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Po£isia Nathiona£e Veneta

(a cura di Daniele Quaglia)

Po£isia Nathiona£e Veneta: a distanza di due anni è doveroso fare dei chiarimenti.

Nel 2005 LIFE Treviso ha riconosciuto le Istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto e dal 2008 le ospita nei propri uffici.

Il progetto di una Polizia Nazionale Veneta nasce, come legittimo diritto del Popolo Veneto, in ambito alle istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto (non di LIFE Treviso!) autocostituitesi a norma e in rispetto del diritto di Autodeterminazione dei Popoli.

Il Patto Internazionale relativo ai Diritti civili e politici, adottato dall’ONU a New York il 19.12.1966 ratificato  dal Parlamento italiano e diventato Legge italiana, L.n.881 del 25/10/1977, nella PARTE PRIMA, all’Art.1, punto 1,  sancisce:

Tutti i Popoli hanno diritto di Autodeterminazione. In virtù di questo Diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

Al punto 3 dello stesso Articolo:

Gli Stati parti del presente Patto (anche Italia) ivi compresi quelli che sono responsabili dell’amministrazione di territori non autonomi e di territori in amministrazione fiduciaria, debbono promuovere l’attuazione del diritto di autodeterminazione dei popoli e rispettare tale diritto, in conformità alle disposizioni dello Statuto delle Nazioni Unite.

Infine la risoluzione n.2625 del 24/10/1970 della Assemblea Generale dell’ONU prevede questa clausula:

Gli Stati devono astenersi dall’esercitare azioni di forza volte a privare i popoli cui questa dichiarazione si riferisce, del loro diritto alla libertà, all’indipendenza e all’autodeterminazione. Nella resistenza che tali popoli opporranno a tali azioni per difendere il loro diritto all’autodeterminazione, essi avranno il diritto di chiedere e ottenere aiuto dalla comunità internazionale in accordo con i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite.

Queste norme sono state sottoscritte dall’Italia, sono diventate leggi italiane con forza prevalente sul diritto interno.

Ogni funzionario dello Stato italiano  è tenuto  a  rispettarle e a farle rispettare.

In ogni nostra azione o rivendicazione che si richiami all’Autogoverno del Popolo Veneto, abbiamo sempre e comunque,  fatto riferimento a questi diritti innati del nostro Popolo.

E’ presumibile che il diritto alla libertà, all’indipendenza e all’autodeterminazione di un Popolo comprendano  il diritto, per questo Popolo, di costituire una sua Polizia Nazionale.

Proprio questo rappresenta la costituzione di una Po£isia Nathiona£e Veneta: l’esercizio di un diritto da parte di un Popolo.

Anche nell’Intervista concessa alla giornalista Angela Pederiva di Antenna 3 con il servizio del pignoramento in LIFE nella quale il sottoscritto annunciava  la costituzione di una Polizia armata per esercitare tutte le funzioni tipiche di polizia come la polizia di un qualunque Stato, quando le Istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto saranno  nella loro completezza e lo Stato Veneto compiuto (la parte sottolineata è stata omessa nel servizio ma è pensabile che sia presente nel materiale acquisito dai funzionari italiani) .

Abbiamo sempre compiuto azioni lecite, agendo in autodeterminazione  come legittime  Istituzioni di Governo del Popolo Veneto.

Ma lo Stato italiano come risponde?

Alla prima occasione propizia manda 60 uomini della DIGOS di tre Procure, (Vicenza, Belluno e Treviso) coordinate da Treviso, alla ricerca di armi e documenti inerenti la Po£isia Nathiona£e Veneta con perquisizioni presso le abitazioni e gli ambienti di lavoro  di 8 cittadini che  dichiareranno la loro  appartenenza al Popolo Veneto e la extra territorialità delle loro case e degli ambienti di lavoro.

Gli 8 saranno condotti in questura  e li trattenuti per diverse ore con perquisizioni personali e delle auto.

Tutti si sono rifiutati di firmare i verbali ed alcuni hanno esibito documenti di identità veneti che saranno sequestrati.

Le armi esibite in conferenza stampa dalla Questura di Treviso vengono dichiarate, nel verbale di sequestro, “armi legalmente detenute” di proprietà di Gallina Paolo Comandante dei Vigili di Cornuda  autorizzato collezionista di armi.

Armi custodite in cassaforte come gioielli e delle quali la Questura ne era a perfetta conoscenza,  da sempre.

Altre cose sequestrate:  8  tute blu usate da meccanici della RAF e acquistate in INTERNET, una camicia bianca con pantaloni neri, 2  bandiere di San Marco,  una decina di computers, incartamenti vari e irrilevanti.

All’infuori degli indumenti e dell’incartamento, tutto è stato rimesso a disposizione  dei legittimi proprietari, comprese le armi che  sono, silenziosamente, sparite dall’inchiesta anche se rimangono presenti nei servizi televisivi e sul sito ufficiale della Polizia di stato.

http://questure.poliziadistato.it/Treviso/articolo-6-643-5972-1.htm

Tutti i sospetti a nostro carico sono venuti via via scemando e l’unica accusa che poteva presentare  qualche difficoltà per la nostra difesa, quella di costituzione di banda paramilitare è decaduta per l’abrogazione del relativo decreto da parte del Ministro alla esemplificazione, Calderoli.

Secondo l’accusa formulata in base ad un rispolverato decreto del 1948, con una striminzita giurisprudenza relativa, era fatto divieto ai cittadini di organizzarsi in gruppi con dotazione di divise e un ordine gerarchico.

Le armi non c’entrano assolutamente nulla ma è stata fatta questa associazione di idee (voluta? da chi? perché? casuale?)  che si è radicata nell’opinione pubblica tant’è che, nell’immaginario collettivo, la “banda paramilitare” viene associata erroneamente ma indelebilmente alle armi.

Per essere più semplici, anche gli scouts, una squadra di calcio, di pallavolo, basket, ciclismo, potrebbero essere accusati di costituzione di banda paramilitare per il semplice fatto di essere  tutti dotati di una divisa e di un inquadramento gerarchico con capi, guide, lupetti, capitani e vice …….!

La scoperta di armi che avrebbe consentito agli italiani di schiaffarci dritti dritti in galera,  non si è rivelata proprio una gran scoperta come non  è stata una buona idea quella di contrastare  il diritto alla libertà,  all’indipendenza e all’autodeterminazione del Popolo Veneto, da sempre rivendicati,  come perseguimento di reati comuni quali costituzione di bande, fantomatici  addestramenti  con armi, attentati a politici …….. tutte balle!

In tutta la vicenda della Po£isia Nathiona£e Veneta, le istituzioni italiane commettono  una palese serie  di violazioni di diritti umani, civili e politici barattando le Istituzioni di Autogoverno del Popolo Veneto con un movimento  paramilitare e i diritti di un popolo con attentato all’ordine pubblico.

A tempo debito, chiederemo giustizia nelle sedi internazionali e denunceremo i responsabili di reati commessi contro il patto internazionale  relativo ai diritti civili e politici.

Alla luce di quanto sino ad ora avvenuto di cui ben poca informazione è stata fatta  e senza null’altro aggiungere per evitare di condizionare il senso critico di chi legge,  rimando ai video qui sotto per offrire  un nuovo punto di vista dei fatti, dichiarazioni e operato delle istituzioni italiane:

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