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Aspettando la rivoluzione

La  FIAT, dopo un secolo di assistenzialismo, se ne va: ha finto di scoprire, come non l’ avesse mai attuata, la delocalizzazione fiscale. Da decine d’anni, governo italiano e FIAT in primis, invitano gli italiani a comprare italiano: autovetture che di italiano hanno solo il marchio,  prodotte prima in Spagna, poi in Brasile, poi in Polonia e poi ancora in Serbia.

Marchio italiano, sovvenzioni con soldi degli italiani, per beni prodotti fuori dell’Italia, con beneficio economico esclusivo  dei Paesi ospitanti e di FIAT. Ora la FIAT cambia nome, mantiene le locazioni nei Paesi dell’Est ma  va, parte in America, parte in parte in Olanda e  parte in Inghilterra per pagare il meno possibile in tasse all’Italia, insaziabile mostro.

La Elettrolux, produttore di elettrodomestici , minaccia di andarsene dall’Italia perché il costo del lavoro è troppo alto rispetto ai Paesi dell’est Europa.

Per restare, sembra chiedano, dopo l’ignobile  proposta di tagliare gli stipendi ai dipendenti del 50%, una notevole riduzione degli oneri fiscali mantenendo inalterate le paghe.

E c’è da giurarci che l’inqualificabile ministro Zanonato faccia di tutto per soddisfare tale richiesta e ci riuscirà  anche,  tanto, a pagare saranno sempre quei soliti cretini di piccoli imprenditori e dipendenti.

Eh già, un conto è avere un’azienda con qualche decina di migliaia di dipendenti (sono pochissime in Italia e godono anche di privilegi assoluti e assurdi), altra cosa è avere una piccola azienda com’è nella stragrande maggioranza dei casi  con una media di 5 dipendenti per impresa, inserendo per il calcolo di questa media anche i lavoratori FIAT, Electrolux e poche consimili.

Tutti siamo assillati da immani problemi ma nessuno di noi, piccoli imprenditori, si sogna di aprire una vertenza con lo Stato, nemmeno con la Regione, manco con la Provincia e manco che manco con il Comune il cui Sindaco ci spernacchierebbe.

Siamo tutti  carne da macello, carne  da tritare per bilanciare il peso di concessioni  elargite a chi, compagno di merenda, non può mai rimetterci.

Noi, piccoli, indifesi, formichine indefesse, non abbiamo speranza!

Ma se le rivelazioni economiche del mese di dicembre, dopo un novembre positivo che aveva acceso, al presidente della Cassa Peota “Italia” Enrico Letta,  non poche speranze di ripresa, risultano in calo di un –0,9% su novembre 2013, sarà mica che quel  – 0,9 percentuale sia una conseguenza dei 15 giorni di blocchi su tutto il territorio italiano del Movimento 9 dicembre?

Avevo ipotizzato  pubblicamente, nel presidio 9 dicembre di Conegliano che i blocchi stradali, rallentando il flusso delle merci e degli scambi, avrebbero sicuramente condizionato negativamente produzione e, di conseguenza, il PIL.

Così sembra essere stato e logica vuole  che  noi , piccoli imprenditori,  assimilati  di fatto ai dipendenti che hanno condiviso la partecipazione ai presidii,  accomunati dagli stessi problemi di sopravvivenza  perché  siamo  prede ideali della predatòria fiscalità italiana e perché siamo  completamente ignorati da sedicenti  governi privi di legittimazione popolare,  dobbiamo dare nuovo vigore alla protesta iniziata il 9 dicembre.

Se a dicembre 2013, periodo dei blocchi, la produzione è stata negativa e se a febbraio- marzo, con nuovi blocchi questa sarà nuovamente negativa, avremo la conferma che questa  è la strada giusta per imporre le nostre condizioni.

Ce lo impone la nostra Storia, ce lo impongono i nostri figli, ingiustamente sacrificati e condannati dalla nostra abulica  insipienza politica.

Dobbiamo arrestare questa deriva elitaria che ha già deciso  di avere ai suoi piedi  il 99,9% dei cittadini, in qualità di schiavi.

E, se rivoluzione dovrà essere, rivoluzione sia.

Io ci sarò!

Daniele Quaglia

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