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Anche l’INPS puo uccidere (rassegna stampa)

LIFE, anche per mezzo di questo sito, ha scatenato un tam-tam mediatico del caso accaduto a Toni Sanson e qui pubblichiamo la rassegna di video ed articoli che, con la risposta dell’INPS pubblicata su La Tribuna di Treviso oggi 18 gennaio, sicuramente terrà banco per qualche tempo senza eslusione di risvolti giudiziari.

Va agli articoli

La Tribuna di Treviso 17 gen 2013

 

Il Gazzettino del 17 gen 2013

 

 

Il Corriere del Veneto 17 gen 2013

 

Libero del 18 gen 2013

risposta dell’INPS da La Tribuna del 18 gen 2013

Una risposta a Anche l’INPS puo uccidere (rassegna stampa)

  • Marco scrive:

    Buongiorno,

    Sono il figlio del sig. Antonio Sanson, invio questa mail a risposta della replica da parte dell’INPS pubblicata sotto il titolo ‘’Maxi bolletta, l’INPS: il pensionato sapeva’’ comparso a pagina 39 della Tribuna di Treviso di venerdì 18 gennaio 2013.

    Nel febbraio-marzo del 2012 sono arrivati degli avvisi per il pagamento dell’INPS, che chiedevano a mio padre di saldare il debito dovuto al fatto che non erano stati versati alcuni mesi di pensione per a una questione di studi di settore degli anni ‘98-’99.

    Dopo tale raccomandata e con il supporto del sindacato dell’artigianato trevigiano, mio padre ha versato il debito in contenzioso con l’agenzia delle entrate per quanto riguarda l’INPS (anche se non dovuto, a causa della vertenza ancora aperta per la questione sopra indicata degli studi di settore) e ha così reso congrua la sua posizione contributiva nei confronti dell’ INPS.

    All’inizio di maggio 2012 è arrivata la raccomandata in oggetto nella lettera di replica INPS:

    ‘’Pertanto, in data 2 maggio 2012 si è provveduto a trasformare la pensione, dando comunicazione con posta raccomandata, il 4 maggio, sia all’intermediario, sia allo stesso signor Sanson, della nuova decorrenza della pensione (dal 1/1/2012 anziché dal 1/7/2006) e, quale conseguenza alla diversa decorrenza attribuita alla pensione, del debito di 56.572,04 Euro.’’

    Al termine di maggio 2012 a mio padre era stato assicurato dall’INPS, tramite sindacato, che tutte le pratiche erano state saldate, la domanda di ricostituzione della pensione era stata rifatta come da prassi, i soldi versati e la pensione ha continuato ad arrivare senza avvisi o altro.

    Tutto questo è testimoniato sia dal sindacato e dalle carte in nostro possesso e in possesso del sindacato stesso, che saremo lieti di mostrare.

    Nel dicembre 2012 (7 mesi dopo l’invio della documentazione nella quale risulta che mio padre ha pagato tutto quello che era dovuto) l’INPS aveva contattato il sindacato per via di un errore nella documentazione, non nella compilazione, ma semplicemente nell’invio dei documenti.

    Il giorno 09.01.2013 è arrivata la raccomandata datata 20.12.2012 nella quale però non erano specificate, vista la precedente vicenda, le cause del rimborso della pensione, dato che tutto era stato sistemato, o almeno così sembrava.

    Il giorno 10.01.2013, mio padre si è rivolto nuovamente al sindacato, e l’addetta del sindacato a esclamato ‘’e ora cosa vogliono ancora’’ visto che, documenti alla mano, era stata risolta l’intera vicenda a maggio 2012. E così si è diretta immediatamente per RIPRESENTARE l’intera pratica all’INPS.

    Quindi per replicare, si, mio padre era a conoscenza di un passato problema con l’INPS. Ma dal maggio del 2012 la vicenda si era risolta (almeno così mio padre e il sindacato pensavano) senza più nessun tipo di avviso (7 mesi, senza lettere, telefonate, raccomandate, contatti con il sindacato ecc…nei quali veniva detto a mio padre che vi era un errore nelle carte o altro), quindi ritengo in parte non veritiera e anzi accusatoria la replica della direzione provinciale INPS che ha cercato di far passare mio padre come una persona che dichiara cose false e poco attendibili.

    Invece prima di rivolgerci ai mezzi stampa abbiamo aspettato che il sindacato si rivolgesse all’INPS e chiarisse anche a noi la situazione, in più, documenti alla mano, abbiamo rivolto la denuncia non per il fatto (che è chiaro anche a noi sia dovuto alla causa sopracitata) ma per il metodo che non è stato molto ‘’accorto’’ (per 7 mesi dopo il pagamento dei debiti ‘’presunti’’ non vi è stata nessuna comunicazione che, o non erano stati recepiti i pagamenti, o che ancora la pratica non era stata chiusa o saldata, o mancavano documenti per chiudere definitivamente il caso).

    Non è possibile quindi che siano questi i metodi ‘’accorti’’ che l’INPS utilizza nel richiedere l’intera pensione senza prima controllare che tutto sia apposto, e nel giro di pochi giorni dato che il bollettino scadeva il giorno 15.01.2013 ed è arrivato il giorno 09.01.2013 (se non sono pochi 6 giorni per pagare 56.000 circa).

    E non è possibile nemmeno che arrivino questi bollettini di punto in bianco dato che i soldi sono arrivati all’INPS, da mio padre, prima di maggio ma, per un motivo non specificato, nessuno fino a dicembre si è accorto che c’era un piccolo vizio di forma di invio dei documenti.

    Se un fantomatico pensionato che ha come unica fonte di sopravvivenza famigliare la sua pensione e lui fosse stato magari malato di cuore o di depressione. Anche se era già a conoscenza si un vecchio problema (che però sembrava risolto ormai da 7 mesi), il bollettino arrivato il 09.01.2013 poteva essere il colpo di grazia di quel pensionato e di quella famiglia.

    Ripeto quindi che se sono davvero questi i metodi ‘’ACCORTI’’ che l’INPS usa per chiedere la restituzione delle pensioni di persone che hanno pagato i loro debiti, non voglio sapere quali sono i metodi ‘’MENO ACCORTI’’.

    Ci si aspettava almeno che prima del bollettino ci fosse una avviso bonario di presentarsi agli uffici INPS per chiarire eventuali problemi ed essere certi che non ci fossero stati vizzi di forma o altro.

    Marco Sanson

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