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Poltrone e politici: uniti oltre la morte

Il Senato gli vieta di rinunciare alla sua poltrona!

Fatta salva l’umile poltrona di casa, amica che offre riposo e relax quando ci si abbandona, tutte le altre sono esseri inanimati ma possessivi, che paradossalmente si impadroniscono di anima e corpo di chi le siede o presiede, trasformando i buoni propositi morali iniziali in freddi tornaconto.

Così, poltrona e chi la siede diventano un tutt’uno, inseparabile come due gemelli siamesi con una sola testa, un solo cuore ma due corpi.

E’ il caso di Giuseppe Vacciano e della sua poltrona, quella di senatore della Repubblica italiana dalla quale, in questi giorni, tenta la separazione per la quarta volta.

I colleghi senatori hanno già respinto per tre volte le sue dimissioni e lui le ha ripresentate per la quarta volta perché, dice “non voglio far parte della casta del vitalizio”.

Si ritiene “ostaggio di quella stessa casta” disposta a far le piroette politiche pur di arrivare a maturare il diritto al vitalizio: per ciò ha chiesto più volte al presidente del senato, Grasso, di esserne liberato.

Ma a quanto pare, il suo agire è considerato grave eresia e come tale, sembra che i colleghi senatori abbiano pensato ad una condanna esemplare: l’inseparabilità perpetua dalla sua poltrona.

E non è detto che, in caso di suicidio o morte prematura alla fine del mandato di Giuseppe Vacciano, il diritto al vitalizio non sia trasferito “di imperio” agli eredi, come ultima beffa al suo essere eretico

Daniele Quaglia

per approfondimenti:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/23/giuseppe-vacciano-il-senatore-ostaggio-della-casta-non-lo-fanno-dimettere-da-765-giorni-non-voglio-il-vitalizio/3332998/

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