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Il Paese delle truffe

Autovelox ed etilometro

Ogni Paese ha le sue caratteristiche e spesso è sufficiente citarle per intuire di quale Paese si sta parlando, in tal modo citando il Paese dei tulipani è facile comprendere che ci si riferisce all’Olanda, il Paese dei laghi alla Finlandia, il Paese dello champagne alla Francia, il Paese del ghiaccio all’Islanda …. ma il Paese delle truffe?

C’è da scommettere che se anche non esiste ufficialmente una simile citazione il pensiero corre immediatamente all’Italia.

D’altronde, da un Paese nato dalle truffe istituzionali dei plebisciti del 1860 non c’è da aspettarsi che sia diventato un simbolo dell’ onestà; infatti , a distanza di 160 anni la truffa si è radicata nel sistema amministrativo.

Etilometro e autovelox rientrano nell’annovero delle più redditizie truffe moderne che il Paese abbia escogitato e vediamo il perché.

L’autovelox detiene il record di multe per infrazioni al codice della strada tanto che nel 2017 la sola Polizia Stradale ne ha rilevate 800.000 di questo tipo (I posto assoluto) mentre i Vigili Urbani ne hanno rilevate 2.000.000 (II° posto dietro ai 3.200.000 di multe per divieto di sosta); solo Polizia e Vigili urbani hanno quindi rilevato 2.800.000 multe per autovelox che rappresentano una montagna di SOLDI per le amministrazioni pubbliche.

L’ autovelox, strumento di precisione molto sensibile, dovrebbe essere trattato alla pari di una bilancia ad uso commerciale che abbisogna di omologazione, sigilli, timbri e revisioni periodiche in mancanza dei quali il commerciante è fottuto; per l’autovelox questo non succede e la cosa più grave è che in Italia non esiste un autovelox, sui 15.000 in uso, che sia omologato: la loro taratura non avviene quasi mai nel posto di utilizzo; un’inclinazione di 10/15°, a volte voluta, altera i rilevamenti a danno degli automobilisti; non sono affidabili: in un test ufficiale due autovelox installati uno accanto all’altro hanno rilevato un numero diverso di infrazioni, 25 l’uno e 68 l’altro; in un altro caso al passaggio di una bicicletta è stata rilevata la velocità di 240 Km/h o nel caso di un’ambulanza che sfrecciando a 124/Km/h non è stata assolutamente segnalata la velocità.

L’etilometro, altrettanto delicato e sensibile, rileva i vapori dell’alcool presenti nel cavo orale e non nel sangue e non ha quindi nessuna relazione col reale stato etilico dell’automobilista.

Un operaio esposto per tutto il giorno a vapori di vernici risulterà positivo all’alcoltest ma non alle analisi del sangue tanto quanto chi guida sobrio e trasporta in auto 4 amici ubriachi.

Non è un caso se in altri Paesi europei l’etilometro viene usati solo per individuare chi ha bevuto per poi sottoporlo ad analisi del sangue, unica prova ritenuta valida.

Anche la temperatura esterna e la pressione atmosferica sono elementi che inficiano il rilievo dell’etilometro.

Oltre a presentare queste criticità gli etilometri, come gli autovelox, difficilmente vengono sottoposti a controlli, a manutenzione e revisione come dovrebbero.

Autovelox ed etilometro sono quindi strumenti di truffa quanto la bilancia adulterata del macellaio ed il loro costante utilizzo ci rivela che, in nome della prevenzione di incidenti stradali, è in atto una colossale truffa ai danni di ignari automobilisti che vengono colpevolizzati e condannati a scontare la pena ancor prima di affrontare il giudizio, quasi sempre vincente.

Esemplare è il Video che ritrae Zaia sottoposto ad alcoltest, nel corso della trasmissione Porta a Porta: dopo 2 bicchieri di vino l’alcoltest ha rilevato 2,32 (5 volte il consentito), roba da ritiro patente e sequestro del mezzo ma dopo il risciacquo della bocca con un bicchiere d’acqua, l’alcoltest ha rilevato 0,09.

Ecco la truffa, nella sua completezza!

Daniele Quaglia

2 risposte a Il Paese delle truffe

  • GIORGIO VIGNI scrive:

    Il grave della faccenda è prettamente e solo della repubblica italiana, antifasssista e con la più bella costituzione del mondo: nonostante le palesi e documentate truffe, talora pure accertate dai tribunali, tutto continua esattamente come se nulla fosse, la magistratura tace, è troppo impegnata con i barconi di Salvini. Ma quello ancor più grave e scoraggiante è che il suddito, veneto nel ns. caso, rapinato da suo sindaco, continua a tacere e pagare. Un mezzo secolo fa, le servette troie erano venete, gl’imbriagoni idem, i carabinieri mona lo stesso. Che sia una condizione genetica ? Allora non c’è più niente da fare.
    Poro Leon, castrà .

    G. Vigni

  • Giorgio da Casteo scrive:

    Rispondo a Daniele e all’amico Vigni che anche questa Europa da una mano a questo schifo dell’alcol-test. Il Lussemburgo è uno staterello definito “paradiso fiscale” per la bassa tassazione rivolta ai suoi abitanti e alle imprese Ue che vi depositano la loro sede. Ma è un mostro nei confronti dei cittadini Ue che provengono da altri stati per lavorare. Come dire che per il fato di essere piccoli bisogna dimostrare i denti e essere piu’ cruchi dei vicini tedeschi. Mio figlio che lavorava da 6 anni alla BEI è stato licenziato in tronco e spedito la notte di capodanno 2014 in Veneto, nel giro di 48 ore, tramite un lussuoso camion contenente tutto quello che deteneva nei locali dove dormiva.Non era ne un ladro ne un assassino, ma un recidivo positivo all’alcol-test avendo subito un primo controllo l’anno prima in Baviera alla festa della birra. Non mi è dato di sapere se l’etilometro lussemburghese fosse omologato. Omologata non è certo la Motorizzazione Civile trevigiana che tra funzionari ognuno mi raccontava cose diverse . Prefettura compresa ! Poiché oltre alla perdita del lavoro a mio figlio è stata tolta la patente per 4 anni, inflitto una multa da 1500 euro e requisita la vettura. Ora che il 27 settembre 2018 è scaduto il termine dei 4 anni previsti per riavere la patente la via crucis continua. Infatti l’agenzia italiana per procedere vuole avere l’originaria patente requisita che la Motorizzazione del Lussemburgo si rifiuta di concedere se mio figlio non fa un corso di ricivillalizzazione da tenersi, non si sa per quanto, solo in Lussemburgo e non in Italia

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