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Ła voxe de’l vice: 1915-1918 una carneficina di Stato

SCHIFO E GUERRA: L’ITALIA HA SULLA COSCIENZA 600.000 MORTI GIOVANISSIMI

di PAOLO L. BERNARDINI tratto da https://www.miglioverde.eu/schifo-e-guerra-litalia-ha-sulla-coscienza-600-000-morti-giovanissimi/

La ripugnante retorica statalistica, italiana (ma non solo), si è scatenata il 4 novembre, come c’era d’aspettarsi. Ignoranti, beceri, cialtroni, storici prezzolati (poco) presidenti e loro servi si sono profusi nel ricordare gli “eroi” del più vile e vergognoso massacro che la storia abbia mai registrato, capace solo di prepararne un altro, ancor peggiore, a distanza di venti anni esatti dalla pace di Versailles.

Mattarella ha perfino tirato fuori la regina Elena che assisteva i feriti! Cose da libro “Cuore”. La Regina Elena dolce fatina del Montenegro di cuor candido e nerissima chioma morì nel proprio letto a Montpellier nel 1952, a quasi novant’anni. Qual era l’età media dei morti sul fronte della prima guerra? Che schifo! Che schifo speculare sui 600.000 morti “italiani” – questi ragazzi che parlavano ognuno una lingua diversa (da qui la necessità della “stella” sulla divisa, se no, se di corpi differenti, si sparavano tra di loro) e provenivano da luoghi remoti – questi ragazzi che, come ho avuto occasione di ribadire il 3 novembre ad un bel convegno a Fogliano Redipuglia, morirono in modo doppiamente tragico: non sapevano per cosa morivano, e non sapevano dove morivano. La prima guerra mondiale spacciata –  con supremo sprezzo del vero e del senso della vergogna – come “quarta guerra d’indipendenza” (che schifo solo la locuzione “guerra di indipendenza”, la seconda fu franco-austriaca, la terza austro-prussiana, la presa di Roma avvenne nella guerra franco-prussiana, alla fine solo l’abortito 1848 fu vera guerra d’indipendenza, a ben vedere), mostra veramente bene come stati rapaci, nazionalismi malintesi, intellettuali codardi e guerrafondai, abbiano condannato un paese già abbondantemente periclitante alla peggiore delle sconfitte (e perfino a Montegrotto Terme un plotone di ignoranti impavesati sotto i miei occhi celebrava i “cento anni della vittoria”!), consegnandolo al fascismo su un vassoio d’argento.

Veramente mi domando quanto abbia fallito l’istruzione, la scuola di ogni ordine e grado, se cotale disgustosa retorica ancora trionfa. Il 4 novembre, o meglio l’11 (la guerra finisce l’11, o bestie prezzolate ai cortei, o storici servi dei servi dei servi, o giornalisti a libro paga del falso), segnala una immensa sconfitta: 600.000 morti, 2 milioni di feriti, parte dell’Italia distrutta, inflazione galoppante, sistema sanitario in ginocchio, sfollamenti, deportazioni, il peggio del peggio. Poiché si parla di quattro novembre, poiché la guerra (quella italiana: sempre pronti ad aspettare per poi scegliere e tradire: ecco l’Italia, tradisce la Triplice il 23 maggio, tradisce Hitler l’8 settembre, per due volte tradisce gli stessi alleati e poi ci si stupisce delle Fosse Ardeatine!), dura quattro anni, ecco quattro riflessioni su altrettanti temi sulla prima strage mondiale.

  1. Lo sprezzo della vita umana. Gli stati fanno dei loro soldati “carne da cannone”. Complici le nuove tecnologie, la prima guerra mondiale porta a massacri inauditi. La guerra franco-prussiana si era conclusa nel 1870 con i 300.000 morti registrati alla pace di Francoforte. Una cifra per allora spaventosa. La prima guerra mondiale ne farà dieci milioni, ma se prendiamo una sola battaglia, quella della Somme in Piccardia (ad esempio), dai primi di luglio a metà novembre del 1916 i morti saranno un milione e duecentomila, quasi equamente ripartiti tra i due fronti. Nelle settimane intese di offensive muoiono a centinaia di migliaia. Quando Hegel parla di “banco di macellaio della Storia” si rivela sia acuto osservatore del presente (i morti portati da Napoleone) sia profeta del futuro. Quando si vedono i film di zombie, in cui le sventurate creature antropofaghe vengono falcidiate dalle mitragliatrici, dobbiamo pensare che qui si consuma una sorta di catarsi della coscienza collettiva mondiale, in fondo gli zombie sono deumanizzati, e questo giustifica le carneficine: ma nessun regista di Hollywood farà tornare indietro la Storia. Ma non solo. Gli eroi “dell’aria” sono i precursori degli americani in Vietnam. Sparavano dall’alto ai soldati indifesi. Salvo poi che i soldati impararono abbastanza presto a rispondere al fuoco, impallinando qualcuno di questi eroi come una beccaccia. “Il barone rosso”…Tutte finzioni, erano aristocratici provenienti dai corpi di cavalleria. Trattavano i soldati come strame, fossero pure della loro medesima appartenenza.
  2. L’incompetenza e l’arroganza. Incompetenti ed incapaci i comandanti (Cadorna, per primo, ovviamente), arroganti i comandanti supremi, la guerra vide proprio una festa alla Sade del Male con la M mille volte maiuscola. Intellettuali gemebondi, come quelli della “Voce” di Firenze, con le debite eccezioni certo, inneggiavano all’intervento, ma se ne stavano belli e buoni a casa, a praticare orge omosessuali non perché fossero omosessuali ma perché faceva “tendenza” (Wilde era venuto anche in Italia), prototipo dei vari intellettuali assassini ma solo potenziali alla Toni Negri, gli scarti dell’umanità che invitavano “gli altri” ad ammazzare innocenti, in nome di chissà quali ideali, ideologie, e porcherie varie. Gli intellettuali italiani, per la maggior parte pescati nelle classi popolari (si dà loro un’istruzione e una posizione che li eleva sulle loro famiglie, ma si chiede loro di dire il falso, regolarmente) sono veramente, con le debite eccezione, il prototipo del servo: e allora ci si domanda tra l’altro qual sia il vero valore di ciò che scrivono, qualunque cosa sia.
  3. Le responsabilità degli storici. Proporzionale solo alla quantità dei morti e della distruzione, la retorica dei politici e la mistificazione degli storici: la prima guerra mondiale “fonda” la nazione. La stessa criminale retorica dei Nordisti nella guerra civile americana. Dopo la prima guerra mondiale, prima che (nel 1921) Trieste passasse all’Italia (come sancito dal Trattato di Rapallo del 1920), e subito prima della marcia su Roma, dappertutto, seppur timidamente, l’indipendentismo farà capolino, in Veneto prima di tutto. Altre che “nazione”. Ma gli storici, per fare carriera, devo servire il Mammona della menzogna e non il Dio della verità. Con metamorfosi singolari: in ultimo è venuto fuori che la guerra “fa scoprire agli italiani la montagna”, prima oggetto di attenzione solo per le élites inglesi che fondano il CAI, o per signorotti piemontesi alla Quintino Sella. 600.000 morti, ed abbiamo Cortina e Madonna di Campiglio, un bell’investimento! Chiunque scali, ad esempio l’Ortles, ha orrore del sangue che è stato versato. Come dire: i turisti australiani e neozelandesi vanno in Grecia perché c’è stata Gallipoli: buon Dio, ma non avrebbero potuto scoprire quei bellissimi luoghi altrimenti? Sui giornali illustrati? E poi si falsifica tutto: nel volantino che viene distribuito al cimitero austro-ungarico di Redipuglia si parla dell’Impero austro-ungarico che “attacca” il regno di Serbia! Così inizia la guerra. Indubbiamente, ma anche l’Italia ha “attaccato” l’impero, si è trattata di una guerra di aggressione. Non di difesa. E poi le peggiori infamie storiografiche emergono: le donne si emancipano! In quanto gli uomini erano al fronte. Chissà come erano contente, di starsene sole! E poi di vederseli tornare, i loro uomini, morti, ma nella migliore delle ipotesi: la peggiore contemplava la metamorfosi in torso umano, o magari il ritorno di qualcuno integro fisicamente, ma impazzito completamente. Se non tornava proprio, magari aveva contribuito alla florida manifattura di fosfati con le ossa (i crani soprattutto) dei morti, quelli che nel Sacrario non stavano. Qualcuno ci ha scritto un libro? Le ossa umane sono eccellenti per i fosfati.  
  4. L’inutilità della guerra. Posto che lo stesso concetto di “utilità” è di difficile applicazione ad una guerra (la distruzione, di vite umane e cose, non è mai veramente “utile”, se non al Demonio che di questo si pasce), la prima strage mondiale fu veramente inutile nel senso più profondo, tanto che tutti i suoi abomini costituirono solo il preludio della seconda. Portò a dittature, alla creazione di stati abominevoli (la Yugoslavia, la Cecoslovacchia, infiniti altri), che non hanno retto l’urto del tempo. Portò alla dittatura di Lenin. Portò all’esasperazione del concetto di “nazione” che venne finalmente unito a quello di “razza”, con 6 milioni di ebrei morti, sacrificati sull’altare di quello Stato che tali ebrei stessi avevano omaggiato in tutti i modi, suicidandosi perfino, come Franchetti, all’indomani di Caporetto. Che illusione mal riposta! Che crudele destino!

Solo economisti ciechi e prezzolati possono esaltare l’economia di guerra. Solo i peggiori spregiatori della vita possono essere guerrafondai. Esiste una guerra giusta, forse. E’ quella di difesa. E allora nel caso di specie la guerra giusta era quella degli imperi aggrediti. Ma collegare l’idea di “giustizia” con quella di “guerra” è impresa delicata. Certamente, se l’Italia non fosse mai nata, o fosse data in forma confederale (ma forse anche se fosse nata in forma federale), la prima guerra mondiale non ci sarebbe mai stata. “Di se e di ma sono piene le fosse”. Non quella di Redipuglia, però, piene di cadaveri di bambini.

Questo paese ha tante cose sulla coscienza. 600.000 morti quasi tutti giovanissimi, ad esempio. Ma certamente non solo loro. E’ nato male, e continua a vivere di conseguenza.

Egregio Prof.,

tutto stracondivisibile.

Brevi osservazioni, terraterra, stile LIFE :

una mattina mi son svegliato ed una congrega di fieri farabutti, demosocialcomuliberal, decidono che il mite contadino/malgaro che scambiava forme di carnia con lo speck tirolese deve invece, per amor di patria, scambiare delle fucilate, sino ad ammazzare e/o morirne.

Se poi il casaro, fosse restio a capire l’alto valore del sacrificio , sempre per la patria e volesse sottrarsi alle mitragliatrici degli altrettanto sventurati e dubbiosi, ex amici, produttori di speck , ci penseranno le carabine dei benemeriti militi, compatrioti, a sparargli nelle spalle, solo per dargli uno zinzino di entusiastico amor patrio.

Dura lex sed lex e poi la patria è la patria. Val pure la pena finire come fosfato, anche per sgravare orfani e vedova dell’incombenza della manutenzione della tomba.

Perché le cose si facciano bene, come dicono i sacri manuali, carichiamo su delle tradotte pastori sardi, produttori di ‘nduja calabrese, pescatori siculi, che non sapevano dell’esistenza delle Alpi, ma che non gli fregava assolutamente niente, vedi le insorgenze e mandiamo anche loro, sempre per eroico amor patrio, a fare i conti con le mitragliatrici degli Schuetzen, magiari, boemi , cui a loro volta, non fregava niente dell’esistenza del pesce spada.

Questo pastone di sangue, merda, fango, rantoli sarà però il luminoso amalgama della grande patria. Pensare che ai friulani bastava e basta “la piciule patrie “ Ma vuoi mettere ?

E questa è stata la prima luminosa cometa patria, che ha indicato ed aperto la strada alla seconda magnifica eroica performance, sempre per il bene, la democrazia e l’educazione all’eroismo di casari, pescatori, pastori, operai, poveri Cristi, globalizzati, la calda, abbagliante fusione nucleare.

Dopo di che, luminoso parto, miracolo, siamo eredi della più bella costituzione del mondo. Ci voleva, ci voleva !

Io però, quidam de populo, resto attaccato all’altra costituzione, quella rozzamente incisa su della pietra, in particolare faccio fede al V, VII e X articolo.

Per maggior chiarezza, ed a scanso di equivoci, condivido e cito un Rompiballe Galileo, di duemila anni fa: maledetti voi, dottori della legge, perché mettete sulle spalle della gente dei pesi troppo faticosi da portare, ma voi neppure con un dito aiutate a portarli.

Anche per questo ci ha guadagnato una manciata di chiodi, neppure inox

G.Vigni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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