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La banda del buco

Che il debito INPS sia insostenibile, che l’erogazione delle pensioni possa subire inevitabili impedimenti, che gli attuali lavoratori mai vedranno la pensione … sono cose arcinote a tutti, dalla gente comune a chi è al potere, ma non sembrano destare quell’attenzione che sarebbe logico aspettarsi.

Non solo si continua a vivere ignorando scaramanticamente il problema nell’illusione che “Dio vede e Dio provvede” quando anche le finanze del Vaticano ci stanno dando prova che non è sempre così e che Dio ha probabilmente altre cose più importanti da fare che non risolvere i debiti dello Stato italiano, ma si persevera ad allargare e a profondare il buco come in una miniera a cielo aperto.

L’obbligo previdenziale che lo Stato italiano si è assunto nei confronti dei suoi cittadini è due volte il PIL annuo, circa due volte il debito pubblico e viene finanziato in parte con i contributi versati dai lavoratori attuali e in parte con nuovo debito pubblico che si aggiunge al vecchio.

Si sarebbe potuto invertire la tendenza, anche solo a livello sperimentale, quando l’INPS e lo Stato italiano, col TFR di 3,3 milioni di lavoratori confluito fin dal 2007 nelle casse dell’Istituto per una somma, ad oggi, di 68 miliardi di euro, avrebbero potuto mettere a frutto quelle somme in Fondi di investimento privati con la supervisione di un organismo istituzionale; cosa che praticata su più larga scala ha consentito al CILE con la riforma Piñera del 1980, di risanare le casse della Previdenza, ridurre il debito pubblico, finanziare l’economia, capitalizzare i contributi incamerati e permettere ai lavoratori un trattamento previdenziale di tutto rispetto.

Ma l’unica cosa che riesce bene ai politici italiani, per tradizione ancor prima delle origini di questo Stato, è il debito; così dei 68 miliardi di TFR confluiti nelle casse dell’Ente previdenziale 36 sono spariti nei rivoli della spesa corrente e nessuno vuole dare notizie su dove, come, quando e perché sia successo.

Dal 2007 lo Stato ha sottratto il TFR alle aziende, con più di 50 dipendenti, che usavano questo come finanziamento obbligandole a chiedere aiuto alle banche e quando quei 3,3 milioni di lavoratori lo riscuoteranno saranno sempre le aziende a doverlo anticipare, ricorrendo nuovamente alle banche, salvo poi compensare l’anticipo con i contributi INPS dovuti.

Altri Stati finanziano l’economia, quello italiano ne sottrae le risorse per riversarle nella spesa improduttiva … la banda del buco continua imperterrita fin tanto ché il buco non si ingoierà anche la banda.

Daniele Quaglia

liberamente tratto da https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/aiuto-si-sono-ciucciati-tfr-dodici-anni-fondo-che-raccoglie-215402.htm

Una risposta a La banda del buco

  • giacomo tonon scrive:

    Speren che la BRUTA BANDA la vegne magnada presto come tuti i schei che i se a’ magna’ lori
    I li a’ investii al estero, ma par i cassi soi! Ciavandoi a NOALTRI
    SARIE DA’ CIAPARLI UN ALA OLTA E BATERLI FIN CHE’ NO’ I GHEN POL PI’ !!!
    (ALTRO CHE NESSUNO TOCCHI CAINO)

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