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Sabotaggio al Diritto di Autodeterminazione!

Tutti i motivi che, partendo dal riconoscimento di minoranza nazionale fanno pensare ad un attacco contro il diritto di Autodeterminazione, legittima aspirazione del Popolo Veneto.  Spiace per quei Sindaci che in buona fede hanno messo la loro faccia, ma più ci si addentra nel così detto “Progetto di Legge 116” applicazione della “convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali” che trovate qui http://www.consiglioveneto.it/crvportal/pdf/pratiche/10/pdl/PDL_0116/1000_5Ftesto_20presentato.pdf    più si delineano i risvolti di un sabotaggio contro il processo di Autodeterminazione del Popolo Veneto.

Eccoli i motivi della inequivocabile conclusione.

Allo stato attuale non esiste una definizione giuridica di minoranza nazionale in quanto né ONU, né UNESCO né qualsiasi organismo internazionale od europeo hanno mai provveduto a ciò!.

E’ difficile parlare con un interlocutore di un qualcosa che non è ben definibile ed il cui concetto è altrettanto aleatorio, si rischia di intavolare discussioni sui massimi sistemi per non arrivare ad alcuna conclusione, parlare solo per parlare. Presentarsi in queste condizioni, ad un confronto con lo Stato italiano, eccellenza mondiale nell’ambiguità non ha alcun senso. Poi, con la presunzione di aver spiegato chiaramente allo Stato italiano le ragioni di una minoranza nazionale, non resta altro che convincerlo al passo successivo: il riconoscimento.

Il riconoscimento delle minoranze nazionali non è un meccanismo automatico e gli Stati, di fronte a tale evenienza hanno quattro alternative:

1. riconoscimento costituzionale;

2. riconoscimento sulla base di strumenti giuridici internazionali ad hoc;

3. riconoscimento implicito, attuando norme e regolamenti inerenti lo sviluppo della cultura;

4. NON RICONOSCIMENTO, in pratica il comportamento fino ad ora tenuto dall’Italia nei confronti del Popolo Veneto.

Paradossalmente ci sono delle situazioni in cui uno Stato, pur ammettendo l’esistenza di un gruppo minoritario all’interno della popolazione, attua misure rigide nei confronti dei suoi membri: è il caso del governo del Regno Unito, che giustifica la mancanza di norme a tutela delle minoranze come una forma implicita di riconoscimento: la minoranza esisterebbe anche senza tutela statale.

Tra l’altro la convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali firmata a Strasburgo il 1° febbraio 1995 non contempla alcun pacchetto prestabilito di diritti-privilegi da riconoscere alle minoranze nazionali; tutto è reso più difficile non solo dal diverso approccio metodologico degli Stati, ma anche dalle diversità che si possono manifestare nell’ambito dello stesso paese, e dalle diverse caratteristiche che rivestono i gruppi minoritari, complice anche la disomogenea terminologia per distinguerli tra loro; nel merito è lasciata massima discrezionalità agli Stati che d’ora in avanti avranno, nei confronti delle minoranze riconosciute, l’unico obbligo di attenersi alle disposizioni dell’art.27 del Trattato Internazionale sui Diritti Civili e Politici ratificato con legge 881/77.

Però, al di là di quello che potrebbe apparire conveniente allo Stato italiano, cioè non riconoscere ai veneti la specificità di minoranza nazionale in realtà viene offerta, allo stesso, la grandissima opportunità di sbarazzarsi di ogni anelito indipendentista.

Se consideriamo il fatto che il riconoscimento del Popolo Veneto come minoranza nazionale, potrebbe costare poco o niente allo Stato italiano come già per il Regno Unito (al massimo qualche corso di lingua Veneta organizzato ad hoc magari dall’Istituto Lingua Veneta) ma che priverebbe la lotta per l’indipendenza del Veneto di un importante elemento ideologico, la discriminazione, verrebbe a cessare la materia del contendere. Solo allora capiremmo perché il riconoscimento di minoranza nazionale sarebbe una iattura per gli indipendentisti e potrebbe continuare a garantire, allo Stato italiano, il flusso continuo dei contestati 20 MLD di residuo fiscale.

Malauguratamente ciò si verificasse, da allora in avanti la lotta perderebbe gran parte delle ragioni per cui è iniziata e tale eventualità non può non richiamare l’attenzione sull’autore di questo disegno di legge – , che il 13 maggio 1997, cinque giorni dopo la liberazione del campanile di San Marco ad opera dei Serenissimi, denunciava ai Carabinieri di Rubano collegamenti con il movimento LIFE utili a ricostruire il profilo e le interconnessioni del movimento secessionista Veneto; che il giorno dopo, il 14 maggio 1997, lo stesso inviava una missiva al Presidente del Parlamento europeo dichiarandosi cittadino europeo e italiano, rappresentante di Italia Concreta – Associazione Politica Utenti; che il 23 maggio successivo era oggetto di una richiesta della Procura della Repubblica di Venezia, classificata Riservata, rivolta ai Carabinieri di Rubano (PD) di assunzione a sit per essere ascoltato sui collegamenti di LIFE con il movimento secessionista Veneto, lo stesso individuo che diventerà, nei giorni odierni, l’estensore di questo incredibile progetto di Legge e che, nell’arco degli anni, si sarà particolarmente distinto per attività ostili nei confronti di patrioti veneti. A questo punto, senza tanto ardire o persistere in pensieri peccaminosi, non posso che  concludere con un urlo liberatorio. Noooooooo!

Daniele Quaglia

Fonti http://www.lettere.uniroma1.it/sites/default/files/868/10.%20STORIA%20DEI%20DIRITTI%20DELLE%20MINORANZE%20-%20F.%20Dal%20Passo.pdf

http://www.altalex.com/documents/news/2012/07/12/tutela-internazionale-delle-minoranze

 

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