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L’imbroglio dell’Autodeterminazione-statuto politico

La perfidia italica non ha limiti e si insinua anche nei più reconditi risvolti tanto da apparire fatto accidentale ma abbiate la pazienza di continuare la lettura per comprendere che questi imbroglioni nulla lasciano al caso.

Da almeno 11 anni mi tengo a portata di mano il TRATTATO INTERNAZIONALE SUI DIRITTI CIVILI E POLITICI impropriamente chiamato Legge 881/77, che saltuariamente sfoglio per cercare ispirazione come si fa normalmente con un testo sacro.

La lettura dell’art.1.1 che esprime magicamente in poche righe il concetto di Autodeterminazione sui cui si sviluppa tutto il trattato, ha sempre ingenerato in me un fastidioso turbamento.

Vediamolo questo articolo: Tutti i popoli hanno diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale”.

Linguaggio essenziale di una chiarezza sconcertante perché la stesura di questo trattato è opera di  menti fini e semplici, non italiane contorte né sibilline e la scrittura originale è in inglese, francese, spagnolo, russo e cinese; la versione italiana pubblicata in Gazzetta Ufficiale ne è una “volgare” traduzione, fra poco ne scoprirete la volgarità e non fa testo comparativo.

Dopo continue e molteplici riletture, lampo (!), ho individuato la fonte del mio turbamento in due parole specifiche: statuto politico.

Scavando nel mio vocabolario mentale le due parole esprimevano il concetto di “un insieme di norme che regolano i rapporti interni di un partito o associazione politica”.

Ma cosa c’entra un insieme di norme, lo statuto politico, col diritto di autodeterminazione di un popolo? Un partito, un’associazione, cos’ hanno a che spartire con un Popolo? Qui, gatta ci cova!

Allora cerco nei vocabolari che, in linea di massima, danno la stessa interpretazione del concetto già da me elaborato.

Per pignoleria e per fugare qualsiasi ombra di dubbio cerco le versioni originali e comparative nel sito ufficiale delle Nazioni Unite in inglese, spagnolo e francese, tralasciando per ovvi motivi quella russa e la cinese.

La versione in inglese parla di “political status” che tradotto letteralmente diventa “status politico” dal latino “status” che significa condizione. Quindi political status=status politico=condizione politica. Bingo1 !

La versione in spagnolo è ancora più chiaramente comprensibile perché parla di “condiciòn politica” che tradotto senza difficoltà diventa “condizione politica”. Bingo2 !

La versione in francese parla di “statut politique” che dal punto di vista fonetico ingenera una certa confusione se confrontata con l’italiano ma dal punto di vista semantico si presta a una doppia interpretazione come status o come statuto in base al senso del discorso. Un eventuale confronto con le altre versioni fugherebbe, comunque, ogni dubbio. Bingo2,5 !

Questa ultima versione in francese mi ha fatto sorgere un dubbio ed ho ulteriormente approfondito la ricerca in più vocabolari della lingua italiana che mi ha portato a scoprire che statuto politico eccezionalmente può indicare status, condizione politica. Bingooooooooooooo!!!!!!!!!!

Un principio universalmente riconosciuto attesta che una norma deve essere scritta in modo tale che il cittadino comune, per poterla rispettare, la possa facilmente comprendere ed è quello che si preoccupano di fare inglesi, francesi, spagnoli, russi e cinesi. Chi mi sa dire perché nella traduzione in italiano si usa un’eccezione linguistica che provoca confusione e incomprensione?

Provo a spiegarlo.

Il giudice italiano chiamato ad esprimersi sul diritto di Autodeterminazione del Popolo Veneto, (giudice italiano perché secondo i TRATTATI si accede alle corti internazionali solo dopo aver esaurito tutti i gradi di giudizio interno) potrebbe sostenere con un’interpretazione letterale questa tesi: “In base alla L.881/77 voi Veneti avete già una statuto politico, quello della regione Veneto, PQM (Per Questi Motivi) il ricorso è respinto. Soccombenza delle spese quantificate in XXXXXoni di €” con raccomandazione amichevole “…. e non scassatemi più la minchia!”

Della serie “come ti inchiappetto grazie alla legge”.

Capito il gioco?

A scanso di italici imbrogli, è auspicabile che chi avrà il compito di portare in discussione il diritto di Autodeterminazione nelle aule giudiziarie italiane debba pretendere la consultazione ed il confronto dei TRATTATI INTERNAZIONALI esclusivamente nelle versioni ufficiali dell’ONU.

Daniele Quaglia

2 risposte a L’imbroglio dell’Autodeterminazione-statuto politico

  • stefano della dinastia bolgan scrive:

    Ciao Daniele
    La cosa e facilmente risolvibile.
    Come di solito viene scritto nei trattati internazionali il senso delle leggi non puo essere travisato o interpretato.
    Se nei trattati internazionali la legge non e chiara si ricorre al tribunale internazionale che rimane al di sopra dei tribunali e leggi italiane.
    Nella carta costituzione art. 10 “l’ordinamento italico si conforma alle norme di diritto internazionale…” . Mai visto il contrario.
    Sono del parere che non occorre fare un referendum! Il referendum lo ha gia fatto l’italia per Noi abrogando il plebiscito del 1866.
    Cordialta
    Stefano

    • daniele scrive:

      Io non ho mai considerato la via referendaria: l’autodeterminazione va esercitata e basta ma questo comporta anche inevitabilmente un confronto giudiziario con l’occupante coloniale. Poter dimostrare al mondo che questi sono da sempre ladri e imbroglioni è certamente un punto importante a nostro favore.

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