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Enti Bilaterali: depositata interpellanza parlamentare

Alla Camera dei Deputati è stata depositata l’interpellanza proposta da LIFE ai Radicali inerente le disposizioni dell’ex ministro Sacconi in tema di Enti Bilaterali ampiamente trattato. http://www.life.it/?p=409http://www.life.it/?p=15

E’ stata messa a punto e depositata a firma Marco Beltrandi, sottoscritta dagli altri 5 deputati radicali  e si chiede la sospensione immediata degli effetti e l’annullamento di tutti i provvedimenti disposti dalla circolare “Sacconi” perchè  manifestamente incostituzionale.

Il testo integrale dell’interpellanza  è riportato qui sotto ma chi volesse levarsi lo sfizio di cercarlo nel sito ufficiale della Camera lo trova qui: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=44880&stile=6&highLight=1&paroleContenute=%27INTERPELLANZA%27

Atto Camera

Interpellanza 2-01244

presentata da

MARCO BELTRANDI
lunedì 24 ottobre 2011, seduta n.540
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere – premesso che:

con la circolare n. 43 del 15 dicembre 2010, a firma del Ministro interpellato, avente per oggetto «versamento contributi enti bilaterali», il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, pur affermando di essersi più volte pronunciato nel senso di non ritenere obbligatoria, la iscrizione delle aziende all’ente bilaterale richiamando a tal proposito le circolari n. 4 e n. 40 del 2004, la n. 30 del 2005 nonché la risposta all’interpello del 21 dicembre 2006 prot. 25/segr/0007573 in realtà, ad avviso degli interpellanti, rende indirettamente obbligatoria l’iscrizione per il semplice motivo che la comparazione costi benefici tra iscrizione ed il suo contrario di fatto induce all’iscrizione, poiché la mancata iscrizione richiederebbe alle aziende, in termini monetari, molto più dell’iscrizione;

gli enti bilaterali sono istituzioni di diritto privato (società) costituite in accordo tra i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro, istituzioni specificamente elencate nella circolare del Ministro interpellato. A questi enti la normativa ministeriale rende di fatto obbligatoria l’adesione di tutte le aziende artigiane, commerciali e degli studi professionali iscritti a tali associazioni;

prima dell’emanazione della circolare suddetta, le imprese industriali interessate dal provvedimento non avevano l’obbligo di iscrizione perché nei contratti collettivi non era ancora stato istituito l’ente bilaterale. Attualmente alcuni contratti collettivi nazionali sono in via di nuova sottoscrizione, ed a causa della normativa secondaria ministeriale molte imprese dovranno subire quella che è considerabile come una vera e propria scelta obbligata;

si ricorda che la quota che ogni azienda iscritta deve versare per l’iscrizione agli enti bilaterali è pari a 19 euro mensili per ogni addetto. A causa del combinato disposto delle previsioni, da noi considerate una sorta di imposizione, contenute nella circolare, e di quelle contenute nell’accordo interconfederale del 23 luglio 2009, il costo risultante per le aziende non iscritte sarebbe pari a 25 euro al mese lordi per ciascun dipendente, importo da erogare direttamente ai lavoratori sotto forma di «elemento retributivo aggiuntivo» oltre a ulteriori somme da erogare a titolo di prestazioni equivalenti a quelle erogate dagli enti bilaterali come, solo per fare alcuni esempi, l’assistenza sanitaria integrativa, i contributi;

per una più corretta definizione degli enti bilaterali, si ricorda il disposto del decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276 articolo 2, comma 1, lettera h;

il dispositivo della circolare oggetto dell’atto costituisce, ad avviso degli interpellanti, una grave violazione dei princìpi costituzionali perché la pretesa di estendere tali disposizioni a soggetti non aderenti alle associazioni firmatarie dei contratti collettivi nazionali del lavoro è fonte di violazione dei princìpi costituzionali enunciati e garantiti dall’articolo 39 della Costituzione;

conseguentemente, il Ministro interpellato, anche se nella sua circolare riconosce che non c’è obbligo di adesione agli enti bilaterali, di fatto con un escamotage giuridico non lascia altre possibilità a chi non voglia operare questa scelta perché, come sopra accennato, chi decidesse di non aderire verrebbe penalizzato con un costo pro capite raddoppiato, inserendo di fatto degli ostacoli economici alla libertà e allo sviluppo. La libertà riconosciuta dal Ministro appare valida solo sulla carta, trasformando l’apparente libertà in reale discriminazione. Con grave violazione, ad avviso degli interpellanti, dell’articolo 3 della Costituzione;

sempre ad avviso degli interpellanti è altresì è violato l’articolo 23 della carta fondante la Repubblica, che recita: «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge», perché la prestazione che dovrebbe essere erogata dal datore di lavoro non iscritto agli enti come prestazione corrispondente a quelle erogate dagli enti bilaterali è imposta non dalla legge ma da un atto di autonomia negoziale che ha forza di legge esclusivamente per le parti stipulanti, così come può desumersi dall’articolo 1372 del codice civile;

c’è poi l’articolo 36 della Costituzione che così recita: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro…». Anche quest’articolo è a nostro avviso violato in quanto la somma di 25 euro lordi/mese che il datore di lavoro non iscritto agli enti dovrebbe erogare ad ogni lavoratore a titolo di «elemento retributivo aggiuntivo», non avendo le caratteristiche di proporzionalità in base alla quantità e qualità del lavoro svolto non costituisce retribuzione ma, eventualmente, un incremento ad personam frutto esclusivo di una negoziazione fra le parti stipulanti che quindi, come tale, non dovrebbe essere imposto ad aziende non aderenti a queste;

viene poi il vulnus recato all’articolo 38, comma 5, dove si esplicita che: «L’assistenza privata è libera». Anche questo principio è a nostro avviso violato dalla pretesa che organi di diritto privato, quali sono gli enti bilaterali, offrano servizi tipo assistenza sanitaria integrativa equiparati dal Ministro interpellato a prestazioni pubbliche e dall’atto del Ministro, di fatto, si evince che tali prestazioni sono imposte a tutti. Deve affermarsi invece il principio, ad avviso degli interpellanti, che si tratta di prestazioni di assistenza privata in quanto gli enti bilaterali non sono organi predisposti o integrati dallo Stato. Poiché gli effetti della circolare sono immediati, quindi INPS ed INAIL sono a tutti gli effetti incaricati di effettuare gli accertamenti e di sanzionare le inadempienze con ulteriore aggravio della situazione già difficile della maggior parte delle aziende;

si consideri poi che sindacati e associazioni datoriali, secondo stime prudenziali, incassano da 15 a 19 euro mensili per ogni lavoratore: ciò rappresenta un vero e proprio fiume di denaro, che il Ministro interpellato ha scelto di farà pagare a tutti i datori di lavoro, anche in violazione della pretesa libertà sindacale, con la supervisione, sempre imposta dall’atto ministeriale, di INPS, INAIL, INPDAP ed ENPALS che controlleranno il rispetto dell’onere del pagamento da parte delle aziende ed avranno potere sanzionatorio;

le modalità di pagamento sono le seguenti: le quote pagate dalle aziende agli enti bilaterali saranno versate dal gennaio 2011 su modello F24 e saranno così «mascherate» da tributi. Tale procedura risulta di scarsa comprensibilità poiché, lo si ripete, gli enti bilaterali sono società private e questo meccanismo pessimamente congegnato consentirà alle esattorie come ad esempio Equitalia, di gestire coattivamente le somme non versate pur non trattandosi né di tasse, né di imposte, né di tributi, realizzandosi un risultato inaudito: lo Stato che si trasforma in esattore di un ente privato;

gli imprenditori che verseranno le quote al danno aggiungeranno le beffe, poiché non saranno neanche consapevoli di pagare un organismo di fatto creato, gestito e voluto dai sindacati, che da molto tempo oramai rappresentano la minoranza e non la maggioranza dei lavoratori visto che solo una minoranza dei lavoratori risulta iscritta ad uno dei sindacati esistenti;

un ulteriore aspetto nebuloso di questa vicenda è dato, dal fatto che nessuno può sindacare sulle modalità di gestione di questa ingente massa monetaria, esente da tasse e senza obbligo alcuno della presentazione di qualsiasi bilancio, pratica da sempre seguita dai vari sindacati;

nessun sindacato e controllo è consentito neanche sulle referenze delle persone chiamate a rivestire i vari incarichi, né sulle modalità di selezione seguite per la selezione della classe dirigente;

la norma in esame rappresenta secondo gli interpellanti, un vero e proprio soccorso fornito ai sindacati dal Ministro interpellato, e grazie al meccanismo escogitato con la circolare, basato su un «obbligo non obbligatorio», questi enti riusciranno ad introitare anche i soldi di chi nulla vorrebbe avere a che fare con questi soggetti giuridici di diritto privato, di fatto pubblicizzati dalle tante scelte normative fatte nel corso di un sessantennio, di cui l’episodio qui contestato nella sua legittimità è solo l’ultimo di una lunga teoria;

poiché non è prevista alcuna forma di pubblicità, nessuna possibilità di controllo, elemento fondamentale di ogni democrazia, assieme al principio della partecipazione, appare legittimo sollevare astrattamente il dubbio che potrebbe anche darsi il caso che solo una minima parte del denaro confluito negli enti bilaterali sia e sarà utilizzata effettivamente per i nobili fini fondanti. E ciò, lo si ripete, può essere astrattamente affermato proprio a causa della totale mancanza di norme circa la conoscibilità, la trasparenza della destinazione d’uso delle somme in oggetto;

si ricorda che gli enti bilaterali abbisognano, naturalmente, di sedi proprie o in locazione. Inoltre poiché sono enti frutto di accordi fra più parti, saranno necessariamente dotati di consigli di amministrazione, di funzionari, di personale amministrativo vario, generando così, naturalmente ed anche comprensibilmente, dei costi che andranno ad aggiungersi a quelli per il personale impiegatizio, rigorosamente proveniente dalle fila di sindacati, ed è possibile che parte dei denari vengano allo scopo utilizzati, pur se la finalità normativa è ben altra, senza alcuna possibilità di conoscenza dei meccanismi di selezione, se fondati sul merito ed eventualmente quale;

sono, questi, momenti particolarmente difficili, soprattutto per i piccoli e medi imprenditori, i quali ogni mattina svolgendo le proprie attività, danno inizio ad una vera e propria lotta giornaliera per sopravvivenza, fatta anche di costi aggiuntivo, complessivamente stimabili tra il 5 e il 10 per cento, costi di cui quello in esame è solo un emblema rappresentativo di tutti gli altri, e che potrebbe essere «fatale» per la sopravvivenza di imprese e lavoratori ivi impiegati;

in alcune regioni, prendendo qui ad esempio il Veneto poiché regione la cui realtà imprenditoriale e lavorativa è conosciutissima al Ministro interpellato, dal primo gennaio 2011 oltre all’ente bilaterale regionale è obbligatorio pagare anche quello nazionale. Con ciò la quota richiesta mensilmente per ogni dipendente veneto ha già raggiunto il costo di 19 euro;

di questi 19 euro, ben 5,91 sono destinati esclusivamente al mantenimento delle rispettive associazioni. Ciò rappresenta il 31 per cento dei contributi che sono distolti dalla finalità originaria e destinati al funzionamento della macchina organizzativa;

non appare agli interroganti, questa, una soluzione efficiente per i problemi dell’economia aziendale, già pericolante per la crisi ricordata e a tutti nota, al contrario sembra avere tutte le sembianze dell’ennesima richiesta di sacrificio da far pagare all’imprenditoria più sana;

proprio la mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, dai radicali sempre pubblicamente denunciata, consente da sessant’anni il fatto incostituzionale che nessun sindacato riconosciuto sia registrato, e che nessuno di essi presenti i bilanci;

una volta stabilito normativamente che il lavoratore dipendente ha effettivamente diritto ad un bonus, quest’ultimo deve essere ben definito e chiaro in modo che tutti i datori di lavoro possano corrispondere il dovuto direttamente al lavoratore senza l’intermediazione di enti privati, che in apparenza sono soggetti terzi, neutrali, senza scopo di lucro, ma che invece hanno più di un qualche proprio autonomo interesse economico, alzando così i costi di transazione;

poiché non è determinato inizialmente il valore dei bonus, ciò potrebbe lasciar supporre che l’erogazione possa, in una situazione limite, trasformarsi in un fatto puramente aleatorio, vincolato solo alle disponibilità di cassa. Mentre sono proprio gli enti bilaterali a stabilire in modo insindacabile l’entità delle quote che le aziende dovranno versare, entrando così una spirale perversa fatta di discrezionalità assoluta, che confligge totalmente coi princìpi dello Stato di diritto. Un esempio può essere ritrovato nel fatto già narrato, quello della regione Veneto, in base al quale la quota annuale da versare è aumentata, con decisione unilaterale, del 33 per cento da gennaio 2011 rispetto a dicembre 2010;

l’ultima perplessità è la seguente ed è di metodo; il Ministro interpellato pubblicamente afferma che i rapporti tra datori di lavoro e lavoratori debba essere regolato mediante la stipula del contratto collettivo nazionale. È poi noto il caso che ha interessato una famosa fabbrica italiana di automobili nata a Torino che a questo onere si è sottratta in virtù di una propria oggettiva capacità di contrattazione autonoma. Il Ministro interpellato nulla ha potuto, o voluto fare, contro tale decisione mentre si impone ai piccoli imprenditori, ad artigiani, commercianti e professionisti il rispetto integrale dello stesso contratto collettivo, sotto minaccia di sanzioni e perdita di agevolazioni, apparendo il Ministro, secondo gli interpellanti, debole con i forti e forte con i deboli -:

di quali elementi disponga rispetto a quanto rappresentato in premessa e quali iniziative gravi ed urgentissime intenda eventualmente adottare, ad iniziare dalla sospensione immediata degli effetti descritti mediante l’annullamento di tutti i provvedimenti disposti dalla circolare in questione che appare agli interpellanti, manifestamente incostituzionale.
(2-01244)
«Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti».

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