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Il prezzo della Libertà

La storia di Giancarlo Borsoi è la storia inversa di quella di tanti, troppi imprenditori veneti uccisi dalla loro riservatezza e dal loro silenzio.   http://www.life.it/altro-suicidio/

  Imprenditori che tenevano custodite gelosamente,  come un segreto personale,  le difficoltà di lavoro ed economiche ad esso legate. Gente che non ha retto allo stress, questo nemico invisibile che consuma, giorno dopo giorno, ogni volontà di combattere e di ribellarsi.

Anche Giancarlo, come tanti di noi  sta attraversando  il periodo più nero della sua vita e soffre di stress; per questo è controllato dai sanitari del CSM (no il Consiglio Superiore della Magistratura (!) bensì il Centro di Sanità Mentale).

Ma lo stress che colpisce  Giancarlo è uno stress positivo, non di quelli che provocano depressione, ma di quelli che alimentano la  voglia di vivere e iperattività. Ma un cittadino che protesta in modo iperattivo non va più di tanto bene perché potrebbe essere pericoloso; meglio invece, molto meglio, chi si chiude in se e si suicida senza creare tanti problemi alle istituzioni che non si preoccupano più di tanto, nemmeno  delle disperate situazioni che questi gesti lasciano alle loro spalle.

 Borsoi, da anni sta chiedendo aiuto, noi LIFE  lo abbiamo conosciuto ad agosto 2012  quando stava protestando davanti al Municipio di San Vendemiano a modo suo, con una macabra bara e una ghigliottina a simboleggiare la morte di artigiani e commercianti,  ma sempre pacificamente.http://www.life.it/in-italia-chiedere-lavoro-e-diventata-una-cosa-da-pazzi/#more-2884

La stessa cosa doveva essere venerdì 21 giugno, quando alle 12 si è presentato in Municipio con branda, zainetto di sopravvivenza e  si è incatenato  ad una panca, deciso a trascorrere lì dentro, l’intero weekend se il Sindaco non avesse fatto chiarezza sull’aiuto economico promessogli ma che non arrivava.

Finché c’erano uomini LIFE  a vigilare, tutto andava bene ma quando questi se ne sono andati, in un battibaleno è successo il finimondo. La DIGOS ha neutralizzato senza tanti complimenti Mario, fratello di Giancarlo, intervenuto per dare più tono alla protesta esibendo alcune cartucce di fucile da caccia; neanche avesse avuto tra le mani un fucile mitragliatore!

Alle invocazioni di aiuto del fratello, bloccato a terra con una presa da wrestlig, Giancarlo si è liberato della catena e si è gettato nella mischia, in soccorso di Mario.

Alla fine i due sono stati ammanettati e portati in Commissariato a Conegliano, in stato di fermo e senza che i familiari, per ore , ne avessero notizie.  Un picchetto LIFE si è subito formato davanti al Commissariato come segno di testimonianza e grazie ai contatti LIFE, è intervenuto pure un Senatore del M5S per informarsi su quanto stava succedendo: il tocco finale del messaggio “siete controllati” inviato da LIFE alla Polizia.

La notte, i due fratelli l’hanno trascorsa in cella di sicurezza ed al mattino, interrogati dal PM, sono stati rilasciati ma dovranno rispondere ai reati contestati, il 23 settembre in Tribunale a Treviso.

Dopo qualche giorno Giancarlo Borsoi è stato chiamato in Municipio per la consegna dell’aiuto economico di 700 euro promessogli “una tantum” che invece si è trasformato, come d’incanto,  in “aiuto annuo” di 2500 euro.

Il coraggio e la tenacia hanno pagato anche se, i due fratelli, saranno chiamati a rispondere di quanto successo.  Da questo fatto dovremmo trarne l’insegnamento di come liberarci dal sistema oppressivo che ci sta strangolando: con il coraggio e la tenacia. Il prezzo da pagare per la libertà!

Daniele Quaglia

 

 

 

 

 

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