IVA sulle tasse

IVA-TARSU-TIA ovvero la tassa sulle tasse, chissà se c’è un altro Paese capace di simile impresa.

Per l’Italia è una cosa normalissima come lo è altrettanto tassare i costi e gli interessi passivi come avviene  con l’IRAP pagata dalle aziende.

Ma la tassa sulle tasse l’ hanno pagata tutti  i cittadini,indistintamente,  sulla tassa asporto rifiuti che fino a 2 anni fa si chiamava TARSU per poi essere rinominata TIA e che, comunque, non ha cambiato i connotati rispetto alla precedente TARSU.

Ci sono volute ben tre sentenze per chiarire finalmente, nero su bianco, quest’imbroglio tutto italiano.

La prima sentenza in ordine di tempo è quella emessa dalla Corte di Cassazione,  la n. 17526/2007  del 9 agosto 2007, che sancisce finalmente la natura tributaria di TARSU e TIA

La seconda sentenza è , udite udite, della Corte Costituzionale, sentenza  n. 238/2009 del 24 luglio 2009  nella quale si legge con approfondita argomentazione  “TIA e TARSU sono estranei all’applicazione dell’IVA…”

Per ultima è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8313/2010 dell’8 marzo 2010 a ribadire quanto già deciso dalla Corte Costituzionale.

Finalmente è chiaro e limpido che l’IVA, fino ad ora applicata alla TARSU e TIA, è illegittima e chi l’ha sempre pagata ha diritto al rimborso.

Ma tutti quelli che da tempo invocano il ricorso alle Commissioni Tributarie per richiedere il rimborso di quanto versato a titolo IVA su TARSU-TIA, hanno dimenticato che l’Italia non è un Paese normale  e  proprio per questo può accadere di tutto.

E così accade che il parlamento intervenga col DL 78/2010 del 31 maggio 2010 per dichiarare la TIA una tariffa la cui competenza giuridica sarebbe  del giudice ordinario e il Ministero delle Finanze, con una circolare,  la n.3 dell’11 novembre 2010 a ribadire ulteriormente  il concetto, vanificando temporaneamente le sentenze emesse.

Il fatto ricorda tanto la vicenda della coperta di Penelope che di giorno tesseva e la notte disfaceva la stessa coperta per rimandare all’infinito le pretese di  matrimonio reclamate  dai  Proci.

Così una parte dello Stato italiano,  Giudici della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione,  tesse la tela dando ragione ai cittadini mentre Parlamento e Ministero  delle Finanze, con provvedimenti ad hoc, disfano la tela  annullando quanto deciso dai Giudici e dando torto ai cittadini.

I cittadini, come i Proci, sono condannati ad aspettare all’infinito sperando che non  tocchi anche a loro l’infausta sorte dei Proci; questi “giustiziati”  senza pietà da Ulisse per avere oltraggiato Penelope, la sua famiglia e tutta la sua corte. I cittadini per avere osato   pretendere  l’applicazione della giustizia e chiesto il rimborso di quanto pagato illegittimamente, cosa potranno mai aspettarsi?

Sperando che  non siano giustiziati, aspettiamo l’evolversi di questo apparente conflitto istituzionale    consapevoli che,  da questo Stato, possiamo aspettarci di tutto, tanto più se è una questione di soldi, in barba alle troppo spesso sbandierate  pretese di essere la culla del diritto.

Si, patria del diritto! Ma quale?

Daniele Quaglia

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