Login

Newsletter

  • Users 91
  • Posts 1,044
  • Comments 1,370
  • Pages 9

La fine della Repubblica Veneta

Sprazzi di una complessa vicenda. Fu colpa dei sei Savi del Consiglio, la caduta della Repubblica.

Siamo nel 1795: la rivoluzione francese col pretesto di portare liberté, legalité e franternité mira oltre i confini della Francia e l’ambasciatore veneto Antonio Cappello, da Parigi invia raccomandazioni in patria per prepararsi a fronteggiare gli effetti di quest’onda rivoluzionaria, rafforzando quanto meno le difese e cercando alleanze con altri Stati.

Le raccomandazioni non furono mai portate a conoscenza degli organi del Governo Veneto perché i sei Savi del Consiglio non lo ritennero opportuno. da qui nasce la sottovalutazione del pericolo incombente e di ciò che sarebbe poi realmente avvenuto.

Non è che l’armata francese abbia trovato le porte aperte; dietro l’occupazione del Dominio di terra della Serenissima si nascondono trame francesi per sollevare la popolazione delle città venete, e ribellioni contro questi invasori come le Pasque Veronesi che, con più fortuna, avrebbero potuto trasformarsi in una generale sollevazione.

Ciò che contribuì ad accelerare l’evoluzione dei fatti fu il tentativo della nave francese Libérateur d’Italie che, al comando del capitano Laugier, osava tentare di forzare il blocco, già disposto dalla Serenissima a tutte le bocche di porto, al porto del LIDO per tentare di entrare trionfalmente a Venezia il 20 aprile 1797; se non che, Domenico Pizzamano, comandante il castello di Sant’Andrea, gli fece prima i dovuti segnali, poi ordinò si tirasse un colpo a palla affinché il Laugier si allontanasse da quelle spiagge, secondo le leggi [previste] della Repubblica che vietavano assolutamente l’accesso in Venezia a legni [navi] armati in guerra di qualsiasi nazione. Ma quell’ardito marino, punto badando a si energica intimazione, volle proseguire il suo cammino a qualsiasi costo, per cui la galeotta del capitano Viscovich, che custodiva il porto, mosse lestamente all’abbordo [arrembaggio] della nave straniera, nella quale i fedeli [alla Repubblica] marinai dalmati entrarono furiosamente con l’arme in pugno, uccisero cinque nemici (compreso lo stesso capitano Laugier), ne ferirono otto e il restante fece prigione [prigionieri].

Il fatto fa imbestialire Napoleone, già ai bordi della laguna, che impone al Governo Veneto, il cambio della forma dello stesso.

Convocato il Maggior Consiglio, dei 1218 Consiglieri solo 537 si presentarono, numero inferiore al numero legale prestabilito di 600; 512 di questi votarono per l’abdicazione del Maggior Consiglio in favore di un governo democratico, in maniera del tutto illegale che rende ancora oggi, nulla quella votazione.

Viva San Marco! Gridò il popolo radunato presso il palazzo ducale, credendo che non si fosse approvata la proposta circa la forma di governo; ma, conosciuta ben presto la triste realtà, questo si sparse per le strade onde saccheggiare le case di quelli che sospettava o sapeva fautori del cangiamento.

Per sedare la ribellione arrivano, il 16 maggio 1797, i francesi a bordo delle barche inviate loro a Mestre; in quello stesso giorno insediano la municipalità provvisoria.

Finisce così un’era e si concreta il progetto di Napoleone di cedere Venezia all’Austria in cambio della cessione del Belgio (Paesi-Bassi austriaci) da parte di questa come già previsto nei preliminari segreti di Loeben del 18 aprile.

Finisce si, un’era, ma il sogno dei Veneti, continua.

Daniele Quaglia

Liberamente tratto da Storia di Venezia di Eugenio Musatti – Filippi Editore – Venezia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.