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Abbigliamento in crisi

Ci danno da intendere che c’è una significativa ripresa delle attività produttive ma i dati sui consumi rivelano, in controtendenza, che la gente spende sempre meno.

Il settore commerciale più colpito è sicuramente l’abbigliamento che secondo l’ISTAT, nel mese di luglio 2020 ha segnato un crollo delle vendite del -30% rispetto a luglio 2019.

Il settore della moda è stagionale, soggetto a cicli semestrali: quello produttivo è in anticipo di sei mesi rispetto a quello commerciale vale a dire che chi produce capi per la primavera-estate 2021 lo sta facendo ora per le consegne ai negozi che inizieranno a gennaio fino a metà primavera 2021.

Il lockdown ha colpito la produzione di abbigliamento nel momento più intenso delle consegne e il commercio all’inizio della campagna di vendita che solitamente inizia prima di Pasqua.

Molta merce non è stata consegnata e molta di quella consegnata sarà rimasta invenduta.

Trattandosi di prodotti a scadenza, in quanto la moda è effimera, comperare un nuovo capo a luglio invece di aprile-maggio si rischia di comperare un qualcosa già fuori moda, allora meglio attendere pochi giorni per acquistare lo stesso capo ma in svendita.

La chiusura imposta col lockdown ha vanificato 6 mesi di lavoro e di vendite, per chi opera nel tessile-abbigliamento, con conseguenze apocalittiche che si manifesteranno nei prossimi mesi in contemporanea a quelle del settore alberghiero-turistico, altro settore ad andamento stagionale, duramente colpito.

Daniele Quaglia

vedi la notizia https://www.laleggepertutti.it/428006_lallarme-sui-negozi-di-abbigliamento

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