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L’elezione del Doge

Il nuovo Doge, non doveva la sua elezione a raccomandazioni politiche.

Anche se molti conoscono questi fatti siamo del parere che ripeterli giova (repetita juvant). Col meccanismo qui raccontato, chi ricopriva la massima carica politica della Repubblica Veneta era senza dubbio il più stimato, il più meritevole tra i candidati e non un figuro imposto da convenienze di parte come ci hanno abituati, al giorno d’oggi i governi italici.

Tratto da “Una città, una Repubblica, un Impero – Venezia 697-1797 di Alvise Zorzi:

… si incomincia con la sfilata di tutti i patrizi (più di mille, qualche volta duemila) davanti all’urna, in cui si trovavano altrettante palle di rame quanti sono i votanti, ma solo trenta delle quali sono dorate, e il “ballottino”, un bambino tra gli otto e i dieci anni, teoricamente scelto a caso, pesca alla cieca le palle e le consegna, una ad una, ai nobili che gli passano davanti. I 30 che hanno ricevuto una “balla d’oro” rimangono, gli altri se ne vanno; ma ogni volta che un patrizio ha ricevuto dal ballottino la palla dorata, il suo nome è stato “stridato” a gran voce dagli uscieri, e tutti i suoi parenti hanno dovuto uscire, perché i 30 devono appartenere a famiglie diverse e non possono essere legati tra loro da vincoli di parentela né originaria, né acquisita. La sorte elimina 21 dei 30 prescelti, e tocca ai 9 superstiti la designazione, per schede, di 40 elettori, subito ridotti a 12 da una nuova estrazione di “balle d’oro”; i 12 eleggono, con una maggioranza minima di 9 voti, 25 nuovi elettori, 16 dei quali vengono subito eliminati con la estrazione a sorte e tocca ai 9 superstiti eleggerne 45, dei quali solamente 11 verranno designati dalla “balla d’oro” come elettori degli elettori del doge. Ai 41 elettori-eletti (che non devono far parte né degli 11, né dei 9, né dei 12 estratti negli ultimi sorteggi) spetta l’elezione del Serenissimo Principe (Doge) mediante un conclave che può durare pochissimo o moltissimo …. e nel quale possono esservi parecchi concorrenti …. Una volta eletto, con una maggioranza di almeno 25 voti, è una vera e propria apoteosi: presentazione al popolo nella basilica di San Marco, giro della piazza sul “pozzetto” sorretto, a passo di carica, dalle maestranze dell’Arsenale, con lancio di monete alla folla, incoronazione, festeggiamenti che duravano tre giorni di seguito. Ma l’atto più importante è il giuramento della Promissione: il documento che contiene tutte le leggi riguardanti le prerogative del doge e, soprattutto, le limitazioni delle prerogative del doge”.

Daniele Quaglia

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