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Il Burocrate e il suo sentimento di inferiorità

É quanto spiega nel suo libro “Il manifesto dei Liberisti” lo psicologo prof. Luigi De Marchi, un caro amico LIFE venuto a mancare nel 2010.

Leggendo le righe che seguono, tratte integralmente dal suo libro, riusciamo a dare una spiegazione razionale al comportamento che la maggior parte dei burocrati riserva ai lavoratori autonomi; penso, ad esempio, a quegli impiegati dell’agenzia delle entrate incaricati degli accertamenti induttivi … a certi tutori dell’ordine … a certi ispettori…

“ … La burocrazia, a sua volta, si è dimostrata la classe sociale più disponibile e docile nei confronti di un potere politico che intenda espandersi e perpetuarsi in chiave statalista. E ciò per due ragioni molto semplici. La prima ragione è economica. Insieme alla casta militare, che non a caso è da sempre «gelosa custode» dell’autorità dello Stato e che può essere considerata comunque una diramazione dell’apparato amministrativo statale, la classe burocratica dipende totalmente dai detentori dei pubblici poteri per i propri privilegi, per la propria carriera e posizione gerarchica e per la propria stessa sopravvivenza. La seconda ragione è appunto di natura psicologica: verso la carriera burocratica, infatti, si orientano molto spesso le personalità più insicure e, perciò stesso, più affamate di sicurezza; più restie ad affrontare la realtà e le responsabilità; più inclini a identificarsi con l’autorità costituita e più bisognose di sentirsi da questa investite di un qualsiasi potere nei confronti delle gente comune e dei propri dipendenti.

…… Posto come ogni altro individuo, dinanzi alla necessità di scegliere tra i due grandi bisogni umani, spesso conflittuali, della libertà e della sicurezza, il Burocrate privilegia di gran lunga il secondo e, alla sicurezza, è pronto sempre a sacrificare più o meno totalmente la propria libertà. Ma proprio questa scelta, che sarebbe meglio definire capitolazione, dinanzi alle esigenze della sicurezza, proprio questa sua rinuncia al suo bisogno di libertà, se da un lato rivela quanto sia divorante nel burocrate l’insicurezza, la paura della realtà e del rischio, dall’altro sviluppa fatalmente in lui una forte invidia e un profondo rancore per chi lavora e vive in modo indipendente: cioè in primo luogo per il Produttore (libero professionista, commerciante, piccolo imprenditore, artigiano o agricoltore che sia).

Questi lavoratori indipendenti, infatti, rappresentano per il burocrate la vivente testimonianza della sua resa dinanzi alle sfide della realtà e della sua incapacità di affrontare i rischi di una vita e di un lavoro autonomo.

Ben di rado, beninteso, il burocrate è consapevole di questo suo senso di inferiorità. Al contrario, per difendersene, egli sviluppa spesso atteggiamenti fittizi di superiorità (come è sempre accaduto ai membri delle classi parassitarie) verso chi lavora e produce: possiamo ora capire come certi epiteti arroganti e sprezzanti riservati dai burocrati ai lavoratori autonomi («bottegai», «borghesucci», «padroncini») siano in realtà altrettante difese contro un inconfessato e spesso inconscio sentimento di inferiorità”.

Aveva ragione il Prof. De Marchi?

Daniele Quaglia

dalla biblioteca LIFE

le dedica del Prof. De Marchi

5 risposte a Il Burocrate e il suo sentimento di inferiorità

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