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SOS suicidi

Si stanno presentando le stesse condizioni socio-economiche che hanno portato troppi piccoli imprenditori veneti al suicidio: lo Stato intervenga.

L’ondata di suicidi che ha pervaso il Veneto fino ad un anno fa, ha un fattore comune: la solitudine di chi porta sulle sue spalle la responsabilità di un’azienda, delle famiglie dei suoi collaboratori, della sua stessa famiglia e il peso dei debiti che si accumulano quando gli affari vanno male.

Ora ci troviamo di fronte ad una emergenza generalizzata, con gran parte delle aziende chiuse che non lavorano, non producono, non consegnano, non incassano e non pagano.

I politici, di cui c’è poco da fidarsi, hanno promesso interventi a sostegno un po’ a tutti ma, allo stato attuale, nessuno ha potuto constatare la veridicità di ciò.

Lo Stato, che ha il potere di disporre a piacimento dei suoi cittadini quando impone le sue volontà, non può sottrarsi al dovere di intervenire quando eventi straordinari sconvolgono la vita di questi, soprattutto di quelli che hanno dimostrato di saper creare ricchezza, gli unici in grado di rimboccarsi le maniche e far ripartire la macchina economica: i piccoli imprenditori, tanto bistrattati, biasimati, capri espiatori di una gestione fallimentare dello Stato, additati ad evasori fiscali, sfruttatori della mano d’opera, ricchi, opulenti ed egoisti.

Molti di questi hanno campato, da sempre, con redditi a parità di ore lavorative, uguali a quelli dei loro collaboratori dipendenti, facendosi una casa con sacrificio e risparmi di una vita.

Alla pari dei dipendenti ora, i piccoli imprenditori, non hanno un reddito ma mentre per i primi, se sarà vero, è prevista la cassa integrazione, i secondi, forse riceveranno l’elemosina.

Chi ha un’azienda (altri no!) sa che un capannone aperto e i macchinari in funzione producono reddito e quando tutto si ferma viene prodotto debito.

Se si vuole mantenere inalterata la forza di una economia bisogna tutelare, si i portatori di mano d’opera ma, soprattutto, chi è in grado di organizzarli.

Un monito a questo Stato: prevenga il minaccioso ripresentarsi delle condizioni economico-sociali che hanno portato alla falcidia dei piccoli imprenditori suicidi, abbandonati a se stessi dalle istituzioni; dimostri con aiuti concreti che “Stato” non è sinonimo di imposizione, di coercizione, ma che nella necessità diventa sinonimo di solidarietà attiva, l’unica virtù in grado di sconfiggere la solitudine di chi si trova in difficoltà.

Solo così, lo Stato, può preservare la sua potenzialità di ripresa rappresentata dai piccoli imprenditori, altrimenti, oltre ad essere causa diretta di suicidi e dei drammi sociali che questi eventi comportano, ne pagherà care, in termini economici, le dirette conseguenze.

Daniele Quaglia

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