NEL PADOVANO

Fiaccole per gli imprenditori suicidi,
Venetisti in marcia contro il sistema

Borgoricco. Il promotore solidale con Franceschi, l’uomo che ha sparato al direttore della Bcc

NEL PADOVANO

Fiaccole per gli imprenditori suicidi,
Venetisti in marcia contro il sistema

Borgoricco. Il promotore solidale con Franceschi, l’uomo che ha sparato al direttore della Bcc

BORGORICCO (Padova) - Fiaccola in mano, bandiera di San Marco bene in vista e sul petto un nome e una data: quello di un imprenditore veneto e il giorno del suo suicidio. Sono 47 i cartelli, uno per ogni manifestante, uno per ogni fiaccola accesa nella buia notte di Borgoricco a ricordare chi non c’è più e chi è stato «vittima del sistema», di quella «guerra tra veneti. Come era nella Grande guerra». Ora il fuoco è tra chi sceglie di essere «sotto l’Italia e lavorare per le banche» e chi, coraggioso, «decide per la propria impresa ma non ce la fa». E allora lanciandosi nel vuoto o puntandosi un grilletto, preferisce farla finita. C’è delusione più che rabbia negli occhi dei circa sessanta appartenenti alla galassia venetista che ieri alle 20 sono dati appuntamento alla chiesa di Borgoricco e in silenzio hanno camminato in fila indiana: «Non conosco nemmeno la persona che porto sul petto e ho adottato - dice Fabio, ex leghista ora fondatore dell’associazione Life -. Ma la sua storia è quella di tanti, potrebbe essere quella di ognuno di noi. Un anno fa (la sua data è del maggio 2012, ndr) lui era qui a lottare con noi e poi ha scelto di uccidersi».

«Sono eroi», interviene Giorgio: per lui un passato da dirigente, «e i dirigenti li conosco, sono i bocconiani quelli che sanno progettare bene ma hanno bisogno degli altri per realizzare. Noi siamo riusciti a metterne insieme venti in un colpo solo veda lei», e pensare al Governo di Mario Monti non è poi così impossibile. «Siamo qui per ricordare i soldati caduti in prima linea, non i generali che non scendono mai in battaglia» chiosa Giorgio mentre i suoi occhi, sotto il Borsalino chiaro che porta in testa, guardano dritto nella notte. Ma la scelta di sfilare con i nomi delle «vittime del sistema» è stata di Daniele Quaglia, l’uomo che ha messo in piedi tutto questo. È lui che chiama alla memoria la Grande guerra e non si ferma quando si chiacchiera di una possibile lotta civile: «Quando questi nomi che abbiamo adottato, questi imprenditori si stuferanno di uccidersi, allora rivolgeranno la pistola verso gli altri». Impossibile quindi non pensare a Luciano Franceschi, il venetista arrestato per aver sparato al direttore della sua filiale, la Bcc di Campodarsego del direttore Pierluigi Gambarotto. Impossibile anche perché la fiaccolata passa davanti a casa di Franceschi, ora in carcere. «Luciano è un buono - dice Daniele - non voleva sparare, non lo avrei fatto nemmeno io ma capisco la sua esasperazione ». E siccome si parla di guerra e di morti, il nemico sono le banche? «Le banche non sono da chiudere o bruciare - è il Quaglia pensiero - ma devono partecipare alla vita delle persone non costringerle a fare quella fine».

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