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Quando l’ubriaco è l’etilometro

Il coronavirus colpisce anche l’etilometro

La notizia della sospensione dei rilievi con l’etilometro da parte degli organi di Polizia di Stato, come misura precauzionale per evitare la trasmissione del coronavirus, ristabilisce l’accertamento empirico delle condizioni di idoneità alla guida di chi ha assunto sostanze alcooliche.

Praticamente dovranno essere osservati con particolare attenzione alcuni indizi quali l’alito vinoso, gli occhi lucidi e arrossati, il parlare in modo disconnesso, l’incapacità di stare in piedi o di camminare diritto o la perdita del senso di orientamento, come avveniva molti anni fa.

Allora non esistevano parametri prestabiliti ma il buon senso degli agenti che permetteva di scoprire l’astemio che con mezzo bicchiere di vino non era in grado di reggersi in piedi, figurarsi a guidare, o un bevitore che con mezzo litro di vino in pancia era talmente lucido da poter sfidare un pilota di rally.

Queste situazioni anomale sono percepibili da un osservatore umano ma sfuggono all’etilometro, programmato con parametri fissi e per cui l’astemio, strafatto con mezzo bicchiere di vino sarebbe idoneo alla guida, per zero unità di alcool presenti nel cavo orale e l’altro, a cui si potrebbe affidare la guida di uno scuolabus in piena sicurezza, sarebbe condannato all’emarginazione sociale magari per uno 0,1 sopra il parametro previsto.

Ci auguriamo che il coronavirus porti un po’ di saggezza ai politici, a partire da quelli che hanno sottovalutato la sua pericolosità.

Daniele Quaglia

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