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Monti: fuori dal tunnel ….. il burrone

Questa volta analizziamo il momento storico-politico-economico  che stiamo vivendo facendo un semplice ragionamento libero, per l’occasione,  da preconcetti di ordine complottistico.

Si dice che  la scuola italiana non sia in grado di preparare gli studenti al mondo del lavoro.

Tutti noi imprenditori grandi o  piccoli sappiamo, per esperienza diretta  che questo “si dice” è una  triste realtà: quante volte abbiamo incontrato neodiplomati o neolaureati in cerca di lavoro che già dal primo approccio, hanno manifestato incredibili lacune e quando sono stati assunti li si è messi a “fare la gavetta” negli incarichi di minor responsabilità?

Un ragioniere  neo diplomato che  ha solo sentito parlare di fatture, RIB, bonifici, aperture di credito, assegni bancari, assegni circolari,  DDT, INPS, INAIL, DURC, Agenzia delle Entrate, Accertamento induttivo ………. ma queste cose non le ha mai viste, toccate o vissute, al momento  dell’impatto con esse cadrà meravigliato dalle nuvole con l’esclamazione: “ah questo è un assegno? ah questo è il DDT? Ah, questo è……………?”

Accade in tutti campi e in tutte le specializzazioni.

Una volta raggiunto il diploma o la laurea, il neotitolato  deve imparare a lavorare; apprendere dal vivo ciò che la scuola non gli ha mai  insegnato,  per poter accedere  alla libera professione  o al lavoro dipendente.

Ma, può avere una giusta percezione del mondo reale chi, per anni ed anni, ha seguito nella formazione questi individui  ottenendo risultati tanto sconfortanti? Può avere la reale percezione di quel mondo che sta al di  fuori delle aule scolastiche  e che ogni giorno brulica freneticamente per produrre quella  ricchezza che servirà anche per tenere aperte quelle scuole?

No! I professori preparano gli allievi a loro immagine e somiglianza.

L’allievo licenziato non conoscerà il mondo del lavoro semplicemente  perché il suo “formatore” non lo ha mai conosciuto.

La tragedia che stiamo vivendo in questi giorni è lo specchio di tutto ciò.

Ci ritroviamo dei Professori con tanti titoli e pochi meriti, imposti da affaristi e politici mediocri, che pretendono di governare uno Stato, il  mondo reale e quello del lavoro ivi esistenti, senza alcuna cognizione pratica.

Così, chi non sa formare gli studenti alla vita e al lavoro, ha la pretesa di risolvere i problemi del mercato del lavoro  arrivando a sostenere che, riducendo il numero delle festività e accorciando  il periodo di ferie, il costo del lavoro sarà più competitivo per cui ci sarà più lavoro e l’agognata ripresa.

Ora tutti sappiamo, meno loro ovviamente, che il costo del lavoro in italia è tra i più alti d’Europa e nel contempo le buste paga sono tra le più basse.

Se le festività sono pressoché analoghe in tutta Europa, quale sarà il fattore X che provoca questa dissonanza?

Risposta: le tasse!

In un momento nel quale il lavoro scarseggia sempre più (lo dimostra l’aumento costante dei disoccupati:

+761.000 unità da giugno 2011 a giugno 2012 pari a +37,5% su base annua,

+73.000 unità  da maggio a giugno 2012 pari a +2,7% nell’ultimo mese,

2.792.000  in  totale i disoccupati pari al 10,8%  della forza lavoro, a tutto giugno 2012

e le ore di cassa integrazione cocesse dall’INPS, vale a dire:

+21,3% rispetto allo scorso mese di giugno 2012,

+44,2% rispetto al mese di luglio 2011

115,7 milioni di ore di cassa integrazione concesse a luglio 2012

700.000 circa i lavoratori coinvolti)

e i senza lavoro sono 3.500.000 unità e non 2.792.000 per un tasso reale che supera il 13%, per offrire lavoro a tutti ci dovrebbe essere una razionalizzazione delle ore lavorate pro capite (come dire meno ore di lavoro a testa ma lavoro  per tutti), questi campioni dell’ idiozia economica  propongono l’opposto: lavorare di più.

Non hanno ancora capito che il lavoro non c’è proprio perché, in questo mondo globalizzato che loro hanno contribuito a generare, i capitali si spostano in quei luoghi dove rendono di più e  pagano meno tasse; ciò che in Italia non è più possibile e lo sta diventando altrettanto nel resto d’Europa.

Le tasse hanno divorato questo Paese che vuole mantenere gli sperperi, a tutti i costi.

Gli unici (non c’è da stupirsi!) a non averlo ancora capito, oltre ai politici, sembra  siano i professori che continuano a fare leva sulle tasse   nell’illusione di far quadrare i conti provocando, invece, la fuga dei pochi grandi e medi  imprenditori ancora rimasti. I piccoli, impossibilitati a spostarsi,  chiuderanno tutti per asfissia da tasse.

Questi professori che  hanno  dimostrato di  non essere idonei per formare gli studenti al lavoro stanno dimostrando di non esserlo nemmeno per guidare il mondo reale, quello dell’economia e  del lavoro, sia per carente formazione, sia  perché non lo conoscono: qualsiasi decisione  uscisse dalle loro menti  sarà errata e dannosa.

Per questo fuori dal tunnel noi vediamo solo il burrone mentre loro continuano a vedere la luce: ma se la luce che intravvedono  risulterà essere quella dell’Aldilà ……. sarà la prova che la nostra analisi era, vanamente,  corretta.

Daniele Quaglia

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