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Il neo-comunismo di Sacconi

Berlusconi rimprovera continuamente la sinistra italiana di non aver saputo rinnovare la sua pelle comunista e continua a non accorgersi della pericolosa presenza di un neo-comunista, il ministro Sacconi, al suo fianco.  E’ proprio vero che è più facile “notare la pagliuzza nell’occhio altrui senza notare la trave nel proprio occhio” (Luca 6,41-42; 6,45)

Il debito elettorale del ministro Sacconi nei confronti dei sindacati e delle associazioni datoriali nasconde un qualcosa di ben più grave:  la violazione della libertà sindacale che , non solo è garantita dalla Costituzione italiana  ma soprattutto dai patti internazionali sui diritti civili e politici sanciti dall’ONU e sottoscritti anche dall’Italia.

Dal 15 dicembre 2010 in avanti, la libertà sindacale, in pratica, non esiste più in Italia.

Inducendo tutte le aziende ad aderire agli Enti Bilaterali con il trucco che è economicamente sconveniente restarne fuori, il ministro Sacconi arriva laddove, in 50 anni di lotte non sono arrivati i sindacati storici, quelli degli scioperi selvaggi, quelli della “lotta dura senza paura”.

Allora, quando i sindacati annoveravano milioni di iscritti tra i lavoratori, non sono riusciti nella totale sindacalizzazione.

La loro presenza era esclusiva nelle grandi aziende dove essi detenevano un potere “assoluto”, ma praticamente inesistenti nelle piccole aziende, vale a dire nella classica struttura economica Veneta.

Questa mancanza sindacale  non è mai stata avvertita come una deficienza da parte dei lavoratori di queste aziende che hanno sempre continuato ad avere un rapporto con il datore di lavoro, più di carattere famigliare piuttosto che un diffidente rapporto gerarchico, di continua conflittualità, come lo si voleva far diventare.

Un rapporto proiettato invece  all’emulazione, all’imparare un lavoro e farne tesoro per poi tentante il salto di qualità facendo nascere, da abili lavoratori, nuovi intraprendenti  imprenditori.

Lo Stato e le sue strutture parallele, i sindacati, si sono sempre fatti  scudo dell’impresa per coprire la magra busta paga dei lavoratori italiani: nessuno dei sindacati ha mai accusato lo stato di prelievo fiscale insostenibile, della rapina che ogni mese lo stato effettua sulla busta paga del lavoratore riversando le colpe sui  così detti “padroni”e obbligandoli,  nel contempo, ad essere esattori sotto forma di “sostituto d’imposta”.

A questo sono serviti i sindacati, complici dello Stato: nascondere la rapina perpetua a danno di tutti i lavoratori.

Dopo che  tutte le aziende avranno aderito obbligatoriamente  agli Enti Bilaterali , con questo provvedimento del ministro Sacconi, sarà un gioco da ragazzi  convincere tutti i lavoratori a confluire nei sindacati.

La prima conseguenza, per questi ultimi, sarà di carattere economico: un fiume di denaro che confluirà nelle  loro casse con una semplice  trattenuta automatica in busta paga, per delega.

Senza l’obbligo di rendicontazione alcuna ed esenti da tasse, naturalmente.

Un prelievo automatico, che il dipendente non vedrà mai fisicamente effettuare dalle sue tasche, invisibile e indolore ma che puntualmente, mese dopo mese trasferirà una parte del suo potere di acquisto ai sindacati.

Verrà così sovvertita l’intera struttura sociale-economica dell’azienda tipica del vituperato Nord Est per arrivarne al controllo totale da parte dello stato e dei suoi apparati sindacali.

Grazie al ministro Sacconi.

Questo è solo l’inizio di una operazione politica che ha il compito di appiattire le coscienze critiche,  per questo pericolose, di coloro che producono ricchezza , quella vera, col loro sudore ; quelle coscienze imprenditoriali  che le statistiche internazionali riconoscono essere ancora un modello visto che i risultati  economici portano il territorio delle Venezie ad essere il primo in Europa in quanto a Pil pro capite, davanti a Olanda, Svezia, Finlandia, Austria, Danimarca ………. Germania e Gran Bretagna.

Troppo pericoloso per l’Italia che vede la sua unità compromessa dalla  troppa disarmonia economica tra le varie parti del suo territorio, Le Venezie, potenzialmente la parte più ricca d’Europa ed il sud la più povera.

Potenzialmente, perché ci pensa il fisco italico, con la continua rapina attraverso tasse, imposte, tributi, contributi,  cànoni, accise e quant’altro, frutto della diabolica mente di chi non ha mai lavorato  intraprendendo e producendo mai alcuna  ricchezza, ad appiattire le nostrane velleità, dopodiché ci troviamo a spartire gli ultimi posti della classifica europea della povertà.

Sacconi: un ministro Veneto che sta lottando contro i Veneti, contro il modello economico Veneto e sta portando a termine un diabolico piano di omogeneizzazione, di livellamento verso il basso.

Il controllo assoluto su tutto? Il pensiero unico, il governo unico, una lingua unica, la religione unica, una patria unica,  un sindacato unico?

Sembrerebbe proprio questo il suo programma: il neo comunismo.

Ma nel contempo qualcuno a cui la protervia  sindacale aveva nel tempo  legato mani e piedi, per svincolarsi da questo asfissiante abbraccio ha minacciato la chiusura dei suoi stabilimenti ottenendo anche, per il tramite del ministro, concessioni inusuali.

Parliamo di FIAT!

Controcorrente  Marchionne, amministratore delegato, impone la SUA legge ai sindacati.

L’accordo raggiunto con le cosiddette parti sociali racchiude delle chicche che non sono state pubblicizzate e non hanno incontrato la minima contrapposizione di nessuno.

La FIAT oramai è una scatola vuota, l’acquisizione della Chrysler nasconde chissà quali machiavellici retroscena e per le gestione di questa Joint Venture nascerà uno nuovo soggetto, troncando così qualsiasi cordone ombelicale con la vecchia FIAT e i suoi lavoratori.

Così Marchionne, in sordina, ha ottenuto una cassa integrazione straordinaria per ulteriori 12 mesi per tutto il personale dello stabilimento Mirafiori Plant per crisi aziendale.

Si sta forse preparando il passaggio ad una nuova società senza il peso scomodo dei vecchi lavoratori FIAT?

Molto comodo fare impresa con uno stato che si è sempre dimostrato disposto ad assumersi in carico tutte le perdite e mai recriminare su una legittima compensazione degli utili quando ci sono stati.

Nel caso FIAT sembra di essere in presenza di un legame occulto tra sindacati, Stato e grande impresa assistita, tant’è che tutto viene fatto ingoiare ai lavoratori senza la minima protesta.

E’ quello a cui mira quel mondo invisibile che guida la mente e  l’opera del ministro Sacconi?

Secondo il suo disegno, siamo destinati  a diventare un tutt’uno: aziende, stato e sindacati, come nel caso della FIAT?

Se fosse anche per noi che lo Stato si accollasse  tutte  le perdite e ci lasciasse godere di tutti gli utili, beh, sarebbe di sicuro uno scambio molto interessante, irrinunciabile.

Ma nel frattempo , lo Stato, nella veste del ministro Sacconi eletto inspiegabilmente  nelle fila dei liberisti, ci sta obbligando a pagare  qualche cosa che obbligatorio proprio non è e aderire, obbligatoriamente, ai sindacati in barba alla libertà sindacale.

Il ministro Sacconi è alfiere di un neo comunismo ortodosso o di un neo comunismo alla cinese?

Solo il ministro ci può dare una risposta.

Resta il fatto che fino ad ora il ministro Sacconi sta riuscendo  in quell’impresa che proprio il comunismo ed i più agguerriti sindacati rossi  italiani avevano  fallito: la sindacalizzazione totale e obbligatoria.

Con il decreto mille proroghe è stato approvato un provvedimento che farà scattare accertamenti fiscali automatici per tutte quelle aziende che chiudono in perdita per due anni consecutivi.

Una cosa abbastanza normale in questa crisi mondiale chiudere in passivo e chi tiene duro pur  rimettendoci, ma sperando in una ripresa, probabilmente sarà condannato a pagare tasse su redditi presunti ma mai ottenuti.

Perché la FIAT non è mai stata soggetta ad un provvedimento simile visti i continui bilanci fallimentari in rosso.

Allora perché lo Stato non ha mai dichiarato la bancarotta pur presentando ininterrottamente da 150 anni, bilanci deficitari che lo hanno portato ad un debito stratosferico?

Dobbiamo pagare sempre e solo noi?

Sembra proprio che il ministro Sacconi sia la lunga mano di una mente occulta che ha deciso, non per legge né per decreto, ma con una semplice circolare di eliminare  la realtà produttiva più intraprendente d’Europa: quella delle piccole aziende Venete.

Ministro Sacconi, dietro quella sua faccia da perbenista nasconde il progetto di eliminare tutte le piccole imprese Venete?

Ci dica tutta la verità, ci risponda.

Ma se non risponde significa che avevamo ragione ed allora ci piazzeremo con una tenda, davanti a casa sua, giorno e notte finché qualcuno non provvederà alla sua rimozione da ministro, ponendo finalmente termine al suo sogno neo-comunista.

DQ

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