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Karovanada, anche così nasce una rivoluzione pacifica

C’è chi manifesta scetticismo alle nostre Karovanade ma lo fa solo per nascondere l’impotenza di organizzarne qualcuna, ed evidentemente non ha assaporato le emozioni che scatenano in chi le vive da dentro né in chi vi partecipa da fuori.

Sono molteplici gli effetti che un semplice corteo di auto sbandieranti il vessillo di San Marco produce in chi lo incrocia tanto che, e sempre più spesso, risponde manifestando il suo consenso  facendo gli abbaglianti, suonando il clacson, salutando con la mano, dando gas alle moto, inneggiando a San Marco, perfino a Venezia …… questo è l’effetto palpabile ma quello più importante viene dopo, quando la gente inizia ad elaborare i messaggi subliminali che abbiamo inviato.

Il primo messaggio è di sovranità: questa terra appartiene ai Veneti;

Il secondo è identitario: siamo i Veneti, Popolo di San Marco;

Il terzo è politico: padroni del nostro destino;

Il quarto è giuridico: esercizio dell’autodeterminazione

La domanda conseguente sarà: chi erano quelli? Venetisti (!)? Indipendentisti?Domanda che magari non troverà risposta, cosa che conferirà un alone di mistero attorno ad una decina di temerari che appaiono in un vistoso corteo scomparendo in men che non si dica nella direzione opposta dalla quale sono arrivati.

Ma da quel momento, a quella gente incrociata, a migliaia di persone come è stato ieri, resterà il pungolo di ricercare e scoprire l’identità negata.

È una cosa grandiosa che dovrebbe spronare tutti i gruppi indipendentisti veneti ad organizzare Karovanade  ogni domenica ma spesso trovano ad ostacolarli, la paura.

Temono di essere in qualche modo perseguibili per reati che sono solo immaginari.

Pensiamo a quanti gruppi di ciclisti amatoriali si trovano il dì di festa per invadere le corsie delle strade, a file di motociclisti che si recano a motoraduni, a cortei di auto d’epoca che transitano liberamente, per non parlare dei funerali, dei matrimoni, dei tifosi che sbandierano i simboli delle loro squadre in chiassosi cortei: nessuno di questi chiede alcuna autorizzazione per transitare sulle strade, perché mai dovremmo farlo noi?

Certo, un po’ di riservatezza nella nostra comunicazione (FB e cellulari!) non guasta per evitare l’intromissione di “ficcanaso” che pretendono di avere su di noi un, immotivato, controllo assoluto e dare alla Karovanada una parvenza di spontaneità, poi il gioco è fatto: pronti per la prossima.

Anche così nasce una rivoluzione pacifica.

Daniele Quaglia

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