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Senza debito pubblico, niente tasse

Lo STATO (in maiuscolo) è l’organizzazione di persone che condividono valori, obiettivi e progetti.   Questa semplice definizione comporta una conseguenza tanto logica quanto inaudita e cioè che lo STATO ha il compito di organizzare l’operosità dei cittadini, darne un valore e pagare con la sua moneta, al fine  di raggiungere e permettere a tutti  una esistenza serena  e felice.

Esiste anche lo stato (in minuscolo), non come participio passato del verbo essere,  ma come organizzazione  espressione del male e che incontreremo in questo scritto in contrapposizione a STATO.

Quanti di noi possono affermare, attraverso l’esperienza di vita vissuta, che questo nostro stato ha operato e sta operando per la felicità dei suoi cittadini?

Fatta salva la schiera di parassiti che in questo stato hanno trovato la gioia del far nulla pagata in cambio del voto, tutti gli altri, la maggioranza assoluta, può certamente affermare di non aver mai, fino ad oggi, vissuto una vita di tale qualità.

La causa primaria dei nostri pensieri e preoccupazioni di cittadini oberati, è da attribuirsi proprio a colui che ha tratto origine dal presupposto inverso: lo stato italiano.

Oggi come oggi famiglie ed aziende, dopo una estenuante lotta per la mera sopravvivenza, condividono lo stesso identico problema: la difficoltà di pagare le tasse che lo stato impone.

Ciò avviene perché  a causa della crisi economica, indotta e programmata dallo stato e in questo Monti  è reo confesso, c’è scarsità di denaro circolante  e,  dovendo scegliere se  pagare un servizio che, in caso contrario, può essere da subito sospeso creando gravi difficoltà (pensiamo a luce, gas, acqua, dipendenti, fornitori …) oppure   pagare le tasse,  cosa che  in caso contrario e nell’immediato non provoca alcun effetto, i cittadini e le aziende scelgono la prima opzione.

Questa scelta obbligata evidenzia che le tasse  costituiscono una richiesta che va ben oltre  il valore del reddito percepito e usato per la mera sopravvivenza, sono un surplus negativo  che crea disperazione.

Affermare, a questo punto,  che lo STATO potrebbe svolgere le sue funzioni senza dover imporre alcuna tassa a carico dei cittadini sembrerebbe una presa in giro.

Invece è assolutamente vero ma per fare ciò lo STATO deve essere padrone e sovrano della sua moneta.

Non è così per lo stato italiano che, mentre una volta era padrone e sovrano della sua moneta (Lira) dal 1981 ne ha ceduto la proprietà e la sovranità alla Banca d’Italia che nello stesso tempo diventava privata.

Da allora lo stato italiano non ha più la possibilità di stampare la moneta in base alle sue esigenze ma è costretto a richiederla, allora  come Lire alla Banca d’Italia, ora come  Euro alla BCE anch’essa privata, pagando a queste banche un corrispettivo in titoli (emissione di Bot, CCT ….) pari al valore delle monete maggiorato degli interessi  ( es.: per 1 miliardo di € richiesti=pagamento in titoli per 1,05 mld €).

Per avere 1 miliardo di € lo stato italiano si è indebitato, tramite i Bot emessi, di 1,05 miliardi di € e questo debito, chiamato poi DEBITO PUBBLICO, sarà pagato dai cittadini con nuove tasse.

Se invece lo STATO stampa in proprio 1 miliardo di € non dovrà pagare  assolutamente nulla a chicchessia e così ha la possibilità di usare 1 miliardo di € direttamente per finanziare le sue attività senza aver creato DEBITO PUBBLICO, quindi a costo zero, con la conseguenza che i cittadini non avranno tasse da pagare.

Orbene, lo stato italiano, rinunciando alla proprietà e alla sovranità della sua moneta ha innescato un meccanismo perverso per cui, ad ogni nuova richiesta di moneta alla BCE, si crea nuovo debito che va a sommarsi a quello vecchio oltre agli interessi : il tutto rende il DEBITO PUBBLICO formatosi,  materialmente impagabile e crescente all’infinito.

Dal 1981 lo stato italiano non è più STATO, vale a dire, non è più quell’organizzazione dei cittadini che condividono valori, obiettivi e progetti con il fine di vivere un’esistenza felice, ma con la complicità di politici, burocrati e funzionari, che hanno venduto il loro silenzio,  si è trasformato in un mostro che combatte il bene e  che continuerà ad agire indisturbato fin tanto che,  qualche cittadino consapevole, non deciderà di organizzarsi nuovamente in STATO.

Anche per questo odio il tricolore.

Daniele Quaglia

 

6 risposte a Senza debito pubblico, niente tasse

  • Alberto Pento scrive:

    Daniele ke oror ca te ghè scrito:

    Affermare, a questo punto, che lo STATO potrebbe svolgere le sue funzioni senza dover imporre alcuna tassa a carico dei cittadini sembrerebbe una presa in giro.
    Invece è assolutamente vero ma per fare ciò lo STATO deve essere padrone e sovrano della sua moneta (???). …

    Ono kel stanpa skei a so piaxemento lè lome on ladro e on falsario, par primo el stado!
    No se pol stanpar skei par pagarse łe spexe e i debiti.

    Le me argomase te le cati kì:
    http://www.filarveneto.eu/forum/viewtopic.php?f=94&t=597

  • Alberto Pento scrive:

    On stado kel ga stanpa skei par pagarse łe spexe lè stà ła Repiovega de Weimar:

    [img]http://www.filarveneto.eu/wp-content/uploads/2014/02/granda-enflasion-159×300.jpg[/img]
    http://www.filarveneto.eu/wp-content/uploads/2014/02/granda-enflasion.jpg

    http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_Weimar

    http://it.wikipedia.org/wiki/Iperinflazione
    Al termine della seconda guerra mondiale la Germania era praticamente da ricostruire per intero. Privata delle miniere della Slesia, in quanto la regione era passata sotto la Polonia e privata di gran parte della costa sul Mar Baltico, passata sotto l’URSS (Prussia Orientale) e sotto la Polonia (Pomerania e Prussia Occidentale), la Germania venne ulteriormente divisa in quattro zone di occupazione tra il 1945 ed il 1948. A causa del progressivo peggioramento dei rapporti reciproci tra le potenze vincitrici del conflitto, sorsero due nuovi stati tedeschi, la Repubblica Federale di Germania (BRD) sui territori occupati da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, e la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) nella zona d’occupazione sovietica. Mentre nella DDR l’inflazione non si manifestò a causa della collettivizzazione delle terre, del controllo statale sugli istituti bancari e sul mercato dei beni (peraltro a lungo razionati), nella Repubblica Federale Tedesca si procedette alla conversione della moneta nazionale che si era fortemente svalutata nel biennio 1946 – 1948 anche a causa del cosiddetto “mercato nero”. Nel giugno 1948 – con la Germania ridotta in rovine e la produzione industriale ritornata ai livelli del 1840 – Ludwig Erhard avviò la riforma monetaria atta a rimuovere l’eccesso di circolante monetario.
    Al Reichsmark fu sostituito il Deutsche Mark; la Reichsbank venne privatizzata e divenne la Bundesbank; i depositi bancari, il cui titolo di proprietà era legittimo e certo furono convertiti al tasso 10:1.
    In pratica, dalla sera alla mattina, il governo non riconobbe più il valore legale del Reichsmark, che doveva essere necessariamente convertito nella nuova unità monetaria, e ridusse di dieci volte il potere di acquisto dei patrimoni monetari.
    Venne rimossa gran parte del circolante dal territorio nazionale e venne inaugurata una forma di emissione monetaria controllata (si stampava ex novo soltanto l’aliquota di carta moneta ritirata dal mercato in quanto usurata) in modo da mantenere costante l’ammontare del circolante.
    Ad ogni cittadino furono distribuiti, inoltre, quaranta nuovi marchi, che costituirono la base per l’incremento dei nuovi patrimoni. Il vecchio denaro non valeva più nulla e quello nuovo non poteva esser convertito in altre valute fino al 1958, quando in tutta Europa si ritornò al cambio libero tra le monete in regime di piena convertibilità. Comunque, l’iperinflazione del periodo immediatamente successivo alla fine dell’ultimo conflitto mondiale non raggiunse affatto i picchi drammatici della precedente in epoca weimariana.

  • Alberto Pento scrive:

    Par capir ke sta manera de pensar lè ensensà o asurda, basta far sto raxonamento:

    se el stado el pol pagarse i debiti e łe xpexe stanpando skei en purpio-par conto suo (sensa farsełi prestar da łe banke o dal marcà), parké no podaria farlo anca i çitadini, ogni çitadin, anca mi e ti?
    Na roba se ła xe vera e bona ła val senpre, dapartuto e par tuti!
    Se no ła xe bona par ogni omo, par ogni çitadin vol dir ke no ła xe bona gnanca par łi stati/stadi.
    Me par kel bon senso el baste par aiarne a destregarse anca so sta materia.

    • daniele scrive:

      Se tu ed io accettassimo e riconoscessimo come moneta un bigliettino di carta con su scritto 1,2,5,15,20 “denari”, per noi due diventerebbe moneta riconosciuta per i nostri scambi e nessuno ce lo potrebbe vietare. Se oltre a noi due si aggiungono altri amici e poi altri ancora o tutta la comunità locale, per questa comunità i “denari” prenderebbero il posto degli Euro e nessuno lo potrebbe vietare come nessuno potrebbe vietare il baratto qualora due o più individui lo riconoscesse come mezzo di scambio della ricchezza.

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