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Paghe da fame in funzione di una pulizia etnica?

Riprendendo quanto illustrato qui https://www.life.it/1/la-rivoluzione-unica-alternativa/ è doveroso fare alcune considerazioni di carattere politico che non hanno trovato spazio nel post pubblicato.

Nel settembre 2001, primo mese a tempo pieno, la neoassunta apprendista LIFE percepiva uno stipendio netto di 1.083 euro con una paga oraria netta di circa 6 euro, per 40 ore settimanali; sabato e domenica liberi quindi 8 giorni di riposo al mese.

Con l’equivalente di un’ora di lavoro acquistava quasi 6 litri di benzina e con lo stipendio di 6 mesi riusciva a comperarsi una Panda.

A distanza di 17 anni abbiamo questa paradossale situazione: una giovane diplomata, un anno più anziana della nostra, dopo non poche difficoltà riesce a trovare un lavoro (!?) come stagista in un Centro Commerciale.

E’ impegnata sei giorni su sette per 40 ore lavorative alla settimana: due giorni per 6 ore/giorno ed altri 4 per 7 ore/giorno; ha 4 giorni di riposo al mese di cui solo due domeniche.

Ad ottobre 2018 il suo primo stipendio mensile netto, è stato di 537 euro per una paga oraria netta di 3,1 euro.

Con un’ora di lavoro, oggi la neoassunta acquista 2 litri scarsi di benzina e per comperarsi una Panda dovrebbe lavorare 32 mesi. (rispetto al 2001, con la paga oraria acquista 4 litri di benzina in meno e deve lavorare 26 mesi in più per acquistare la Panda)

Oggi, 17 anni più tardi i prezzi dei beni sono aumentati, nel caso della Panda del 100%, le paghe in generale sono rimaste quasi inalterate salvo la creazione di nuove forme di contratti di lavoro completamente scollegati dai precedenti, con trattamenti economici da Paese sottosviluppato.

Condizioni che portano i giovani a rimuovere dalla loro mente l’esigenza naturale di creare una famiglia.

Il risultato è che non nascono più figli a causa di una povertà indotta da criminali politici, la popolazione invecchia e così facendo si provoca ad arte la falsa esigenza di importare schiavi con due finalità:

ridurre ulteriormente il costo del lavoro (a beneficio di chi?);

sopire l’identità dei popoli autoctoni.

“Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” è il motto attribuito a Massimo D’Azeglio pronunciato il 17 marzo 1861, nella prima riunione del Parlamento dell’Italia unita.

E’ da allora che, senza successo, stanno provando a fare gli italiani e nel contenuto di questo motto affondano le radici di un razzismo strisciante che sta alimentando lo squallido tentativo di pulizia etnica in atto nei confronti di quei popoli non ancora italianamente colonizzati, primo tra questi il Popolo Veneto.

Che facciamo?

Daniele Quaglia

3 risposte a Paghe da fame in funzione di una pulizia etnica?

  • Giorgio scrive:

    Buongiorno.
    Daniele che facciamo?
    Due sole parole:”La Rivoluzione”.

  • FIL DE FER scrive:

    No gavea dubi del parkè quel porco de Alfan el nà invaso de africani e altri.
    El sidegno de stà europa xè ciaro come el sol.
    I ne vol sottomessi do olte. Soto al mondialismo e soto a paghe da fame.
    Pori illusi, dopo el genocidio cultural contro noialtri andado de mal……i ghe prova con altro, ma no i vincerà mai !!!
    WSM

  • Enrico Ricci scrive:

    Noi Piccoli e Medi Imprenditori,siamo la locomotiva d’Italia,ma trainiamo vagoni di letame di opportunisti,intrallazzatori nella politica,nel sociale,di cui pochi si salvano, con spreco di denaro pubblico a vantaggio della imperante corruzione,venendo scuoiati dalle tasse dirette ed indirette per non parlare della cessazione di aziende piccole e medie nel nostro territorio creando purtroppo disoccupazione e ’aggravante aumento del debito pubblico che ha superato il 130% !

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