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Unità d’Italia: Imbroglio e corruzione elementi fondanti

Perché meravigliarsi se l’Italia è ai primi posti al mondo per corruzione, se il premier compera i voti con 80 euro, se non c’è affare che sfugga all’intreccio di interessi tra mafia e politica, se il debito pubblico è inarrestabile, se qualche generale è a libro paga della criminalità, se le stragi rimangono impunite e quando si arriva ad un passo dalla verità si invochi il segreto di stato, se nei libri di storia si mistificano madornali bugie, se in ogni elezione emergono sospetti di brogli …… perché meravigliarci del malcostume che i Savoia hanno esportato in tutti gli Stati preunitari?

Un mezzo, subdolo per indebolire quegli Stati per poi fagocitarli, che si è radicato nei gangli del potere e dopo 150 anni è diventato consuetudine, sistema di potere: il sistema Italia.

Senza altri commenti riportiamo alcuni passi del libro “CONTROSTORIA DELL’UNITA’ D’ITALIA – Fatti e misfatti del risorgimento” di Gigi Di Fiore edizioni BUR – pagine 462 – prezzo 13 euro.

Sul plebiscito di annessione di Nizza e Savoia alla Francia dell’aprile 1860 ripetuto in fotocopia in Veneto nel 1866 a pag. 39  ……Erano le prove generali per i futuri plebisciti, che dovevano fornire la giustificazione formale e giuridica a tutte le annessioni territoriali al Piemonte. ……. Nei giorni che precedettero le votazioni, i soldati piemontesi avevano ormai lasciato Nizza e la Savoia, sostituiti dai francesi. ……… Quando le urne dei plebisciti si aprirono, le operazioni si svolsero alla presenza delle truppe francesi e sotto la vigilanza della guardia nazionale. I biglietti per il “si” erano distribuiti ovunque, a differenza di quelli per il “no”. A Nizza, che al Parlamento torinese qualche settimana prima aveva eletto solo deputati contrari all’annessione, per il “si” votarono ben 25.743 persone. Solo 160 furono i “no” e 30 le schede nulle. Stessa scena anche nella Savoia, dove erano stati già licenziati tutti i funzionari contrari all’annessione, sostituiti da filo francesi opportunisti. Nell’antica contea dei sovrani piemontesi, erano state stampate soltanto schede con il “si”, mentre chi voleva esprimersi per il “no” doveva annotarlo di sua mano su un foglietto. Un modo per identificarlo. In quella provincia, dove erano state raccolte tre settimane prima 13.000 firme contrarie all’annessione, furono 130.533 i “si”, i contrari risultarono solo 235 e 71 le schede nulle……

Sulla seconda guerra d’indipendenza del 1859 e l’annessione della Lombardia a pag 56-57  …… Mancavano le uniformi per tutti. I piani di battaglia, come sarebbe stato poi costante nella storia d’Italia, non c’erano. Per fortuna c’erano i francesi, che il 4 giugno 1859 prevalsero a Magenta. ……. Dopo Magenta, nell’inferno di Solferino furono soprattutto i francesi a combattere e vincere per i loro alleati. Patrick O’Clery scrisse: “I Piemontesi si vantarono di aver avuto la loro parte nella vittoria, ma per essi Solferino non fu che una sconfitta” ……. Quanto costò quella guerra organizzata male e vinta di fatto dall’alleato francese? Non essendo sufficienti quei 50 milioni stanziati dal Parlamento, il governo piemontese fu costretto a rivolgersi alle banche straniere: i Rotschild, banchieri di origine austriaca ormai radicati a Parigi, e la banca inglese Hambro di Londra, garantite dall’incremento di tasse introdotte in Piemonte dal ministro Cavour. …..

Dichiarazioni dell’agente segreto Curletti sulla caduta di Firenze e perplessità di Cavour a pagg. 71 e 74  …… Curletti dichiarò di aver ricevuto per quell’azione un compenso di 6.000 franchi e spiegò che le rivoluzioni di quel periodo, amplificate da giornali e propaganda, erano in realtà <opera di qualche uomo a cui due o tre funzionari comprati aprono le porte e di cui il popolo, per lo più indifferente alle questioni che si agitano, diventa il complice senza saperlo, prestando loro per curiosità o per desiderio di rumore, il soccorso imponente delle sue masse>……. Cavour, dunque, temeva i plebisciti, non comprendendo ancora quanto fossero manovrabili. Ma Napoleone III gli dimostrò come in Francia, con il sistema dei Plebisciti, fosse stato facile truccare le lezioni. ……

Sull’impresa dei mille pag 103 ….. La spedizione aveva a disposizione fondi sicuri per 2 milioni franchi oro …… Poi c’erano 3 milioni di franchi francesi, raccolti dalle logge massoniche scozzesi, sparse tra Inghilterra, Canada e Stati Uniti. Infine i fondi di origine privata gestiti da Finzi: gli unici citati nei documenti ufficiali. Erano le famose 90.000 lire di cui parla Cesari, con 25.000 lire donate personalmente da Bixio. La leggenda della spedizione senza mezzi, sprovveduta e improvvisata, venne alimentata anche con riferimento sempre e solo a quei pochi spiccioli dimenticando il resto dei fondi ottenuti da più parti. ….

A Napoli la Camorra diventa Stato pag.127  ….. Se venivano azzerate le responsabilità penali, ci si poteva liberamente rivolgere ai capi della camorra, ripuliti di colpe passate. Il direttore di polizia pensava all’immediato futuro, alla sempre più vicina partenza del re, alla transizione con l’arrivo di Garibaldi con cui era in contatto. Convocò a casa sua Salvatore De Crescenzo, il capo dei capi, omicida ed estorsore. …….Nacque così una “specie di guardia di pubblica sicurezza” come la definì proprio il prefetto di polizia. Vennero tutti armati dall’autorità costituzionale. Tra i nuovi gendarmi, c’erano ormai decine di camorristi, organizzati in compagnie e pattuglie, pronti a controllare tutti i quartieri della città. Si attuò in quel modo la più tremenda e sconvolgente epurazione di polizia. Il 7 luglio un decreto ratificò l’azione del prefetto. Divennero commissari un tal Cozzolongo, già cameriere in una locanda, Ferdinando Mele, che aveva ucciso l’ispettore Perelli, e il taverniere Callicchio. E poi Nicola Jossa e Nicola Capuano, che faranno carriera nella Questura. …….

Sulla corruzione e l’imbroglio a pag 147 …………Il Generale Francesco Landi, che guidò i soldati borbonici a Calatafimi, fu bollato da subito con il marchio di <traditore>. ……..Morì prima della caduta di Gaeta, il 2 febbraio 1861. Si disse, e lo storico Giacinto De Sivo lo scrisse – che fosse morto di crepacuore per aver scoperto di essere stato ingannato dai garibaldini: per la sua ritirata, gli avrebbero promesso una polizza di 14.000 ducati depositata al Banco di Napoli; ne avrebbe trovati solo 14. I figli, tutti ufficiali nell’esercito italiano, cercarono di riabilitarne la figura parlando di una lettera di Garibaldi che lo scagionava. Lettera mai trovata. ……..

Per la storiografia ufficiale erano mille ma a pag. 151  ……. Il 12 ottobre le truppe di Vittorio Emanuele, senza dichiarazione formale di guerra e senza l’avallo di alcuna volontà popolare varcarono il Tronto. E sconfinarono nelle Due Sicilie. L’avanzata nell’Abruzzo e nel Molise fu agevole. Nessuno si aspettava un’aggressione da quella parte, mentre Francesco II aveva concentrato le sue forze sul Volturno per la battaglia decisiva contro le camicie rosse, diventate ormai 25.000. Sconfitto al Macerone il generale Luigi Douglas Scotti, passato dalla parte nemica Luigi de Benedictis comandante territoriale dell’Abruzzo, la macchina da guerra piemontese penetrò nel Regno. Si trattava di ben 46 battaglioni con 39.000 uomini. Con i garibaldini, costituivano una consistente forza di 64.000 uomini contro circa 50.000 napoletani……

Un libro che mette a nudo gli imbrogli e le bugie del risorgimento, un libro che merita di essere letto.

Daniele Quaglia

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