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Sciogliete questa Repubblica

Poliziotti che chiedono soldi ai migranti in cambio del rinnovo dei documenti, Carabinieri che immettono sul mercato della droga quella appena sequestrata, finanzieri che chiudono un occhio a pagamento, Direttori dell’Agenzia delle Entrate che “sistemano” certe pratiche, Consiglieri di Stato che pretendono favori sessuali (Bellomo) o la manina (Garofoli) che all’insaputa del Governo inserisce in finanziaria una

erogazione a favore della Croce Rossa che gli aveva “svenduto” uno stabile , Giudici della fatta di Savasta e Nardi che vedremo più sotto e politici disposti a tutto.

Che relazione ci può essere tra corruzione e istituzione?

La Corruzione si sviluppa negli ambienti del potere dove si possono prendere decisioni in grado di condizionare il destino degli eventi e delle persone.

Quindi la corruzione ha il suo habitat ideale e specifico nelle istituzioni e basterebbe intensificare i controlli e irrigidire le pene per contrastarla.

I corrotti nella Repubblica di Venezia venivano citati su pubbliche lapidi marmoree a perenne ricordo, dopo aver assaporato la rigidità delle leggi e la severità delle pene che portavano gli eredi del corrotto a maledirlo a futura memoria.

Per questi motivi la Corruzione non fu mai un grosso problema nella Repubblica Veneta.

Con la Repubblica italiana la corruzione sembra essere assurta a istituzione, già dalla sua nascita, visto che le navi di acciaio italiane speronate e affondate da quelle di legno della marina austro veneta nella battaglia navale di Lissa del 1866, furono costruite con acciaio di bassa qualità e spessore minimo per una questione di corruzione e tangenti.

Anche i Veneti moderni, però, si sono adeguati al sistema corruttivo italico ed il caso Mòse, è lì a testimoniarlo.

Ma per capire quanto questo sia radicato nelle istituzioni italiane, basta pensare al recente caso dei due giudici Michele Nardi e Antonio Savasta accusati di corruzione in atti giudiziari e di associazione per delinquere; caso che ritorna di attualità per una ulteriore denuncia, quella di un facoltoso imprenditore, importatore di grano, preso di mira dai due giudici con inchieste e carcerazioni al solo scopo di estorcergli 500.000 euro, ma per questo fatto non rischiano niente perché il reato è prescritto.

Per questa vicenda vedere http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/chi-ha-sete-giustizia-sara-giustiziato-39-39-quei-due-198528.htm

C’è qualcosa da salvare in questo Paese o le sue istituzioni si ritrovano una corruzione in metastasi tale da evocare l’eutanasia politica, vale a dire lo scioglimento della Repubblica?

Sarebbe un atto d’onore in grado di mitigare, agli occhi dei posteri, una disonorevole storia, la storia italiana.

Daniele Quaglia

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