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Contributi INPS non pagati

E’ presumibile che un datore di lavoro, una volta assunto regolarmente un dipendente, ne versi anche i contributi INPS.

Secondo recenti indagini, invece, i contributi INPS non versati nel ramo industria, sono aumentati del 21,4% mentre per il commercio, servizi e artigianato l’aumento è dell’ordine del 10%, indistintamente sia al Nord che al Sud.

Si tratta di imprenditori consapevoli delle sanzioni, non solo amministrative ma anche di carattere penale, a cui si espongono e consapevoli pure del fatto che prima o poi l’INPS verrà a conoscenza dei mancati versamenti, trattandosi di contributi per lavoratori regolarmente assunti a busta paga.

Quale può essere il motivo che spinge tanti datori di lavoro a simile azzardo?

C’è una sola spiegazione plausibile: la mancanza di denaro.

A questo punto diviene rilevante il paradosso delle dichiarazioni politiche che danno l’economia italiana in ripresa, dichiarazioni che si scontrano con questi dati, i quali attestano una sempre maggiore difficoltà delle aziende a stare sul mercato: lavorano sotto costo per essere competitive e spalancano le porte al fallimento.

Per i politicanti che non hanno mai lavorato, la crisi è superata mentre per chi conosce il lavoro ed i suoi meccanismi, un’altra crisi sta per arrivare.

Daniele Quaglia

Per chi volesse conoscere le sanzioni in caso di mancato versamento di contributi INPS può consultare la Legge 662/96 e la Legge 388/2000, art 116

Una risposta a Contributi INPS non pagati

  • Elio Capone scrive:

    Torino li 26/07/2018
    Io Capone Elio ho un grosso cruccio, non riesco a capire perché tutti spalancano la bocca e sbraitano: LIBERTA’ VOGLIAMO LA LIBERTA’, VOGLIAMO IL LAVORO, IL LAVORO E’ IMPORTANTE, IL LAVORO È UN DIRITTO DI TUTTI. Ecco, Io vorrei che qualcuno mi spiegasse: cos’è il “lavoro”? è una cosa che nasce sotto le piante? Chi è che deve fabbricare il lavoro? È una cosa che deve essere creata e distribuita dallo stato? Per quanto ne so io, quando di lavoro ce n’era tanto, era perché tante persone, anche operai intraprendenti, si erano trasformate in imprenditori, questi piccoli imprenditori andavano a cercare, o inventavano qualcosa da produrre, un qualcosa che qualcun altro fosse disposto a comprare e pagare, così si creava il lavoro. Trovato il bene da produrre questa persona intraprendente avrebbe dovuto assumere dei dipendenti per poter eseguire il lavoro, talvolta però può succedere che il bene da produrre non si trovi, oppure se già lo avevi lo perdi, oppure un concorrente ti ha fregato il cliente. Da quel momento cosa si dovrebbe fare? L’imprenditore rimasto senza lavoro, con che cosa potrà ancora pagare i dipendenti? Sarebbe costretto a licenziarli. NON SI PUO’ le attuali leggi capestro praticamente lo vietano. Con le leggi attuali se ad un imprenditore capita l’occasione di poter acquisire un nuovo lavoro sarà costretto a rinunciare (come in realtà avviene), perché: per eseguire quel lavoro dovrebbe assumere degli operai, ma, e se poi finito quel lavoro li non ne arriva dell’altro? Come potrà pagare ancora i dipendenti? Non potrà far altro che suicidarsi (come hanno già fatto in tanti). Invece che i politici (e i burocrati) vogliono sempre ficcare il naso dappertutto e regolamentare tutto con conseguenze sempre disastrose perché contro natura, non sarebbe meglio che, si disinteressassero e lasciassero la LIBERTA’? La libertà di licenziare sarebbe compensata dalla libertà di assumere. Se un imprenditore che perde una commessa è costretto licenziare dei dipendenti, un altro imprenditore sicuramente acquisisce un’altra commessa (o magari la stessa, non importa) e sarà comunque prontissimo ad assumere i dipendenti licenziati da quello che l’ha perduta. Non si suiciderebbe più nessuno, gli imprenditori incentivati e non più mortificati si darebbero da fare con entusiasmo a trovare, o inventare altro lavoro (gli italiani in questo sono favolosi) assumendo quindi altri dipendenti e oltretutto non avremmo bisogno di andar comprare i prodotti in Cina.
    cordiali saluti

    Elio Capone

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