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Falliti per ragion di Stato!

Questa è una storia di malgoverno italiano che tuttora continua a sottrarre risorse ad una parte del paese per trasferirle ad un’altra, solo nominalmente più povera. Così facendo impoverisce, indebolendola, quella più produttiva senza ottenere vantaggi stabili per quella assistita e chi fa affari d’oro restano, come sempre, le mafie e le lobbies.
“ Ho 62 anni. Capisce? Ho lavorato una vita. Ho sempre versato allo Stato tutto quello che dovevo…………….”
È un’intervista rilasciata da Luigi Baesse, di San Donà di Piave, a “Il Giornale” e pubblicata venerdì 31 maggio………………………1996 (si, millenovecentonovantasei, è scritto giusto!).
Oggi il Sig. Baesse ne ha 77 di anni e non ha più, da allora, né la casa, né il suo laboratorio di maglieria, fonte di reddito per sé e tutta la famiglia. Pochi mesi fa gli è mancata la moglie, colonna insostituibile in tutto, nel bene e nel male della sua famiglia-laboratorio, peculiarità tipicamente veneta, oramai decimata dalla contingenza economica ma, soprattutto, dallo Stato pirata.
Luigi Baesse campa con una pensione di 900 euro (e gli è andata anche bene sapendo che qualche suo collega ex artigiano vive con pensione di 600 euro) ma, visto che la sua casa gli è stata portata via dallo Stato italiano, è costretto a pagare un affitto di 600 euro per vivere sotto un tetto.
Con i 300 euro che gli rimangono deve fare i conti con carne, pasta, latte, pane, acqua, formaggio, qualche volta pesce…………, luce, acqua, canone RAI, bollo auto, assicurazione auto, benzina……………e imprevisti vari! E’ fortunato solo perché non paga l’ICI!
Ma è stato ridotto in miseria dallo Stato pirata, come altre 4500 aziende del tessile in Veneto, costrette a chiudere nel triennio ’93-’94-95.
Allora, il Governo italiano con il nobile intento di rilanciare l’economia del Sud ha preso dei provvedimenti “no tax zone” e quelle zone, libere da tasse, sono diventate un’attrazione fatale per le grosse firme dell’abbigliamento che, fino ad allora, offrivano lavoro soprattutto alle 4500 aziende venete.
Queste si sono trovate, alcune subito, altre poco dopo, dalla sera all’indomani o al dopo domani, senza lavoro e senza futuro.
Restava la speranza, ultima a morire.
Così Baesse ha tenuto duro, stringendo i denti e la cintola dei pantaloni, sperando che la crisi prima o poi sarebbe passata.
Ed ha continuato, con pochissimo lavoro, a tenere stretto come un tesoro il suo più grande capitale, i suoi collaboratori e le sue operatrici, garantendo loro uno stipendio ma accumulando decine di milioni di lire in contributi INPS non versati.
Ma non sapeva, e come lui tutti gli altri, che non si trattava di una crisi passeggera del settore ma dei frutti di un programma di Governo: un triste nome su tutti, Amato Giuliano il “topolino”, per antonomasia il più odiato.
E questo Stato pirata, per colmare il debito INPS di Baesse, lo ha indotto al fallimento con tutto ciò che questo comporta a livello politico, civile e morale. La sua casa ed il suo capannone, nonostante i picchetti di LIFE e Lega in sua difesa, sono finiti all’asta, offrendo un affare d’oro ai soliti speculatori che quasi sempre riciclano il denaro sporco grazie proprio allo Stato pirata italiano.
Napolitano, anche oggi 17 giugno 2011, si richiama alla Costituzione per riaffermare il concetto di indivisibilità della Repubblica (art.5 Costituzione) mentre lui e i suoi colleghi politici di ogni estrazione, col pretesto di governare si permettono di violare, consapevoli, la Costituzione.
Tutti i normali cittadini sono chiamati al rispetto della Carta Costituzionale mentre chi dovrebbe essere il primo a farlo non lo fa, ciò significa che non tutti siamo italiani e se l’attributo “italiano” viene attribuito a chi non rispetta la Costituzione (loro, gli eletti di tutte le caste, esenti dal rispetto delle norme costituzionali ma orgogliosi della loro italianità) non può essere riferito anche a chi, con atavico senso del dovere, in controtendenza la rispetta.
Allo stesso modo è un italiano doc il Sig. Amato che in un solo colpo, solo allora, ha violato la Costituzione all’ Articolo 3 (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…………….) e all’Articolo 35 (La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni) privilegiando le aziende del sud ma condannando a morte quelle del Veneto.
Sono altrettanto italiani doc tutti quei politici come lui che abusano della Costituzione italiana e usano il loro mandato popolare solo per avidità.
Il sig. Baesse ha pagato molto più del dovuto, ha rispettato e rispetta la Costituzione e proprio per questo, in un ragionamento per assurdo, ma non tanto, non è italiano.
A 77 anni è costretto ad arrangiarsi per sopravvivere ma ha un sogno nel cassetto: che un giorno chi ha fatto fallire 4500 piccole aziende venete, la sua compresa, sia chiamato a pagare.
Gli abbiamo risposto, forse un po’brutalmente, che solo quando i Veneti scenderanno in piazza con i forconi, allora potrà avere qualche speranza di ottenere giustizia e che qualcuno sia chiamato a pagare.
Fintanto che tutto rimane politicamente invariato c’è una sola risposta alla domanda: Chi Paga?
Risposta ovvia, scontata, Noi!

QD

pretendono, carte alla mano, che il sig.Baesse (al centro) se ne vada dalla “loro casa”

credevano fosse una giornata “normale”

invece hanno trovato i leoni LIFE, Bortolami, Busato, Padovan, Trevisan, Scarpa, Zanardo….

e in questa occasione hanno dovuto desistere. Dopo qualche tempo e solo con l’intervento dei CC riusciranno a buttare in strada la fam. Baesse. Questo è lo Stato italiano!

 

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