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Chi ha tirato il freno a mano?

Correre in auto col freno a mano inserito si rischiano almeno tre inconvenienti: il motore fatica e consuma di più, l’auto corre piano col rischio che potrebbe fermarsi per il blocco delle ruote.

Chi è abituato a guidare l’auto conosce questi rischi e l’esperienza di trovarsi una sola volta bloccati per il surriscaldamento dei freni o anche essere stati solo testimoni di simile scenetta, diventa insegnamento per tutta la vita.

Se invece dell’auto come tema di confronto usiamo l’economia, il risultato non cambia.

Un’economia penalizzante nei confronti dei produttori, il vero motore della società, col freno della stretta creditizia e della fiscalità asfissiante costantemente tirato, non può portare che a una sola conseguenza logica: l’arresto totale.

Ora Draghi, come un novello patentato mette in guardia i suoi successori sul pericolo del freno a mano innestato che non permette all’economia (auto) di correre come ci si aspetterebbe (queste le sue parole “Regole di bilancio vanno riviste: non efficaci quando servono interventi pro crescita”).

Le sue politiche hanno riversato montagne di soldi finiti alle alle banche che in gran parte hanno acquistato titoli di Stato, gli stessi Stati che hanno pagato quei soldi accendendo nuovo debito per finanziare quello vecchio e nemmeno le briciole di tanti soldi sono finite nelle casse del mondo produttivo.

Così Draghi si è trovato con l’economia, l’auto bloccata sul filo del rasoio della recessione e ora avverte quelli che verranno, dopo di lui, di fare attenzione al freno.

Non sappiamo se qualche volta, almeno in gioventù, abbia mai guidato almeno una vecchia 500, ma come governatore ha sicuramente guidato la Banca d’Italia prima della BCE, appena  dopo una breve esperienza in Goldman Sachs: possibile che la metafora del freno a mano innescato non gli abbia proprio insegnato nulla?

Oppure  erra ma persevera ed è talmente diabolico da aver volontariamente innestato lui, quel freno?

Una certa diabolicità traspare in molte sue immagini in cui esibisce uno sguardo per niente rassicurante che lo fa proprio assomigliare al …… .

Noo ….!

Può essere lui?

Daniele Quaglia

 

Un sigillo per rubare meglio

Non è un segreto che i Savoia abbiano portato in dote alla penisola unificata, una montagna di debiti:

li avevano prima dell’unità;

li hanno incrementati con le campagne militari organizzate per eliminare i legittimi governanti e insediarsi al loro posto;

150 anni più tardi il debito è fuori controllo diventando un buco nero in grado di inghiottire tutta l’Europa.

Ai tempi della Repubblica Veneta le tasse erano al 6%; oggi ci stanno soffocando con una pressione fiscale per le imprese, vicinissima al 70% ma lo negano. Continua a leggere

Il rapinato risarcirà il rapinatore

Condannato a 3 anni e 8 mesi per rapina, l’albanese sarà risarcito provvisoriamente con 25.000 € dal rapinato il quale si becca anche una condanna a 4 anni e 11 mesi; come dire: se un rapinatore ti entra in casa dagli tutto, auto, soldi, carta di credito, metti la tua casa a disposizione della sua famiglia e non avrai più problemi!

E’ la paradossale storia di Walter Onichini, storia che non a caso si materializza proprio nel Paese dei Continua a leggere

I Veneti e la secessione umanitaria

Il Popolo Veneto ha i requisiti, secondo i canoni del diritto internazionale, per rivendicare la secessione umanitaria.

Non si tratta di un termine roboante per spaventare gli italiani, come per anni ha continuato a minacciare Bossi, ma è un diritto contemplato in quello stesso diritto dei popoli di decidere da sé riduttivamente chiamato autodeterminazione.

In determinate situazioni un Popolo ha diritto di rivendicare la secessione e nel contempo invocare l’aiuto degli Stati; queste situazioni sono ben specificate nei trattati di diritto internazionale e fanno riferimento a Continua a leggere

Legittima difesa

La guerra tra politica e magistratura di uno Stato marcescente è alla base della sentenza di condanna a Walter Onichini *.

Comunque la si pensi, la realtà è che quanto accaduto ad Onichini poteva accadere ad ognuno di noi, essere violentati nella propria casa o nella propria attività, col timore per le nostre vite e per quelle dei nostri cari, attaccati da gente senza scrupoli che, a differenza di noi, non ha nulla da perdere, a cui si Continua a leggere

Fabio Calzavara: l’attualità del suo pensiero

L’attualità del pensiero di Fabio traspare eloquente in questo suo (video) intervento di 10 minuti, del 20 giugno 1996, alla Camera dei Deputati.

Da italofono per cultura di famiglia a venetofono per scelta consapevole, dal’italianità per jus soli alle radici venete per jus sanguinis, la difesa della lingua veneta, la denuncia del colonialismo razzista dello Stato Continua a leggere

L’estremo saluto al grido “San Marco”

Siamo venuti a salutarti per l’ultima volta in chiesa ad Istrana anche se in  quel preciso momento tu eri già cenere nel Paese che ti ha adottato.

Abbiamo parlato con i tuoi fratelli, commossi della nostra presenza e manifestato loro l’intenzione di effettuare un picchetto d’onore: cosa inusuale che potrebbe sembrare strumentalmente politica e confliggente con la riservatezza che queste situazioni reclamano. Continua a leggere

Fabio Calzavara, il commiato di Padovan

Ciao FABIO, vero òn.
Elezioni politiche 30/05/1983. Alla Camera votavo “Liga Veneta” e scrivevo le preferenze: Tramarin, Rocchetta, Calzavara, Carpenè.

La mia strada terrena cominciava così ad incorociarsi con quella di Fabio Calzavara.

Fin dal primo incontro, sempre impeccabile, sempre con la parola giusta per chiarire le situazioni. Continua a leggere

Fabio Calzavara, autentico Onorevole

Fabio Calzavara, uno dei primi e più sinceri amici LIFE ci ha lasciati questa mattina colpito da infarto nella sua casa a Mosca dove, da molti anni, aveva trovato residenza e cittadinanza.

E’ stato deputato della Lega Nord eletto nel 1996 e quello che più di tutti ha preso a cuore le vertenze LIFE, vicinanza che gli è costata la candidatura nella successiva legislatura come punizione per aver seguito la via del cuore e non quella della segreteria politica. Continua a leggere

Autonomia, Veneti traditi?

Nel 1994, la Lega Nord era arrivata al governo con 184 tra deputati e senatori, ed in più poteva contare nel presidente della Camera, la fedelissima Irene Pivetti; la rivoluzione sembrava compiuta ed a Natale ’94, col panettone sarebbe arrivato il federalismo, proclamava Bossi.

Chi non conosce la storia è destinato a ripeterla (cit.) e la vicenda tale quale si è ripetuta con l’autonomia che Salvini aveva promesso col panettone, per Natale 2018.

Il copione è sempre lo stesso: grandi proclami, i fedelissimi che inneggiano all’obbiettivo pressoché raggiunto salvo poi attribuire le cause dello scontato fallimento a eventi esogeni imprevedibili. Continua a leggere