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Cartelle esattoriali: il valzer della prescrizione (seguito)

Ritorniamo sul controverso tema della prescrizione di 5 o 10 anni per le cartelle esattoriali; ne vale la pena.

Come volevasi dimostrare, un alto numero di leggi, per di più scritte male, è un fattore di incertezza che condanna i normali cittadini perché dispongono di risorse economiche limitate, insufficienti per poter arruolare i principi del foro mentre favorisce chi le risorse le ha, paga i migliori avvocati e riesce, di volta in volta, a farla franca.

Alessandro, 3 anni, lo ha capito anche lui citando il casino Italia. https://www.life.it/1/casino-italia/

I fatti riguardano la recentissima ordinanza della Cassazione che riporterebbe la prescrizione della cartella esattoriale non impugnata, da 5 a 10 anni. Vedi https://www.life.it/1/cartelle-esattoriali-il-valzer-della-prescrizione/

Tale ordinanza risulta indecifrabile al comune cittadino perché, in calce, registra l’inammissibilità e la condanna alle spese a carico di Agenzia delle Entrate, (in relazione al ricorso presentato contro la sentenza della Corte di Appello di L’Aquila favorevole ad un contribuente con riconoscimento, ad una Cartella relativa a tributi INPS, della prescrizione a 5 anni) che confermerebbe la sentenza precedente mentre, gli addetti ai lavori, la interpretano come una contro sentenza.

Noi siamo comuni cittadini e ci sia concessa l’attenuante della scarsa comprensione in temi giuridici ma ancora non comprendiamo come vari portali di giurisprudenza interpretino, la condanna dell’Agenzia delle Entrate, soccombente, a paradossale conferma della sua tesi di prescrizione a 10 anni.

Non capiamo, ma dando pure per scontato che così fosse, quest‘altro sito https://www.studiocataldi.it/articoli/36071-cartelle-pagamento-la-cassazione-porta-la-prescrizione-a-10-anni.asp mette in evidenza che le ragioni portate a supporto dell’ordinanza trarrebbero origine da norme e sentenze superate da almeno altre due più recenti sentenze della stessa Cassazione che renderebbero inutilizzabili, decadute e inefficaci le vecchie disposizioni.

La palude romana, diceva qualcuno, un intrigo impossibile da spiegare senza il rischio di complicare ulteriormente la comprensione.

E’ la bellezza dell’Italia, dicono i conniventi.

E’ il giogo per chi lavora e produce, pensa un po’, dice LIFE.

Daniele Quaglia

2 risposte a Cartelle esattoriali: il valzer della prescrizione (seguito)

  • Giorgio da Casteo scrive:

    LA QUESTIONE DELLA AUTONOMIA . Le cartelle esattoriali ed il resto di peggio che sta arrivando. Non mi rivolgo solo a te Daniele che ti impegni in tante cose italiote , ma a tutti gli amici e non della LIFE. Oggi dai TG della sera riappare la questione Catalana. La Spagna assieme a questa Ue di incapaci hanno il coraggio meschino di minacciare un popolo di capaci . Forse uno come il Sud Tirol fra i migliori della cosi detta Ue. Quando le reazioni sono esagerate, come quelle del governo di Madrid, è un indice di debolezza.

    LA QUESTIONE della TABELLA LIFE di Spresiano. Come ebbi da dire alcuni giorni fa il fato è molto minaccioso ha molti significati tutti negativi E’ da ingenui ritenere che il gesto sia opera de tosati imbriaghi. NO ! E’ un ato voluto e calcolato da funzionari del nuovo governo PD che ritengono la Life un covo di lavoratori autonom e di piccoli imprenditorii che non pagano le tasse. Se lo dico è perche’ ho informatori e da circa 60 anni vivo nel mondo della pokitica. Alla LIFE andava data una lezione anche per riscattarsi dalle loro incapacita’.
    Quando uno staterello di mafiosi colassa tutto puo succedere, Presto ne vedremo delle ………belle !!!!!!!!!!!
    Comunque sempre PAX TIBI MARCE

  • andrea scrive:

    A mio avviso il problema è legato alla numerosità delle leggi che si sovrappongono. In questo caso l’agenzia delle entrate ha tentato di utilizzare un nuovo elemento per riportare la prescrizione al temine decennale (dopo aver usato per molto tempo erroneamente il paragone impropro dell’atto amministrativo a sentenze passate in giudicato) ossia un decreto legislativo del 1999 (nr 112). Tale decreto è nato per mettere ordine al rapporto tra enti in ambito di rimborsi dovuti alla riscossione di tributi non pagati ma il legislatore ha erroneamente, a mio avviso, riportato un tempo limite (appunto 10 anni) per gli uffici tributari dell’agenzia delle entrate per rimettere nuovamente all’ente di riscossione il “tentativo” di riscossione del debito, quando in realtà sarebbe dovuto semplicemente scrivere una forma generica che richiamasse alle normative sulla prescrizione (ad esempio “se non caduto in prescrizione”). Probabilmente nel 1999 ci si è basati sul consolidato orientamento alla prescrizione decennale delle cartelle non impugnate ed erroneamente vi si è fatto riferimento, dico erroneamente perché la prescrizione di un debito tributario di un contribuente nei confronti della pubblica amministrazione non può essere regolato all’interno di una legge che rimetta ordine al rapporto tra enti (e non tra ente e cittadino).
    Per tornare alla sentenza, nei commenti finali si scrive appunto che questo riferimento normativo non è utilizzabile per mettere in discussione il termine prescrzionale proprio perché riguarda il rapporto tra enti e non tra ente e contribuente e dichiara inammissibile il ricorso con la seguente dicitura “il ricorso deve essere dichiarato inammissibile trattandosi di ricorso vertente su questioni di diritto sulle quali esiste un orientamento consolidato della Corte rispetto al quale non sussistono ragioni per discostarsi”.
    In sostanza ti do pienamente ragione quando scrivi che ci sono troppe norme e troppo spesso scritte male e soprattutto che molti hanno male interpretato questa sentenza che non fa altro che ribadire l’orientamento consolidato sulla prescrizione quinquennale, rintuzzando l’ennesimo tentativo degli enti di riscossione di far valere, senza merito, le proprie ragioni.

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