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Rottamazione cartelle: non c’è 3 senza 4

Si parla insistentemente di una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, la quarta in quattro anni. Una telenovela!

Nonostante i governanti, a parole si dichiarino contrari ad un qualsiasi ipotetico condono, nei fatti si mostrano più accomodanti, spinti più da una fame insaziabile di soldi che dalla volontà di chiudere ogni contenzioso fiscale con i contribuenti; quasi volessero tenere costantemente aperta questa fonte di risorse che non può essere senza fine.

Chi non ha aderito alle tre rottamazioni precedenti può averlo fatto solo per due motivi:

  1. non ha più nulla da perdere e … chi se ne frega;
  2. ha fondate motivazioni per affrontare da vincitore il giudizio tributario.

Per quale motivo questi dovrebbero aderire alla rottamazione quater?

Nel primo caso è da escludere l’adesione a qualsiasi offerta di rottamazione perché, come dice un vecchio adagio, non può uscire sangue dai muri.

Nel secondo, invece, c’è una realistica possibilità di adesione ad un’eventuale nuova rottamazione all’esclusiva condizione che possa essere estremamente allettante.

Come spiegato altre volte, chi ha la certezza di vincere un eventuale ricorso magari per prescrizione delle cartelle esattoriali visto che, per quanto riguarda IRPEF, IVA, IRAP e IRES, i termini sono stati dimezzati e milioni di cartelle sono diventate prescritte, invece di affrontare il giudizio che potrebbe pur sempre presentare qualche imprevisto, il contribuente sarebbe felice di chiudere la questione spendendo non più di quanto avrebbe speso per l’avvocato.

A questo punto, una proposta ragionevole potrebbe essere quella di chiudere tutto versando il 10% del debito lordo e probabilmente lo Stato farebbe un grande affare.

Attendiamo dal 3 dicembre in poi, da quando inizierà la discussione in Parlamento, per capire se tra questi avventurieri politici si possa celare qualche illuminato statista.

Daniele Quaglia

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