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RAI a servizio del governo: paghiamo noi!

CAMPAGNA CONTRO IL CANONE RAI

Da Italiaoggi del 14/10/2015 articolo di Tino Oldani

…….. In Rai il costo del lavoro medio nel 2014 è stato di 77.139 euro, superiore a quello della Bbc inglese (62.635 euro), che ha un fatturato doppio della Rai. Pur avendo il 50% di dipendenti in più (17.651 addetti, con 444 dirigenti), la Bbc ha il 20% in meno di dirigenti rispetto alla Rai (11.851 addetti, con 573 dirigenti). La Bbc non ha stipendi sopra i 500 mila euro e solo tre stipendi tra 400 e 500 mila euro. La Rai ne ha quattro sopra i 500 mila e altri quattro tra 400 e 500 mila. Inoltre la Bbc ha una percentuale di stipendi sotto i 100 mila euro molto maggiore rispetto alla Rai, dove invece abbondano quelli tra 100 e 200 mila. Quanto ai giornalisti, l’organico Rai ne conta 1.939, dei quali 324 hanno la qualifica di dirigente (direttori e vicedirettori). La relazione al Parlamento ricorda che il numero dei giornalisti Rai è rimasto stabile, mentre l’audience dei Tg è molto diminuita: il Tg1 è sceso da 6,5 milioni di ascolti nel 2005 (30,4% di share) a 5,2 milioni nel 2013 (23%).

A causa della crisi della pubblicità in tv, la Rai ha scavalcato Mediaset nella graduatoria nazionale per ricavi e, sommando canone e pubblicità, è oggi il secondo gestore televisivo nazionale (dopo Sky Italia), con 2,3 miliardi di ricavi (1,6 da canone più 632 milioni da pubblicità), contro i 2,6 miliardi della pay-tv di Murdoch e i 2,2 miliardi di Mediaset. Nonostante questo, afferma la relazione sul ddl, «la posizione finanziaria netta della Rai mostra un evidente peggioramento, cui si accompagna una caduta degli investimenti» (meno 12,7% nella fiction, considerata un settore strategico). Infine, solo il 5% degli utenti considera le trasmissioni Rai di grande qualità, mentre per la Bbc il gradimento è del 30%.

Le reti Rai mantengono tuttavia un ruolo predominante nelle scelte degli utenti per acquisire informazioni (76%), contro il 44% che «si informa anche attraverso i quotidiani, l’11% anche attraverso la tv a pagamento, e ben il 40% anche attraverso internet». In concreto, la tv è in Italia il mezzo più utilizzato dai cittadini per informarsi, e di riflesso il più influente nella formazione del consenso politico. La riforma Rai di Renzi, che sta facendo di Viale Mazzini una dépendance di Palazzo Chigi, ne ha ovviamente tenuto conto: un modello che rimanda più all’Eiar che a una media-company.

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