Login

Newsletter

  • Users 92
  • Posts 1,163
  • Comments 1,495
  • Pages 9

5 vie per l’indipendenza del Popolo Veneto

DOCUMENTO INTEGRALE. Esaminiamo le 5 strade percorribili per arrivare all’indipendenza del Popolo Veneto.

1) Costituzione di un movimento col rischio che si impantani nella corruttela politica italiana come costantemente avvenuto;

2) Disobbedienza civile che contempla l’obiezione fiscale che a parole attira ma che nella realtà, la maggioranza rifugge;

3) Rivolta armata che presuppone quantomeno gruppi armati organizzati, finanziati e un supporto internazionale;

4) La classica via del referendum popolare, della dichiarazione di indipendenza, di un supporter internazionale e di un popolo disposto a combattere se ce ne fosse l’esigenza;

5) La via del diritto internazionale dando mandato a titolati studi professionali di diritto internazionale per rivendicare il diritto del Popolo Veneto di decidere da sé ed incriminare lo Stato italiano per violazione della Carta ONU e della Carta dei Diritti Umani.

Prima via: Costituzione di un movimento col rischio che si impantani nella corruttela politica italiana come costantemente avvenuto. Prima di essere eletti erano tutti rivoluzionari, dopo il primo stipendio da eletti, lo spirito rivoluzionario si è spento.

E’ accaduto alla Lega 25 anni or sono e sta accadendo ai 5 stelle in questo periodo perché uno stipendio esagerato come quello attribuito ai politici italici, di ogni rango, ha il solo scopo di imporre un unico pensiero: mantenere il più possibile la privilegiata posizione raggiunta, rinunciando a quelle rivendicazioni estreme che pur l’ hanno fatta guadagnare.

Dopo 25 anni di potere la LEGA è passata, dagli estremismi di Roma ladrona e della secessione, al nazionalismo italico; i 5 Stelle che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, si sono asserragliati in quella stessa scatoletta e da li dentro difendono la posizione di potere acquisito, mentre molti eletti cambiano casacca.

Chi potrebbe garantire la fedeltà, al mandato, da parte degli eletti di un nuovo partito indipendentista?

A fronte di un nuovo progetto politico, la gente non può dimenticare questi due casi emblematici che fanno parte della storia contemporanea.

Ma come potrebbe, un partito, portare all’indipendenza il Popolo Veneto?

Anche in questo caso abbiamo due esempi, Québec e Catalogna che ci fanno comprendere quanto il processo sia complesso. In Québec le spinte indipendentiste continuano senza interruzione fin dagli anni ’60 nonostante il Québec sia uno Stato che fa parte della Federazione Canadese. Non sono mancati rapimenti, uccisioni e attentati terroristici a sfondo indipendentista. Nel 1995 vi fu l’ultimo referendum per la secessione e, in quell’occasione, i tre partiti secessionisti si unirono in un unico Comitato; il risultato del referendum, su cui si adombrarono dubbi di manipolazione, fu: 49,42% i voti favorevoli alla secessione, 50,58% i contrari. Da allora le acque si sono relativamente calmate anche perché la Francia ha rinunciato al suo supporto in favore di un Québec,  indipendente.

In Catalogna abbiamo la maggioranza formata dai partiti indipendentisti, un referendum chiaramente vinto a favore dell’indipendenza, milioni di persone che all’occorrenza scendono in Piazza pacificamente (è questo il problema?), i vertici politici imprigionati nelle carceri spagnole ma, in mancanza di uno sponsor internazionale, la situazione non si sblocca.

Un partito indipendentista Veneto, cosa potrebbe fare più di quanto fatto dai partiti québechesi e catalani?

Nulla di più se la strategia rimane la stessa.

Quindi la prospettiva di un nuovo partito indipendentista veneto, con queste premesse, lascia alquanto perplessi.

Seconda via: Disobbedienza civile che contempla l’obiezione fiscale che a parole attira ma che nella realtà, la maggioranza rifugge.

Non pagare le tasse è un sistema veloce per indurre a più miti consigli un Governo ma necessita di condizioni difficilmente immaginabili in Veneto, visti i precedenti flebili risultati: l’adesione di massa che ha la facoltà di trasformare quella che potrebbe essere una mera protesta in un vero e proprio problema politico, per lo Stato italiano.

Ma i Veneti odierni non somigliano minimamente ai coloni americani che si rifiutarono di pagare la tassa sul Tè dando inizio alla rivoluzione, prima e al distacco dalla madre patria, l’Inghilterra, poi; nemmeno somigliano agli indiani di Gandhi che, col pretesto di non pagare più la tassa sul sale, sempre agli inglesi, diedero inizio alla marcia del sale che portò poi all’indipendenza dell’India.

Quello dell’obiezione fiscale è sempre stato considerato l’unico modo pacifico per vincere la protervia di uno Stato: ci ha tentato Bossi nel 1992 prima con l’ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili) poi col canone RAI; LIFE nel 1998 con la “Rivoluzione Fiscale” che prevedeva l’autoriduzione delle aliquote; Plebiscito.eu nel 2014.

La scarsa partecipazione a queste iniziative ne ha decretato il fallimento e sembra molto improbabile che uno sciopero fiscale sia attuabile considerata l’esperienza LIFE, dove i più audaci hanno abbracciato appieno il progetto, salvo che  gran parte di questi, all’arrivo delle cartelle esattoriali gravate di interessi e sanzioni, ha poi optato per la desistenza che ha finito per inimicarci gli uni contro gli altri.

Rivolta fiscale, un romantico motto bello da urlare, impossibile da realizzare in Veneto.

Terza via: Rivolta armata che presuppone quantomeno gruppi armati organizzati, finanziati e un supporto internazionale.

E’ difficile pensare ai Veneti che rifuggono la rivolta fiscale ma che trovano la determinazione di imbracciare le armi per liberarsi dalle catene imposte dallo Stato italiano.

Comunque nella storia internazionale recente ci sono stati casi di tentata rivolta armata che  ha coinvolto piccoli gruppi che non hanno mai avuto una legittima rappresentanza popolare e un supporto politico internazionale.

In questa maniera le azioni poste in essere da questi gruppi sono sempre state etichettate, dallo Stato interessato e dagli altri, come terrorismo e, in questo contesto, gli Stati adottano leggi speciali, spesso in deroga ai diritti umani.

E’ un copione che si è ripetuto varie volte come nei confronti dell’ETA (Euskadi Ta Askatasuna) dei Paesi Baschi nella sua lotta intrapresa contro la Spagna, dell’FLQ (Front de Libération du Québec) del Québec che rivendicava l’indipendenza da Canada e tanti altri.

Diversa è la questione dei Movimenti di Liberazione purché abbiano un carattere rappresentativo del Popolo di riferimento e in questo caso la lotta tra un Movimento di Liberazione ed uno Stato è considerata, a tutti gli effetti dal diritto internazionale, una lotta tra Stati.

Questo vale per l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) riconosciuta dall’ONU e ammessa a far parte all’UNESCO.

Lo stesso vale per l’UCK (Uschitria Çlirimatre Kombëtare) del Kosovo, inizialmente inserita dall’ONU nella lista delle organizzazioni terroristiche e che, alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, ha costituito la spina dorsale per la formazione di un corpo di polizia kosovaro.

Entrambe i casi, sono a riprova dell’importanza di una protezione internazionale, attribuibile al blocco sovietico nel  caso dell’OLP e ad USA, GB e Comunità Europea, nel caso UCK.

In generale, la via della rivolta armata per l’indipendenza non ha mai portato a grossi risultati se non ad un maggior grado di autonomia, vedi la questione Sud Tirolo attraverso le azioni del BAS (Befreiungsausschuss Südtirol) a meno che la rivolta non assuma i connotati di emergenza umanitaria, col grave coinvolgimento di civili sottoposti a ripetute e gravi violazioni dei diritti umani; solo allora si potrebbe profilare un intervento della Comunità internazionale degli Stati e magari il problema dell’indipendenza del Popolo Veneto potrebbe acquisire rilevanza internazionale.

Ma i Veneti odierni non sono di questa fatta.

Quarta via, La classica via del referendum popolare, della dichiarazione di indipendenza, di un supporter internazionale e di un popolo disposto a difendersi anche combattendo se ce ne fosse l’esigenza.

Il Referendum popolare è via obbligata in quanto, la Comunità internazionale da molta importanza alla legittimazione popolare dei soggetti che rivendicano l’indipendenza.

In tutti i processi di autodeterminazione dei popoli, il referendum popolare ha costituito l’elemento essenziale e nessun popolo ha raggiunto l’indipendenza senza prima aver dato mandato a qualcuno di rappresentarlo, anche quando veniva rivendicata la sovranità popolare come in Lituania e in Crimea.

Il passo successivo al referendum è la dichiarazione di indipendenza ma ancora il processo non è chiuso perché necessita di un avallo politico internazionale; di uno o più Stati disposti a supportare l’iniziativa ed anche qui, ancora non siamo alla fine perché ora serve la cosa più importante: la partecipazione diretta del Popolo che deve scendere nelle piazze, sfidare anche la dura repressione per creare una grave emergenza umanitaria, l’unica condizione che da la possibilità alla Comunità Internazionale degli Stati, di intervenire direttamente in deroga al patto di non intervento negli affari interni di un altro Stato.

Ciccia e riciccia, volenti o nolenti, appare sempre più indispensabile una partecipazione diretta del Popolo Veneto che fino ad ora non si è mai dimostrato disponibile.

Quinta via: La via del diritto internazionale dando mandato a titolati studi professionali di diritto internazionale per rivendicare il diritto del Popolo Veneto di decidere da sé ed incriminare lo Stato italiano per violazione della Carta ONU e della Carta dei Diritti Umani.

E’ la strada fino ad ora mai considerata e quella che potrebbe essere facilmente percorribile, visto che non serve una partecipazione attiva del Popolo Veneto, se non per esprimere il suo consenso all’indipendenza e incaricare un soggetto, con riconosciuta personalità giuridica internazionale, di contattare uno Studio esperto in questioni internazionali tra Stati, Diritto dei Popoli e/o diritti umani; meglio se fuori dall’Italia, in uno dei pochi Paesi più sensibili all’argomento.

Non mancano certo le motivazioni giuridiche per aprire un contenzioso internazionale tra Popolo Veneto e Stato italiano:

  1. l’imbroglio dell’annessione del 1866 conclusosi con la truffa del Plebiscito, deciso il 19 ottobre e svolto tre giorni dopo;
  2. la Costituzione italiana, posteriore alla Carta ONU, vilipesa dalla Costituzione che nega il diritto dei popoli di decidere da sé (Art. 5, una e indivisibile);
  3. le sentenze razziste della Corte Costituzionale che negano esplicitamente l’esistenza di un Popolo Veneto e di un Popolo Sardo identificandoli come “tutti i residenti in quei territori”;
  4. l’abrogazione con DL 212/2010 del Regio decreto 3300 del 4 novembre 1866 che ratificava l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, abrogazione che ha creato un vuoto normativo rendendo, teoricamente, il Veneto fori dall’Italia, questione segnalata alla CEDU nel 2013 da LIFE;
  5. la sovranità originaria di un Popolo, costituito in Repubblica per 1.100 anni … e via dicendo.

Nel 2014 il Popolo Veneto si è espresso per l’indipendenza tramite Plebiscito.eu con risultato coincidente, guarda caso, a quello sull’autonomia indetto dalla Regione nel 2017, coincidenza che rafforza la legittimità del primo.

Prendendo come punto di riferimento il referendum di Plebiscito, lo stesso Plebiscito potrebbe dar vita ad un soggetto con riconosciuta personalità giuridica internazionale e seguire l’iter accennato; in caso contrario si renderebbe necessaria la convocazione di un nuovo referendum con lo stesso scopo.

Servono soldi?

Già!

Gli avvocati non lavorano mai per la gloria e, più  è alto il valore della causa, più verrà a costare in termini economici, quindi:

  1. in teoria serviranno molti soldi;
  2. in pratica, si potrebbe proporre una transazione allo Studio che accettasse il mandato.

Daniele Quaglia

7 risposte a 5 vie per l’indipendenza del Popolo Veneto

  • Sergio Tegani scrive:

    Manca la sesta via: uccidere gli occupanti italiani uno ad uno, ed i loro fiancheggiatori, fino a quando saranno finiti tutti come i briganti del Sud.

  • Anonimo scrive:

    Siamo ATI schiavi di Roma e tali resteremo nel nostro piccolo orticello privato

  • Roberto scrive:

    Roberto Littles
    Roberto Littles cmq 2 punti nn sono stati trattati adeguatamente! la 5 via si è fatta eccome! Rappresentanza veneta presso lONU e cosi’ pure la legittimazione della ns LENGUA Veneta! chi lo ha fatto? ma il CNV ovviamente! andare a consultare le carte se nn ci credete! quindi chi dice che nulla si è fatto ha detto una cazzata! l’altra via e la 3:::nessuno ha ricordato cosa fecero gli ,allora ,indipendentisti altoatesini ,nei lontani(ma mica tanto), anni ’60! strano ..perchè a forza di abbattere tralicci ENEL e contestazioni dure ottennero quello che volevano! La via giusta per me è quaesta…SFINIRE lo stato usurpatore itagliota attrvarso attentati ,NN alle genti ,persone ecc ecc ma verso strutture e beni demaniali! alla fine vedremo chi cederà! Purtoppo anche qui l’avvocato MENTE..sapendo di MENTIRE! WSM :P

    • daniele scrive:

      I sudtirolesi, non gli altoatesini, hanno combattuto: Amplatz e Klotz sono morti uccisi, dagli italiani, perché traditi … ma cosa hanno ottenuto? L’indipendenza che volevano e che ancora tutti i sudtirolesi vogliono o solo un po’ più di autonomia? Per quanto riguarda il riconoscimento ONU, questo non è mai avvenuto, nella storia, per alcun Movimento e Comitato di liberazione che prima non avesse ottenuto una legittimazione popolare tramite un referendum. Senza questa prassi questa sera potrebbero sorgere decine di Comitati di Liberazione del Popolo Veneto e a quale di questi l’ONU darebbe un riconoscimento?

  • ANDREA FAVERO scrive:

    Ho sempre sostenuto che l’esempio del Sud Tirolo che è Alto Adige in quanto la rimanente parte della Regione, che non esiste come tale, è la Provincia Autonoma di Trento o Trentino, che dir si voglia, a parte la piccola divagazione che è, più che altro, una precisazione, l’esempio del Sud Tirolo, dicevo, non è inerente in quanto l’Autonomia dell’ Alto Adige era prevista dalla Costituzione, l’ Italia, che, per quello che è, non si smentisce mai, ha provato a tralasciare la questione e ci hanno pensato gli attentati ma soprattutto l’Austria che HA ASSUNTO LA TUTELA DELLA MINORANZA TEDESCA NELL’ALTO ADIGE IN SEDE INTERNAZIONALE A RIPORTARLA NELLE SEDI DEPUTATE PERCHE’ VENISSE FINALMENTE RISOLTA, L’AUSTRIA HA PRETESO UNA SORTA DI RATIFICA DENOMINATA QUIETANZA LIBERATORIA NEI CONFRONTI DELLO STATO ITALIANO, il caso del Veneto, invece, è del tutto diverso, la Costituzione non prevede una specifica autonomia per il Veneto, ma, si legge, promuove(tutte) le autonomie locali, le promuove ma non vuol dire che le garantisca soprattutto nella forma richiesta dai vari territori senza discuterne e adattarle agli interessi dell’intera nazione, insomma ci si può giocare all’infinito ed è quello che Roma sta facendo. La via degli organi sovranazionali e dei diritti umani e dell’autodeterminazione dei popoli è la più logica da seguire ma richiede tempo ed un garante internazionale che voglia ma soprattutto CHE ABBIA INTERESSE AD APPOGGIARE E REALIZZARE IL PROCESSO DI INDIPENDENZA DEL VENETO, dove sia questo “ANGELO CUSTODE” nessuno lo sa ne potrà mai saperlo, per concludere la via più diretta è sempre la più costosa e dolorosa, una volta esclusa le speranze di libertà della nostra terra sono oggettivamente assai poche.

  • Mauro Fontana scrive:

    I cambiamenti di status avvengono spesso in coincidenza con eventi di portata mondiale. Dall’analisi manca la via siciliana che è pur degna di nota: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Autonomia_speciale_della_Sicilia.
    Questo momento storico complice la situazione sanitaria, vera o artificiosa che sia, e le sue conseguenze economiche in effetti potrebbe essere foriero dell’affracamento del nord dall’Italia.
    Il nord è la filiera produttiva germanica (https://www.limesonline.com/cartaceo/il-limes-germanico-ferita-e-destino-ditalia?prv=true) e il deterioramento della stabilità economica italiana potrebbe favorire una spaccatura.
    In questo senso i veneti passare vero da una amministrazione italica a quella tedesca, ma probabilmente ottenendone quei benefici di cui la Baviera gode da sempre.
    In questo senso un’azione politica volta a rinnovare i legami di amicizia con olandesi, tedeschi e austriaci potrebbe essere un buon modo per uscire dall’orbita romana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.