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Pur di pagare meno tasse

Ovvero quando l’Italia offriva tassazione di favore a chi si trasferiva al Sud a scapito delle piccole aziende del Nord.

L’opportunità di pagare meno tasse per le società che investono in determinati territori è una tecnica per attirare capitali che alcuni Stati offrono per incentivare l’economia di zone depresse.

L’Italia è forse il capostipite di questa tecnica già dagli anni ’90, quando concedeva al suo interno, la detassazione per quelle aziende che avessero trasferito la loro attività dal Nord verso il Sud; da qui inizia la migrazione di capitali da luoghi considerati opulenti verso altri dichiarati depressi.

Allora, gruppi industriali tipo Benetton e Stefanel, che operavano nel settore abbigliamento, hanno spostato la loro produzione affidata sino ad allora a piccole aziende venete verso il sud, lasciando queste in balia di fallimenti economici e sociali in nome del profitto.

Vedi https://www.life.it/1/lassalto-ai-lavoratori-autonomi/

Ma il processo, con l’avvento della globalizzazione patrocinata da tipini come Prodi, si è ben presto espanso per trovare nuove opportunità di arricchimento prima nell’est europeo, poi nel nord Africa e infine nell’est asiatico.

Il processo di delocalizzazione ha riguardato non solo lo spostamento dei siti produttivi ma si è affinato e le società hanno creato delle holding con sedi legali in Paesi dove la tassazione risultava più conveniente: produrre dove costa meno e pagare meno tasse in Paesi compiacenti.

Questo hapromosso l’Italia e presumibilmente il resto del mondo industrializzato, visto che il fenomeno è globale, e non si comprende il perché, solo ora, ci sia una levata di scudi verso quei Paesi che offrono politiche fiscali così dette “aggressive” quali l’Olanda, Cipro, Malta, Lussemburgo, Irlanda.

Chi è causa dei propri mali pianga sé stesso e in questo all’Italia non ha lacrime a sufficienza.

Daniele Quaglia

https://www.studiocataldi.it/articoli/38568-ue-le-politiche-fiscali-aggressive-a-danno-di-altri-paesi.asp

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