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Pace fiscale 2, bene ma ….

Si parla insistentemente di Pace fiscale 2 e l’argomento inizia a tener banco.

Da ciò sembrerebbe che le segnalazioni inviate da LIFE ai governanti siano arrivate a destinazione raggiungendo lo scopo di sensibilizzarli sul fatto che le cartelle esattoriali non coinvolgono esclusivamente le persone fisiche perché una grande fetta, forse la maggior parte di queste, riguarda le persone giuridiche; le società nelle varie forme che vedono le società di persone più deboli e meno tutelate rispetto a quelle di capitali.

Le società di persone fanno capo a persone in carne ed ossa che, a fronte di debiti, rispondono col patrimonio personale, illimitatamente: questo concetto applicato alla pace fiscale potrebbe ridurre alla

miseria più assoluta gran parte di queste figure.

Nella Pace fiscale 1, per stabilire il residuo da pagare si è tenuto conto della situazione patrimoniale personale e famigliare arrivando a cospicue riduzioni, nel caso in esame, al socio-persona pur in gravi difficoltà economiche, veniva richiesto il massimo della somma.

Quindi il socio di una snc o il socio accomandatario di una sas, con queste regole, sarebbe stato fortemente discriminato rispetto ad una qualsiasi altra persona fisica e rispetto anche a tutti gli altri tipi di soci che rispondono esclusivamente per le quote di capitale versato.

Buon segno quindi il progetto di una Pace fiscale 2 dedicata alle società, ma LIFE insiste sul segnalare alcuni elementi che, in mancanza di una robusta sforbiciata di tutte le somme a ruolo, renderebbero conveniente la strada dei ricorsi a qualsiasi contribuente indebitato.

Questi gli elementi:

  1. La quasi certezza che per ruoli “datati” (la maggioranza lo sono visto che la Pace fiscale considera i ruoli dall’anno 2000 in poi) l’Agenzia non sia in grado di esibire in giudizio gli originali delle avvenute notifiche, stante la previsione normativa del DPR 602/1973 che all’ Art.26 comma.5 così dispone: “Il concessionario [Equitalia/Agenzia delle Entrate, Riscossione] deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione”;
  2. Il termine decennale di prescrizione delle cartelle esattoriali portato a 5 anni in virtù della sentenza della Corte di Cassazione 30362/2018 del 23.11.2018 e della CTR (Commissione Tributaria Regionale) del Lazio con la sent. n. 1416/2019 del 12.03.2019.

In presenza di questi elementi la maggior parte delle cartelle è tecnicamente prescritta o di nessuna efficacia ma, poiché deve essere un Giudice a sancirne prescrizione e nullità, diventa d’obbligo per le aziende ricorrere all’avvocato che ha un costo ipotizzabile al 10% delle somme in questione e può garantire il successo di questi ricorsi al 100%.

Se lo scopo della pace fiscale è quello di incamerare ulteriore gettito, il Governo deve tenere conto di questi elementi perché se la sua offerta per una definizione sarà appetibile (non troppo lontana da quel 10% che sarebbe appannaggio degli avvocati) potrebbe veramente incamerare notevoli introiti e mettere una pietra tombale su tutto il regresso compreso il contenzioso; in caso contrario darà inizio ad una nuova, infinita serie di ricorsi che intaseranno le Commissioni Tributarie alle quali, viste le premesse, non resterà che dare ragione ai contribuenti lasciando il Governo con le pive nel sacco.

Non si tratterebbe di un condono ma di una lezione di buon senso, una delle poche registrate da Governi italiani.

Daniele Quaglia

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