del processo secessionistico, in quanto “è solo la democrazia che può considerare la secessione un problema politico. In altri contesti è solo un problema militare che si risolve con la coercizione o con la vittoria, delle forze secessioniste”. (cit. D.Petrosino)

Evidentemente la Spagna non è un Paese democratico, visto quello che sta succedendo in Catalogna, ma non dobbiamo meravigliarci della Spagna, perché l’Italia non è da meglio.

Italia e Spagna sono entità politiche autodefinitesi “nazionali”, in altre parole si sono dichiarati Stati nazione, per ciò negano l’esistenza, al loro interno, di altre nazioni o popoli benché questi vantino una storia di qualche millennio più antica del novello Stato, così come per i Catalani, i Baschi, i Sardi ed i Veneti.

Negare questa realtà “permette” a Spagna e Italia di negare il diritto di autodeterminazione dei popoli a queste entità che, solo fisicamente esistono, perché burocraticamente sono classificate una porzione del Popolo spagnolo o di quello italiano senza alcun diritto all’autodeterminazione ed eventuali rivendicazioni assumono valore di un fatto interno in cui, il Diritto internazionale vieta l’intromissione di terzi Stati.

Ecco perché, legittime rivendicazioni all’indipendenza o, solo la proposta di indire un referendum consultivo sull’indipendenza, sono trasformati in atti sovversivi all’organizzazione dello Stato costituito che, per risposta, contrappone l’uso della forza, come in Catalogna o la minaccia di sciogliere consiglio e giunta regionali, come in Veneto.

Italia e Spagna, una somiglianza non casuale, visti i trascorsi di recenti dittature che hanno lasciato un profondo segno nell’organizzazione dello Stato, che di quell’epoca continua a mantenere norme e codici e l’adozione di una Costituzione tanto rigida che sembra voglia impedire al tempo di trascorrere, pare la garanzia perché nulla possa cambiare.

Fino a che Italia e Spagna riusciranno, a presentare al mondo come fatti interni quelli inerenti le rivendicazioni indipendentiste di Catalogna, dei Paesi Baschi, della Sardegna e del Veneto, non ci sarà alcuna speranza di libertà a meno che, la Comunità internazionale non sia costretta ad intervenire per gravi motivi di carattere umanitario: in presenza di una violenta deriva di sangue e di morte.

Altra soluzione?

Tentare i internazionalizzare le rivendicazioni di indipendenza portando la questione fuori dai confini dello Stato nazionale.

Ma servono soldi e probabilmente tanti.

Chi ci sta?

Daniele Quaglia


4 risposte a Progetto di secessione pacifica

  • Tasca Fabio scrive:

    Io ci sto !! Veneto libero! !!

  • giacomo scrive:

    Ciao tosi no’ ghe ne’ gnent da far….. finche’ ghe ne’ zent veneta che va’ in giro orgogliosi de sventolar bandiere taliane
    bianco rose verdi, specialmente dove che ghe ne’ vin e raduni nazhionai e i se imbriaga in onor dea bandiera!!!
    Steme ben e ste’ tenti a no magnarve masa al fegato parche’ tanto sta’ vita dura poc e no val la pena butarla par chi
    no merita.

  • lorenzo. scrive:

    non servono soldi ma,tante teste intelettuali inespresse.
    una via,la vecchia austria di hitler.austrougarica.
    ciao.

  • giacomo scrive:

    Ciao tosi anca co tanti schei no’ se farie gnent se i butarie via! e comunque chi li A’
    i se li tien duri tanto lori no i A’ problemi, come i dirigenti statai e comandanti dee forze armate
    i vien strapagai par quel!!!
    No’ i A’ bisogno de ribelarse.

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