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Se i governanti danno i numeri, i governati ….

I nuovi governanti hanno programmato la rivoluzione ma, in questo Paese, mai i programmi hanno trovato realizzazione.

La vita, come si sa, riserva costantemente sorprese a volte buone e a volte cattive, ma nella media, le une equivalgono alle altre, salvo in casi eccezionali che vanno a confermare questa regola.

In un’azienda o anche in una famiglia, vengono costantemente sviluppati dei piani economici attraverso i quali si stabiliscono gli obiettivi da raggiungere ed i mezzi con i quali realizzarli e, nella maggior parte dei casi, questi piani vengono rispettati.

La Repubblica italiana, come insieme di enti che amministrano il relativo popolo, invece, sembra essere l’eccezione negativa in quanto i piani programmati non trovano mai realizzazione.

Per fare un esempio, il Dpef (Documento programmazione economica e finanziaria) per il 2006-2009 (Governo Berlusconi) proiettava le sue previsioni sui “Livelli stimati di rating (*) nel periodo 2005-2050” che stimavano, per il 2015, il raggiungimento del massimo rating per l’Italia (AAA) che sarebbe stato conservato fino al 2050, mentre gli altri Stati, indicati a riferimento, (Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti) sarebbero incorsi in un’arrestabile declino. Dati confermati da una delle più autorevoli agenzie di rating!

Il miracolo si sarebbe compiuto grazie alla riforma delle pensioni voluta da Maroni, poi modificata nel 2007 da Damiano .

Invece, nel 2015, il rating reale presentava questi dati:

Francia (AA) , Germania (AAA), Gran Bretagna (AA), Stati Uniti (AA+) e l’Italia (BBB) ultima del girone, con una valutazione pari a quella di Colombia, Filippine e Uruguay.

Lo stesso Dpef prendeva in esame anche il debito pubblico che, sempre in funzione della riforma Maroni, nel 2018 era stato previsto:

al 70% del PIL ed al 60% nel 2020, per poi, quasi azzerarsi nel 2040 mentre, oggi come oggi, il debito è cresciuto al 132%, quasi il doppio del previsto nel 2006-2009.

L”origine di queste previsioni, catastroficamente contraddette, non è ideologicamente classificabile in quanto trasversale ai partiti essendo una costante, originaria, del sistema Italia.

Così nel Dp(e)f del 2010-2013, per il 2013 era previsto:

debito pubblico al 90% del PIL che, nella realtà, arriverà al 128%.

Nemmeno il Super Governo Monti sfuggirà a questa costante, quando nel 2015 prevedeva:

debito pubblico al 114,4% che, nella realtà salirà al 132,6%.

Mentre gli altri governi succedutisi, non hanno fatto altro che contribuire ad aggravare la situazione reale.

Queste previsioni azzardate non sono frutto di una banda di truffatori come sarebbe lecito supporre, ma ben più grave, è che scaturiscono da menti che impongono il loro governo ad una maggioranza assoluta, costituita da famiglie ed imprese che, se funzionassero come il sistema Italia, questa sarebbe da tempo estinta, per la felicità di tutti loro.

E’ solo il malsano senso di sopravvivenza dei cittadini e delle aziende a tenere in vita il sistema: a loro il compito di staccare la spina e decidere del loro futuro.

(*) E’ un voto sull’affidabilità economica assegnato agli Stati, da parte di agenzie internazionali. Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Rating

Daniele Quaglia

Liberamente tratto da http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-06-19/italia-tripla-e-debito-azzerato-germania-spazzatura-l-inguaribile-ottimismo-def-165337.shtml?uuid=AEDgr08E&cmpid=nl_morning24

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