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I Serenissimi, chi sono?

LIFE, già dal 9 maggio 1997 a poche ore dalla presa del campanile, ha preso le difese dei Serenissimi senza titubanze e calcoli di convenienze politiche che hanno invece eroso gli animi di molti politici rimasti “confusi” per troppo lungo tempo. Quegli 8 patrioti erano gente nostra, lavoratori autonomi, operai, studenti, che hanno messo in discussione le loro vite, il loro futuro, per amore della nostra Madre Patria, il Veneto. Erano Eroi Veneti e solo degli animi genuinamente Veneti potevano da subito comprendere la loro azione!

Sfidando le rotture interne, l’isolamento politico, lo Stato italiano che ci accusava di apologia di reato, la DIGOS che sequestrava i banchetti LIFE in solidarietà degli 8, strenuamente in loro difesa, LIFE ha dato vita al “Comitato degli 8” per la raccolta fondi aprendo un conto corrente presso la Deutsche Bank e contribuiendo all’ aiuto economico delle loro famiglie. LIFE per prima e da sola davanti l’aula bunker di Mestre a manifestare solidarietà agli 8 affrontando l’ira e i sassi degli autonomi che guidavano gli studenti.

Più tardi e ancora in seno LIFE, nasceva un comitato per l’acquisto del Tanko messo all’asta dallo Stato italiano e pagato 6700 euro quando la disponibilità di cassa era 80.000 euro e la voglia di riappropriarsene, illimitata.

Ora il Tanko, custodito da Flavio Contin è il simbolo dell’indipendenza del  Popolo Veneto e appartiene ai Veneti.

Qui sotto, tratta da un articolo di Ferdinando Camon, è riportata la cronaca dell’incontro ravvicinato  tra le” teste di cuoio” italiane e i Patrioti del Commando Veneto, lassù sul campanile più famoso del mondo, la mattina del 9 maggio 1997.

Perfetto esempio della disunità d’Italia
I tre sono ormai in vetta al campanile, e per snidarli è necessario far salire due-tre carabinieri armati. Al termine dell’operazione il comandante, un colonnello, dirà che tutto è filato liscio, «a parte qualche difficoltà di comprensione tra carabinieri e occupanti». «Perché – precisa – i tre sul campanile sono veneti, e i carabinieri sono meridionali». I tre stavano appollaiati là in alto e festeggiavano l’impresa con pane, vino e salame. Uno stava dicendo all’altro: «Dame el salam». Il carabiniere più vicino, in collegamento radio col comandante, sente «el salam» e gli comunica: «Signor colonnello, sono arabi». Sale ancora e ordina: «Arrendetevi». «No sparè, no sparè», strillano i tre. Il carabiniere invia un’altra comunicazione al comandante: «Signor colonnello, sono greci». Poi ordina ai Serenissimi: «Mani in alto». I tre veneti alzano le mani brontolando: «Ghémo i cài ‘nte ‘e man» (abbiamo i calli nelle mani). Il meridionale sente chiaramente la parola «mann» e conclude con l’ultima informazione: «Signor colonnello, adesso ho capito: sono tedeschi». Nei racconti popolari, il comandante che riceveva le informazioni cercava (e trovava) per ognuna la giusta spiegazione: «Sono arabi», «Sarà per via di Lepanto»; «Sono greci», «Sarà per Cipro»; all’ultima, «Sono tedeschi», s’era chiesto: «Ancora?». La storiella entrerà nei testi di storia, prima o poi, come perfetto esempio della disunità d’Italia. Notare che carabinieri, qui, vuol dire Stato. Dunque: Stato e cittadini, nelle diverse parti d’Italia, parlano lingue diverse. Non possono capirsi.

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