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Plebiscito: la truffa dell’Unità d’Italia

L’occupazione militare della penisola nel 1860 da parte dei piemontesi accompagnata da eccidi, deportazioni di massa, distruzione, vilipendio come prassi sui cadaveri di partigiani chiamati briganti, corruzione, intrigo massonico, saccheggio di ogni ricchezza, istituzione dei campi di concentramento, aveva bisogno di una parvenza di legittimazione con l’avallo popolare di un Plebiscito, facilmente manipolabile. L’Unità d’Italia ha visto questo strumento oggetto di aberranti manipolazioni che hanno coperto campagne militari, crimini contro l’umanità, che oggi sarebbero perseguite quanto quelle nazi fasciste e gli effetti da quelle generati dovrebbero essere dichiarati nulli. Nulli i Plebisciti e nulle le annessioni degli stati preunitari, all’Italia.

Eccone l’elenco:

11-12 marzo 1860 Plebiscito di annessione della Toscana Fu sospesa la libertà di stampa fino a 5 giorni prima del Plebiscito, sostituiti i sindaci e sciolti i circoli a favore dell’autonomia. I biglietti per il “SI” stampati a migliaia di migliaia e diffusi ovunque, sui muri, affissi manifesti inneggianti a Vittorio Emanuele. Signori e Patrizi minacciati e intimiditi e territorio occupato dalle truppe piemontesi. Risultato 366.571 per il “SI”, 14.952 a favore del “NO” e 4.949 nulli.

11-12 marzo 1860 Plebiscito di annessione del Ducato di Parma Stessa situazione già viste in Toscana. Risultato: 426.006 per il “SI”, 756 per il “NO” e 750 nulli.

21 ottobre 1860 Plebiscito di annessione delle province napoletane Alla data del Plebiscito tutto il regno era invaso da Garibaldini e dalle truppe regolari piemontesi. Il 12 ottobre il IV e V corpo d’armata piemontese sconfinarono nelle Due Sicilie; il 17 a Napoli erano sbarcati 2000 bersaglieri per un totale di 10 battaglioni; il 20 le truppe di Cialdini si scontrarono contro i borbonici al Macerone e il giorno dopo si tennero le votazioni farsa del Plebiscito. Gli elettori convocati furono solo un quarto degli abitanti del regno e votarono in seggi vigilati da camorristi, da mafiosi, da garibaldini e da militari piemontesi. Votarono anche garibaldini, ungheresi ed inglesi aggregati alle truppe piemontesi. Risultato: 1.302.064 per il “SI” e 10.302 per il “NO”

21 ottobre 1860 Plebiscito di annessione delle province siciliane In Sicilia tutto come sopra con la variante della compravendita di schede elettorali al prezzo di 2 scudi e smarrimento di certificati elettorali che furono regole diffuse. In 238 distretti su 292 totali non ci fu neanche un “NO”, in diversi seggi vi furono più voti che elettori effettivi e i voti contrari furono certamente un falso perché “niuno avrebbe osato emettere voto negativo”. Risultato: 432.053 per il “SI” e 709 per il “NO”

4 novembre 1860 Plebiscito di annessione delle Marche con territorio occupato dalle truppe piemontesi su circa 212.000 iscritti i votanti sono 134.977 (63,7%), i voti favorevoli 133.765 e i contrari 1.212.

4 novembre 1860 Plebiscito di annessione dell’Umbria su 123.000 iscritti i votanti sono 97.708 (79,4%), i voti favorevoli 97.040, quelli contrari 308. I risultati saranno solennemente presentati a Vittorio Emanuele II a Napoli il 22 novembre.

21-22 ottobre 1866 Plebiscito di annessione del Veneto Perse le battaglie di Custoza e di Lissa, le uniche combattute della terza guerra di indipendenza, l’Italia si ritrova vincitrice grazie alla alleanza con la Prussia che aveva costretto alla resa l’Austria. Il Veneto viene consegnato alla Francia che si impegna di rimetterlo a se stesso perché possa decidere con un libero Plebiscito, l’annessione all’Italia. Il 19 ottobre 1866 i rappresentanti di Austria, Francia e Italia ebbero un incontro all’Hotel Europa, sul Canal Grande per definire la questione. L’Austria cedette il Veneto alla Francia che lo girò a 3 notabili veneti, non casuali, che avrebbero rimesso il loro incarico nelle mani del rappresentante italiano con una lettera già pronta. Così si completò la cessione all’Italia ancora prima del Plebiscito, che fu deciso il 19 per il 21-22 ottobre. Con il territorio militarmente occupato, con tutti gli imbrogli e intimidazioni già collaudati si svolse il libero Plebiscito con questi scandalosi risultati: 641.757 per il “SI”, 69 per il “NO” e 366 nulli.

2 ottobre 1870 Plebiscito di annessione di Roma e del Lazio Il 21 settembre il generale piemontese, Cadorna entra in Roma con l’intero stato maggiore alla testa dei suoi reggimenti, il 29 settembre fu indetto il Plebiscito che si svolgerà 3 giorni dopo, il 2 ottobre sotto occupazione. Ovunque furono affissi manifesti “Si, vogliamo l’annessione” e distribuite schede con la sola scritta “SI” mentre un ingegnere francese che aveva chiesto dove si trovassero le schede con il “NO”, fu fermato e trattenuto per un’ora dalla polizia. A Monte San Giovanni, dove erano iscritti solo una cinquantina di elettori, si contarono ben 900 voti a favore dell’annessione

Riassumendo

STATO

ANNO

PLEBISCITO

ABITANTI

DIRITTO DI VOTO

SI

NO

NULLI

deciso il

svolto il

DUCATO DI TOSCANA

1860

11-12 marzo

534.000

366.571

14.925

4.949

DUCATO DI PARMA

1860

11-12 marzo

526.218

426.006

756

750

PROVINCE NAPOLETANE

1860

21 ottobre

6.500.000

1.650.000

1.302.064

10.302

0

PROVINCE SICILIANE

1860

21 ottobre

2.232.000

575.000

432.053

667

0

MARCHE

1860

4 novem.

212.000

133.765

1.212

UMBRIA

1860

4 novem.

123.000

97.040

308

VENETO

1866

19 ottobre

21-22 ottobre

2.603.009

641.757

69

366

ROMA E LAZIO

1870

29 settem.

2 ottobre

167.548

133.681

1.507

103

I 150 anni dell’Unità così ottenuta, sono una realtà garantita da una classe politica istituzionalmente corrotta da stipendi che non hanno ragione di essere se non per assopire qualsiasi velleità di cambiamento e allora per questa classe, Regno d’Italia o Repubblica italiana, rappresentano indistintamente la patria, la loro ma non quella della gente.

E dire che c’è ancora qualche credulone che crede di poter cambiare questo Paese con un referendum: come pensare di vincere al gioco delle tre carte.

Daniele Quaglia

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