Login

Newsletter

  • Users 92
  • Posts 1,184
  • Comments 1,526
  • Pages 9

Battaglia di San Donà di Piave

Polizia e Carabinieri usano il manganello e il calcio del fucile per tentare di fermare la manifestazione di San Donà.

Dopo i fatti di Torre di Mosto LIFE ha deciso di mandare un messaggio forte allo Stato ed al suo braccio armato: la Guardia di Finanza. Così il 30 ottobre 1998 ci si trova tutti a San Donà di Piave per manifestare davanti la Caserma GdiF. Dal Friuli, dalla Lombardia e da tutte le città del Veneto circa 200 militanti LIFE si incontrano sotto il ponte sul Piave da dove partirà il corteo che attraverso le vie del centro arriverà davanti la Caserma. Qui, a causa di un malinteso, ci saranno scontri con Polizia e Carabinieri nelle vicinanze prima e all’ingresso della caserma poi. Feriti e contusi, tutti fra i militanti LIFE che si sono limitati ad una difesa passiva contrariamente a quanto ci hanno abituato ad assistere no global, no tav ed autonomi con le loro guerriglie urbane.

Fra le nostre fila anche Deputati al parlamento italiano, vicini alla nostra ideologia che dopo i fatti presenteranno intrepellanze in parlamento. Dopo Vazzola http://www.life.it/?p=129  ,Torre di Mosto http://www.life.it/?p=1418   e San Donà di Piave, la GdiF si sente sotto tiro e verrà diramata una circolare interna con la quale si invitano tutti  i finanzieri ad evitare confronti con militanti LIFE.

E questo era già una grandissima vittoria.

Arrivati anche con pulman

si preparano gli striscioni

si decidono le posizioni

ultimi preparativi

si parte

sereni e tranquilli

passando sotto il ponte

su per l’argine

davanti alla chiesa

in centro con le nostre bandiere

Roma=Belgrado!

Jerry e tutti noi siamo solo numeri, per lo Stato italiano

questa è la caserma GdiF

primi contatti con la Polizia

ma anche Carabinieri col fucile

senza tanti complimenti iniziano a colpire

noi ci difendiamo con braccia e mani nude

La polizia si sta preparando a menare fotografi e militanti LIFE. Al centro il ns “Comandante Lucios” urla loro di fermarsi. Ma attenzione ai punti 1,2,3, testimoniano la volontà di farcela pagare cara. I celerini stanno impugnando i manganelli al rovescio e sulle nostre teste arrivava la parte dura, in plastica, dell’impugnatura che in questo caso risulta armata da moschettoni di acciaio: una premeditazione degna di una polizia nazi-fascista

il Comandante “Lucios” ha difeso col suo corpo i militanti LIFE

ma è Giancarlo ad avere la peggio

e grida tutta la sua rabbia a quei picchiatori di regime

e Fabio, tuttora porta i segni del manganello e del calcio di fucile. Anche questa è l’Italia, un paese che tollera più o meno tutto dai contestatori politici purchè non si tratti di lavoratori autonomi che hanno un unico diritto ed un unico dovere: lavorare e pagare.

I commenti sono chiusi.

Commenti recenti