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Franceschi: non volevo far male a nessuno

Questa è la trascrizione del verbale dell’interrogatorio a Luciano Franceschi, resaci disponibile da Albert Gardin

“Io non sono andato in banca con l’intenzione di fare del male a Gambarotto ma di discutere con lui in relazione ad un finanziamento. Gli ho detto che ero di fronte ad un bivio: o ottenevo un finanziamento a condizioni eque, secondo una proposta scritta che gli avevo sottoposto in visione, oppure avrei attuato il proseguimento della mia opera di liberazione del popolo veneto.

Al suo rifiuto ho indossato il basco ed estratto la pistola, caricandola poiché intendevo prendere come ostaggio il direttore e negoziare una trattativa politica.

Gambarotto ha provato a disarmarmi afferrando la pistola, a quel punto è partito il primo colpo che lo ha colpito al torace (lui stava tirando la pistola). Gambarotto è indietreggiato e caduto a terra e nel mentre è partito il secondo colpo che penso lo abbia attinto sempre al torace. Io sono caduto sopra di lui, mi sono alzato ma lui tirava la pistola ancora ed è partito il terzo colpo ed il proiettile ha raggiunto il muro. Quando ho avuto la pistola in mano ho provato a ricaricarla, in quel mentre sono entrati gli impiegati della banca che mi hanno immobilizzato su di una poltrona. Ho detto loro che potevano ammazzarmi. È vero che li ho minacciati di morte, era una provocazione perché era mia intenzione morire in quella situazione come martire della causa di liberazione del popolo veneto. Mi dichiaro prigioniero di guerra per la causa suddetta, non riconosco la giustizia della Repubblica italiana e chiedo di essere giudicato dall’Alta Corte di Giustizia Veneta. Ho le qualità per difendermi da solo perché sono stato magistrato nelle istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto per dieci anni. 

A domanda del PM risponde: “Ho iniziato da solo la guerra senza discuterne con altre persone.”

ADR: “La proposta scritta di finanziamento l’ho elaborata con un computer di un’altra persona e non voglio dire chi è e che non è coinvolta nei fatti.”

ADR: “Le taniche di benzina mi servivano per la mia attività commerciale, le avevo messe in macchina perché potevano essere utili per fare un gesto ecclatante nell’eventualità di un attacco dei GIS. Nella valigia c’era la mia divisa di generale di polizia veneta che avrei indossato se le cose fossero proseguite come avevo progettato. Era mia intenzione morire indossando la divisa veneta.

Sono disposto a cessare la mia guerra se le istituzioni prendono in considerazione la mia proposta economica (quella che mi hanno sequestrato) di finanziamento equo alle imprese venete in difficoltà creando l’istituzione della “pittima” togliendo il personale bancario addetto alle istruttorie di finanziamento così che i finanziamenti vengano concessi non sulla base di calcoli economici ma sulla considerazione delle persone.”

La trasmissione “L’aria che tira” de La7, ha dedicato parte della puntata del 19 febbraio 2013 ai fatti di Campodarsego. Trovate il servizio mandato in onda, dai minuti 57,40 fino a 1h 09′ della trasmissione integrale che trovate qui

 http://www.youtube.com/watch?v=1iYsk5VRutQ

 

Una risposta a Franceschi: non volevo far male a nessuno

  • nunzio ammaturo scrive:

    dobbiamo combattere il potere forte delle banche .al sottoscritto per 50.000 euro vogliono fottersi 2 locali commerciali al centro di Formia dal valore di 1.200.000 euro più il futuro dei miei due figli che lavorano con me. LA BANCA E LA B.N.L. GRUPPO PARIBAS..DIFFENDIAMOCI

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