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“Veneto Libero!” di Daniele Quaglia

Prefazione di Fabio Padovan.

Daniele, il Cristo della Life, più volte crocifisso, non violento e sempre pronto a sacrificarsi in prima persona, mi aveva chiesto insistentemente di scrivergli qualche riga di introduzione ad un libro che stava preparando.

Scaraventato nella crisi attuale, dopo aver appena finito nel 2008 l’investimento della vita: la nuova fabbrica automatica (che adesso non farei più in Italia, dato che con le leggi retrodatate del governo Prodi, lo stato mi ha rubato un milione di euro in vietati ammortamenti. Solita pratica italiota: cambiarti le carte in tavola quando il gioco è finito e tu hai pianificato, fatto i tuoi calcoli al bilancino e realizzato contando sulle regole esistenti), gli rispondevo che proprio non ce la facevo. Cercavo in tutti i modi di restare a galla, di fronte alla crisi e alla montagna rappresentata dal mio debito con la banca; e, prima di tutto, dovevo lavorare e correre tutti i giorni e le notti per estinguere il mutuo decennale.

Così Venerdì scorso, 16 luglio, mi consegna una copia del suo libro.

E’ una assolata domenica pomeriggio, 18 luglio 2010, ho appena iniziato a leggere “Veneto Libero”, mi sono interrotto a pagina 20 e fra le grida delle mie ultime tre pesti che si stanno rincorrendo, ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa.

Mi ero appartato nello “stanzino vietatissimo” alla banda infantile per leggere “Veneto Libero”, ma dopo cinque minuti entra Leonardo (5 anni): “Papà perché stai ridendo??”. Dopo altri cinque arriva Martino (3 anni): “Papà perché stai piangendo?”.

Mentre bevevo avidamente le parole di Daniele prorompevo in continue involontarie esclamazioni, alternando sonore risate a gropponi che mi facevano scendere calde lacrime.

Mi riconoscevo in tutto, ma tutto, nella sua esperienza di vita. Chissà quanti altri, ignari, come noi, hanno vissuto l’esperienza veneta: la vita come un dovere, il lavoro come una gioia.

Dieci, forse cento, o più probabile qualche milione. Ma forse solo cento sanno di essere liberi, gli altri si credono ancora soli davanti al Moloch.

Daniele era Kociss, io giocavo ad essere Geronimo mentre tutti gli altri bambini si accapigliavano perché volevano la parte dei cow boy, così finiva che io, da solo, giocavo alla guerra nelle torride campagne santalucesi, mimetizzato dentro i pericolosi argini del Monticano, contro il resto dei ragazzini. E il bello era che riuscivo, saltando fuori urlando, a farli cadere in improvvise imboscate. E’ sempre stato così, come per Daniele, mi sono sempre ritrovato dalla parte di quelli che erano in pochi. Anche nel lavoro, piccolo contro concorrenti multinazionali che mi offrivano a più riprese un bel bottino per cedere le armi. E, alla fine, dopo qualche lusinga, accarezzata guardando il suolo, rialzavo la testa e con un bel respiro profondo sorridevo irremovibile: “No, sarebbe arrendersi. Avanti! Faghea veder!”.

Mi ricordo il primo giorno cha Daniele arrivò in sede Life. Trasalii, “Da dove salta fuori questo Giuseppe Garibaldi con occhiali?”

Voleva creare un partito degli scontenti Liga Veneta per combattere la battaglia federalista.

Gli risposi che poteva farlo, poteva lavorare duramente per anni, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche, poiché gli appetiti politici alimentano gli interessi personali più che gli ideali e portano a tanti voltafaccia di cosiddetti “amici”.  Nei partiti succede spesso e solo alcune persone riescono a conservare dignità e indipendenza di pensiero.

Nella Life, invece, le cariche di potere sono una calamita per le rogne, ti esponi e un qualsiasi berretto pubblico può distruggere in un giorno il lavoro di una vita, per cui la nostra trincea è abitata da gente che non ti sparerebbe mai alla schiena. Tutti guerrieri pronti a cadere non a cedere. Non c’e alla fine della militanza una qualche poltrona ben retribuita, ma magari, semplicemente, una bella visita della Guardia di Finanza.

Devo essere stato convincente perché da allora Daniele Quaglia è diventato LA Life Treviso.

Una militanza, la sua, intelligente, disinteressata, sempre pronta ad essere in prima linea a ricevere ritorsioni dallo stato infido e quindi molte volte anche solitaria. Più di una volta gli ho detto: “Te podaria esser Santo o mat”.

In ogni caso, comunque, eroe.

Ma lui, tenacemente, ha continuato a perseguire, con la caparbietà di chi sa di essere nel giusto, il suo, il nostro fine: liberare la terra dei padri dall’INVASORE savoiardo-italiota. E io so che, se dovessimo combattere per la Patria, come scrive Parise, dietro la mia schiena ci sarebbe la sua.

Stanotte sarà dura interrompere la lettura del tuo libro e temo che domattina, come altre volte, passerò direttamente da “Veneto Libero”, alla mezz’ora proficua dell’alba in cui riempio il comodino di post-it con le varie soluzioni  per l’azienda, per poi alzarmi felice e divertito come un bambino.

Sereno e fiducioso (ecco, è proprio questo il sentimento che mi è nato leggendo le prime pagine) andrò nella mia trincea, tirerò fuori nuovamente l’elmetto e la s-ciòpa e sorridente farò il mio dovere, perché ho appena riscoperto che vale proprio la pena dare se stessi  per difendersi e difendere la propria sacra famiglia.

E domani ai tuoi figli avrai lasciato il patrimonio più grande e prezioso.

L’insegnamento, dato con l’esempio e l’esposizione in prima persona , di ricercare sempre, a qualsiasi costo, la libertà.

DANIEELEEEEEEEE,    grazie, grazie, grazie.

Veneto?????!!!!!   LIBERO!!!

Fabio Padovan

18 luglio 2010, Conejan, Treviso.

IL LIBRO E’ REPERIBILE SOLO IN LIFE

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Balilla
Balilla
7 anni fa

Semu de Zena. Vergugneve!