Fiaccolata venetista a Borgoricco: corteo per Luciano Franceschi

Manifestazione in sostegno dell'imprenditore che ha sparato al direttore di banca per un mutuo non concesso. Ricordate le vittime della crisi, ma le associazioni si defilano

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di Giusy Andreoli

BORGORICCO. Erano una sessantina ieri sera alla “Fiacoeada del cuor pà fermar l’odio” organizzata da Life e Autogoverno del Popolo Veneto. Una manifestazione che, nelle intenzioni, voleva esprimere «solidarietà alle famiglie delle vittime dei suicidi ma anche a quella di Luciano Franceschi e di Pier Luigi Gambarotto ed esternare un sentimento per le persone che in questo momento si trovano in condizione esasperata di suicidio civile».

Fra i presenti Albert Gardin, presidente dell’Autogoverno, Fabio Padovan, capo emerito della Life, Daniele Quaglia, presidente del Parlamento veneto, Lucio Chiavegato, presidente di Veneto Stato. Mancavano loro, le famiglie delle vittime. E non c’erano nemmeno i Serenissimi, che hanno declinato l’invito ad aprire il corteo, mentre l’”associazione culturale Bepin Segato” si è detta «estranea a questo evento che utilizza indebitamente il nome dei Serenissimi per tentare di coinvolgere onesti patrioti. Come aveva preso le distanze il compianto Bepin Segato in maniera decisa da ogni forma di giustificazione alla violenza verso le persone così oggi ribadiamo la nostra netta contrarietà a simili manifestazioni» scrive Giorgio Roncolato. «Sono stati 45 i possessori di partita Iva che dal novembre 2011 si sono suicidati in Veneto», ha detto Gardin, facendo distribuire 45 fogli con i nomi delle vittime e depositando 45 lumini lungo tutto il tragitto dalla chiesa di Borgoricco lungo viale Europa, via Desman e via Roma sostando sotto l’abitazione di Franceschi. «Vogliamo far capire a chi è disperato che c’è una grande forza veneta che non si arrende e che lotta, che non cede, lavora e sostiene l’economia», ha spiegato Padovan. «L’invito è di non cedere, l’obiettivo è quello di rendersi indipendenti dallo schiavismo italiano, di tornare a esser protagonisti nell’economia e nella competizione mondiale».

«Franceschi è un buono non un killer» ha aggiunto Quaglia. «Gli credo quando dice che non è andato in banca per uccidere. Voleva sollevare una questione, rivendicare l’identità veneta e per essere credibile ha usato la pistola. Capisco la sua esasperazione». Resta il fatto che è entrato in banca armato.

16 marzo 2013
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