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Ci sono le premesse (per tempi neri)

di Eugenio Benetazzo

L’Italia in questo momento non è in grado di reggere ad uno shock esogeno, significa che se si dovesse verificare un evento di portata sistemica improvviso ed inatteso (stile il crash Lehman o un altro attacco speculativo al debito italiano), le finanze pubbliche del Paese produrrebbero fenomeni di insolvenza parziale e disagi di natura economica su numerosi compartimenti dipartimentali. Tra nove mesi non si riuscirà più a contenere la popolazione, adesso bisogna avere il coraggio di espletare il male per conseguire il bene, iniziando ad esempio a sospendere temporaneamente i diritti costituzionali su molti ambiti della vita di tutti i giorni. Sta riuscendo il malcontento popolare nei confronti dell’euro, visto come unica causa della situazione odierna: da una parte Salvini come futuro leader della nuova destra nazionale e dall’altra Grillo con il M5S, entrambi stanno riprendendo ad alimentare il sentiment antieuropeista. Sembrava che con il voto di Maggio, il tutto fosse stato definitavamente sdoganato, invece il rischio che il consenso nei confronti della moneta unica degeneri è oggi più che mai ritornato in auge. Per la cronaca si può uscire dall’euro, basta uscire dall’Unione Europea, due mesi fa la Scozia puntava proprio a questo e gli organismi sovranazionali avevano allertato su questa possibile eventualità.

Vuoi riprenderti la tua vecchia moneta, noi non te lo possiamo impedire se con un atto di sovranità popolare questo diverrà esigibile, tuttavia a quel punto la nazione in questione dovrà anche abbandonare tutte le reti di protezione e tutela che l’Europa ha in questi anni messo a regime: si va dalla protezione dei risparmi alla certezza degli approvvigionamenti energetici. Il Paese che se ne esce dall’Unione a quel punto si può scordare di far entrare i suoi prodotti e merci svalutate all’interno dell’Unione senza pagare pegno, leggasi dazi doganali sulle merci. Quando lo hanno fatto capire alla Scozia, abbiamo visto come si è risolto il tutto. Nessuno in questo momento può avere la presunzione di garantire che uscire dall’Unione Europea sia meglio che restarvi, di certo questo tipo di assunto conviene a chi non ha niente da perdere. Meglio stare in compagnia di altri colossi economici che soli contro il resto del mondo. Questo è infatti il vero pericolo, continuare ad alimentare tensioni sui mercati finanziari per incapacità nella gestione della comunicazione sul piano politico che istituzionale. Da questa estate hanno ripreso ad intensificarsi le esportazioni di valuta e di capitali verso lidi considerati più sicuri e confortanti (oltre settanta miliardi negli ultimi tre mesi). La Camusso che continua con il mantra “serve la patrimoniale “non fa altro che alimentare, con queste infelici esternazioni, l’emorragia di capitali e risorse finanziarie.

Se ci fosse veramente la dipartita dall’Unione Europea per volontà o isteria popolare a quel punto anche chi detiene investimenti immobiliari sarebbe profondamente penalizzato in quanto la disponibilità di denaro per sostenere la domanda di case sarebbe svalutata con la stessa proporzione con cui si è perduto potere di acquisto nei confronti dei paesi confinanti. In vero in tre anni, con tre diversi governi, non si è fatto niente per modificare strutturalmente la competitività sul mercato del lavoro e la convenienza del fare impresa in Italia. Si vuole dare la colpa all’Europa di quello che sta accadendo, ma se non ci fosse stata l’Europa nel 2012, metà delle banche italiane sarebbe fallita, portandosi dietro la ristrutturazione sul debito pubblico che tradotto avrebbe significato un cut-off sui BTP che gli italiani avevano in portafoglio. La classe dirigente e quella politica sono stati a guardare, inventandosi manovre di lifting politico o di contenimento emotivo (Renzi docet). Solo un colpo di stato adesso può cambiare radicalmente il Paese e consentirgli di invertire la rotta per il default sempre più concreto nei prossimi 24 mesi. Tra nove mesi l’Italia non la tieni più, è come una pentola a pressione in cui la valvola si è rotta o non funziona. Ti devi aspettare una reazione improvvisa, non pianificata, di fuoriuscita sociale in stile Piazza Tienamen o caduta del muro di Berlino.

Proprio come nel 2001 a Buenos Aires in Argentina, quando la popolazione improvvisamente occupò le piazze e vie principali della capitale al grido di “el pueblo no se va” per cacciare il governo disastroso di Carlos Menem e Ferdinando de La Rua, rei di aver condotto il paese nel baratro finanziario. Alti esponenti della polizia italiana me lo hanno confidato in più di un occasione: 300/500 dimostranti li riescono a contenere e disperdere senza difficoltà. Ma se arrivassero a sorpresa in 10.000 a Piazza Colonna a Roma, con la stessa rabbia (giustificata) e tensione di quelli che hanno manifestato contro il centro di accoglienza di Tor Sapienza, allora i primi che non si schierano e battono in ritirata sarebbero proprio i poliziotti. Potete immaginare a quel punto che quelli dentro a Montecitorio avranno con grande presunzione spiacevoli conseguenze. Allora ti devi chiedere che tipo di Italia erediteremo. In questi ultimi sei mesi ho visto la parte migliore dell’Italia che si è organizzata per abbandonarlo quanto prima: sono piccoli imprenditori, professionisti, artigiani, pensionati, laureati con lode accademica, lavoratori autonomi. Un fiume di italiani che vuole sopravvivere e cerca rifugio in Spagna, Svizzera, Germania, Inghilterra, Australia, Malta, Dubai, Brasile, Bulgaria, Canada e cosi via. Continuo a dirlo: i prossimi cinque anni saranno ben peggiori di quelli appena trascorsi. Tanto peggiori.

Tratto da http://www.eugeniobenetazzo.com/italy-follows-argentina-down-into-the-road-of-ruin/

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Beniamino
Beniamino
6 anni fa

concordo in molti punti, ma non concordo che noi dovremo pagare I DAZI…se così fosse l’ europa si dimostrerebbe per quello che è, una massa di politicanti che usano le minacce per sottomettere persone e stati….allora significa che anche se si resta dentro alla cloaca faremo comunque una brutta fine. Oggi l’ europa sta danno molte opportunita a stati che non sono europei a scapito proprio degli stati europei, pare che ora, per fare un esempio le arance siciliane staranno sulle piante perchè la grande europa ha tolto loro i dazi (Marocco, benchè non facente parte di questo ammasso di banditi).a scapito degli stati e imprese italiane del sud , in questo caso…poi se parliamo delle agevolazioni che lo stato italiano da agli sytranieri, come i cinesi che si stannoMANGIANDO TUTTO..dovremo capire CHE L’ EUROPA CI STA MASSACRANDO ORA E LO FARA’ ANCHE DOPO…ci sono fornitori/clienti che non son europei e che si farebbero in quattro per servirci i loro prodotti…e noi possiamo benissimo lavorare con molti Stati del mondo senza avere a che fare con i banditi europei/americani…comunque, tanto vale morire con la testa alta ed essere liberi, PIUTTOSTO che ESSERE FOTTUTI a 90° per 24 ore al giorno come sta succedendo ora…..ma purtroppo, come mi par di capire, dr. Benettazzo…mi spiace…ma lei sta argomentando su cose troppo a favore di chi ci sta macellando

giorgio da casteo
giorgio da casteo
6 anni fa

Avendo un familiare, ex- bocconiano, analista di economia-politica potete immaginare cosa penso del dott. E. Benetazzo e degli economisti in generale. E, parlo da ex-militante, in questa Ue ci possono stare dei Liberi Imprenditori Federalisti Europei (LIFE) sognanti che cosa ?
Credo che il problema esista e che la Life, con onore, quello che poteva l’habbia, piu’ di tutti, gia’ dato !

Amico
Amico
6 anni fa

In questo paese statalista dove lo stato tiranno decide e spende, spesso in conflitto di interessi senza controllo e sanzioni adeguate per inibire la corruzione e i furti di stato, i lavoratori autonomi e dipendenti del privato sono e saranno sempre piu’ penalizzati, dalla crescente richiesta di denaro sperperato da chi lo usa senza criterio per non averlo sudato.

giorgio da casteo
giorgio da casteo
6 anni fa

Invece ci puo’ stare un sindacato che p.e. si chiamasse LIVI – Liberi Imprenditori Veneti Indipendenti
sarebbe, a mio parere, la sigla piu’ coerente con i mutamenti in atto

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