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Il nazionalismo nel pallone

Da oggi un tripudio di tricolori.
Non si può più andare fuori casa che c’è la gara a chi lo mette più grande.
Impressionante a Conegliano, alla rotonda alla Ferrera, quello esposto questo pomeriggio da una trattoria.

A me piace giocare  a calcio.

Non mi piace il calcio delle  serie A e B.

1°)  11 miliardari (parlo di lire) che saltellano un pò nel campo di calcio, diventano idoli da venerare.
2°)  11 Salvatori della Patria, che salvano tutti noi dalle sventure che ci affliggono. Meno male che sono arrivati gli undici calciatori azzurri.
3°)  Ogni sillaba che esce dalla divina bocca del “Mister” è una assoluta, incontrovertibile verità. Come diavolo ho fatto a non pensarla anch’io? Ovvio, perchè non sono un unto da Dio come il Mister.
4°)  Guai a non accettare di scambiare opinioni al bar o in ufficio sul “catenaccio”, il “corner”, o altre menate tecniche. Se non sai parlare di questo sei un buzzurro, non un “azzurro”.
5°)  Dopo ogni partita in cui giocherà l’Italia non risponderò al telefonino perchè, per fortuna, nei boschi del Pian Cansiglio i cellulari non funzionano.
6°)  Trent’anni fa non si vedeva un tricolore appeso fuori dalle case.  Dopo 20 anni (guarda caso dal Maggio 1997: Azione dei Serenissimi): tricolori dappertutto!!!!  Il lavaggio della testa del regime italiota ha funzionato benissimo con i teleutenti, telebeventi di tutto.
7°)  Il patriottismo italico è stato sdoganato proprio dal pallone dei vari mondiali: una sagra di tricolori da pazzi.

Scusatemi:
in fondo al mio cuore una piccola preghierina  mi rimbomba sempre più forte:
“Sperèn che i perde suito”

Fabio  Padovan

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